Chi sarà l’agnello sacrificale del Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque dopo la pax romana tra il sindaco di Melilli Giuseppe Carta e l’onorevole Luca Cannata, pronuba – a quanto si racconta – la senatrice siracusana di Forza Italia Daniela Ternullo?
In pole position per il sacrificio ci sarebbe Ivana Rabito (nell’orbita del deputato regionale forzista Riccardo Gennuso) e Massimo Carrubba, già sindaco di Augusta e attuale capo di gabinetto del Comune di Melilli.
(Daniela Ternullo, senatrice Forza Italia)
Se leggiamo bene le dinamiche, la preparazione appare a ‘fuoco lento’; una polemica ‘giuridica’ nata – non si sa su input di chi – come se fosse questione a sé e non connessa a giochi di potere. L’arma: l’art.7 comma 2 del Dlgs 39/13 “Disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico”. Norma che vieta la nomina in enti pubblici o partecipati di chi, nei due anni precedenti, abbia ricoperto incarichi di giunta o consiglio comunale.
La Rabito, assessora al bilancio nel Comune di Pachino, si è dimessa dalla carica lo stesso giorno della nomina in Aretusacque e quindi, secondo alcuni legali, in ogni caso non avrebbe eluso la norma.
(Ivana Rabito col sindaco di Pachino, Gambuzza)
Incompatibile anche Carrubba per l’importante incarico amministrativo a Melilli.
Chissà se i legali e gli esperti consultati di cui si cita il parere nell’articolo (forse l’unico sull’argomento) di Libertà del 10 ottobre https://www.libertasicilia.it/siracusa-aretusacque-il-nodo-delle-nomine-esplode-il-caso-inconferibilita-nel-siracusano/ -, visto che la norma di riferimento riguarda solo gli ‘amministratori’, si sono posti la domanda se il Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque possa considerarsi davvero un organo di amministrazione attiva. Noi crediamo non lo sia data la sua funzione di mero controllo sull’azione del Consiglio di gestione cui è affidata la vera direzione del servizio idrico integrato.
Ma soprattutto: chissà se questi giurisperiti hanno saputo che l’art. 7 del Dlgs 39/13 è stato integralmente abrogato dalla legge n.122 dell’8 agosto 2025, il cosiddetto Mille proroghe.
Un centro gravitazionale di interessi la nuova società di gestione del servizio idrico nella provincia aretusea! Lo si evince anche dai comunicati che si sono rincorsi in questi giorni sulla questione degli organici comunali.
Così il sindaco onorevole Giuseppe Carta chiude il suo comunicato di risposta a quello del senatore Antonio Nicita: “Per questo motivo chiedo ai Sindaci della provincia di Siracusa di mobilitarsi contro questi attacchi continui e persecutori, che spuntano solo dopo le elezioni di 2 livello per l’individuazione del comitato di Sorveglianza di AretusaAcque”.
E così gli fa eco Manuel Mangano, commissario costituente di Grande Sicilia: “Le vicende su cui si vorrebbe censurare l’operato dell’On. Carta sono tutte datate nel tempo e vengono rispolverate ciclicamente per mancanza di argomenti. Faccio un cattivo pensiero: è davvero singolare che questi attacchi seguano l’elezione del Presidente del Libero Consorzio dei Comuni e soprattutto la nomina del Consiglio di Sorveglianza della società Aretusacque, avvenute – ricordo a me stesso – con ampie maggioranze dei Sindaci della Provincia di Siracusa“.
Quale sia il collegamento tra i recenti rilievi del sen. Nicita che hanno origine anche dai nostri articoli sulla vicenda del concorso per vigili urbani nel Comune di Melilli – il primo del dicembre 2024 (il Consiglio di Sorveglianza è stato nominato nel luglio scorso e già avevamo dedicato oltre 15 approfondimenti a un argomento che ha continuato a fornire spunti e stimoli mentre l’interrogazione di Nicita è di giugno) – e le nomine in Aretusacque è una curiosità che ci piacerebbe soddisfare.
E comunque, se davvero si sta cercando un legittimo impedimento per ‘rinnovare’ il neonato Consiglio di Sorveglianza e così sancire la nuova ripristinata alleanza nel centro destra, pensiamo si debba cercare qualche altra più nobile motivazione. O confessare il non detto. Tanto per i cittadini, cui si chiederà poi solo di pagare le nuove tariffe idriche, non cambierà proprio nulla.

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