La vicenda del depuratore IAS è il risultato di un fallimento collettivo

IL TRIBUNALE DEL RIESAME HA AUTORIZZATO LA PROSECUZIONE DELLE ATTIVITÀ DEL DEPURATORE CONSORTILE IAS DI PRIOLO, NONOSTANTE IL SEQUESTRO ANCORA IN ATTO. MA LE GRANDI AZIENDE DEL POLO INDUSTRIALE HANNO GIÀ REALIZZATO IMPIANTI AUTONOMI DI TRATTAMENTO REFLUI.

Sulla crisi annunciata e sottovalutata del depuratore consortile IAS di Priolo

Il depuratore consortile IAS di Priolo ha rappresentato per decenni un’infrastruttura strategica per la gestione dei reflui industriali e civili del polo petrolchimico siracusano. La sua funzione era quella di garantire un trattamento centralizzato dei reflui provenienti dai Grandi Utenti (GU), dalle piccole e medie imprese (PMI) e dai comuni di Priolo e Melilli. Tuttavia, l’assenza di una visione strategica condivisa, la mancanza di interventi strutturali e l’inerzia delle istituzioni hanno contribuito a trasformare un presidio ambientale in un nodo critico per l’intero sistema produttivo locale.

1. Il Quadro giudiziario e tecnico

Il Tribunale del Riesame di Siracusa, con decisione del dicembre 2025, ha annullato l’ordinanza del GIP che imponeva il blocco delle attività dell’IAS, autorizzandone la prosecuzione nonostante il sequestro ancora in atto. La decisione si fonda sulla legittimità del cosiddetto “decreto Bilanciamento”, un provvedimento interministeriale che consente deroghe temporanee ai limiti ambientali per garantire la continuità produttiva del polo industriale. Tuttavia, tale decreto ha finito per mascherare l’assenza di una governance ambientale efficace e di investimenti strutturali da parte degli attori pubblici e privati. L’incidente probatorio ha rafforzato la posizione difensiva dell’IAS, ma il procedimento penale resta aperto, con accuse di disastro ambientale a carico di 19 persone fisiche e 7 giuridiche. Le criticità emerse avrebbero dovuto essere intercettate e corrette molto prima, se solo gli organi di controllo e le autorità competenti avessero esercitato un’effettiva vigilanza.

 Pippo Ansaldi

2. Conseguenze operative

In seguito all’intervento della magistratura e all’incertezza normativa, molti Grandi Utenti (GU), tra cui ISAB, Priolo Servizi, Sasol, hanno realizzato impianti autonomi di trattamento reflui, riducendo drasticamente i volumi conferiti all’IAS. Una scelta che, seppur legittima, ha evidenziato l’assenza di un coordinamento industriale e la mancanza di responsabilità collettiva.

Attualmente, il depuratore consortile gestisce solo i reflui civili dei comuni di Priolo e Melilli e i conferimenti residuali delle PMI, quantitativi insufficienti a garantire l’equilibrio tecnico ed economico dell’impianto.

L’impianto, progettato per trattare volumi industriali elevati, non può operare in modo efficiente con carichi ridotti, con conseguenti difficoltà gestionali e rischi di fermo tecnico. Le istituzioni, nel frattempo, sono rimaste in silenzio, senza predisporre alcuna misura di salvaguardia.

3. Impatti economici e territoriali

– Le PMI, che non dispongono di impianti autonomi, dipendono dal consortile per la gestione dei reflui. La crisi dell’IAS rischia di compromettere la loro operatività, con effetti su occupazione, investimenti e continuità produttiva. Eppure, nessun piano di tutela è stato attivato.

– La marginalizzazione dell’IAS compromette anche la tenuta dell’indotto e la coesione economica dell’area industriale siracusana. L’assenza di una strategia di sviluppo integrata ha lasciato il territorio esposto e vulnerabile.

– La mancanza di un sistema di depurazione centralizzato e affidabile ostacola l’insediamento di nuove attività produttive, minando le prospettive di sviluppo dell’intero territorio. Una responsabilità che ricade su chi avrebbe dovuto pianificare e prevenire.

4. Considerazioni finali

La vicenda del depuratore IAS è il risultato di un fallimento collettivo: delle istituzioni, incapaci di garantire la corretta gestione di infrastrutture fondamentali per il territorio; della classe industriale, che ha agito con superficilità e senza una visione comune; e della politica, assente nel ruolo di regia e indirizzo. È urgente un cambio di paradigma che recuperi etica della responsabilità, investimenti e una visione condivisa per evitare che l’intero sistema collassi definitivamente.

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