Paolo Italia (Cgil): “A Siracusa molti i motivi di protesta a cominciare dall’edilizia”, “In questa provincia molte difficoltà legate all’assenza di sinergia dei dirigenti e a fattori strutturali”
La Civetta di Minerva, 13 maggio 2016
Non smette di stupirci. La scuola pubblica e statale, nata per garantire a tutti uguaglianza di opportunità indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali, è l’ultimo pensiero di un governo che si è intestato 100 mila assunzioni spacciandole per proprio obiettivo e dimenticando, forse, che il passaggio a tempo indeterminato dei docenti 2015 è frutto di una a sentenza della Corte Europea. E il mondo della scuola è ancora in subbuglio: valutazioni di docenti senza criteri ed affidate ai dirigenti scolastici ed ai loro team di fidatissimi (che qualche collega dalla lingua biforcuta chiama già renzerbini), contratto bloccato dal 2009, libertà d’insegnamento messa a rischio, Ata senza turn over, infanzia sospesa nel limbo con lo spettro delle deleghe in bianco e dirigenti con troppi poteri ma nessun criterio per valutare.
Insomma si torna in piazza contro la legge 107. Durante lo sciopero generale del 20 maggio si prevede un corteo anche a Siracusa. Stavolta scendono in piazza Flc Cgil, Cisl, Uil e Snals ma il fronte unitario del 5 maggio 2015 tende a disgregarsi. Mancherà la Gilda che ha scelto di affiancare i comitati di base nello sciopero del 12 maggio.
Nella nostra città ci sono tre validi ed ulteriori motivi per scioperare: edilizia scolastica (14 milioni di euro costano le prove Invalsi mentre i tetti delle nostre scuole crollano), perdita di 17 cattedre all’infanzia (dunque meno posti di lavoro) e decreto attuativo (già in discussione) per l’accorpamento delle segreterie. “Perdere 17 cattedre dell’infanzia in un momento tanto complesso per la scuola – ci spiega Paolo Italia, segretario provinciale Flc Cgil – e dinanzi alle difficoltà lavorative ed economiche delle famiglie, vuol dire non interessarsi in modo attento dei problemi dell’istituzione scolastica. Sul nostro territorio spesso le difficoltà sono legate per un 50% alla scarsa capacità di comprendere istanze ed esigenze provenienti dal territorio, dalla mancanza di sinergia e di collaborazione di alcuni dirigenti tra loro. Servizi carenti e scelte scolastiche volute dai dirigenti ricadono sui docenti e sulle famiglie che si vedono sempre più privare del servizio pubblico e statale. Altro che Don Milani che andava a cercare i bimbi uno ad uno o Montessori… qui alcuni dei nostri dirigenti locali degli istituti comprensivi gettano la spugna al primo ostacolo mostrando la loro scarsa capacità di essere competitivi sul territorio”.
L’altro 50% di difficoltà va attribuito a fattori strutturali. Servizi di refezione partiti in ritardo, plessi dell’infanzia sempre più fatiscenti, dismissione degli affitti da parte dell’amministrazione comunale ma senza che ciò abbia determinato la consegna di altri, eternamente promessi, locali, carenza di aule, fattori che comportano una limitazione nelle iscrizioni nel segmento non obbligatorio dell’infanzia. “Vittorini, Giaracà, Orsi, Wojtyla, Chindemi – aggiunge il segretario Flc Cgil – sono scuole in crescita ma con difficoltà oggettive per collocare i piccoli iscritti. Una decisione convalidata dall’alto a fronte di una popolazione scolastica provinciale quasi pari a quella dell’anno precedente (quasi 10 mila alunni) ma con una distribuzione provinciale di sole 877 cattedre rispetto alle 894 precedenti. Altro che confronto con le realtà del Nord!”. Insomma gli allievi ci sono ma tra dirigenti geniali e riforma Renzi il segmento dell’infanzia sta rischiando di sparire e di non assicurare sul territorio il giusto servizio.
“Vi è poi il tema degli Ata – conclude Italia – sempre più stanchi e sfiduciati, non attenzionati a livello nazionale, quasi cancellati dall’agenda governativa. Limitate le supplenze brevi e congelato il turn over in relazione al passaggio del personale soprannumerario delle province, esternalizzazione dei servizi ausiliari, tecnici e amministrativi nella scuola e dulcis in fundo lo spettro di quel comma non attuato della 107 che prevede l’accorpamento delle segreterie che dovrebbero lavorare in rete. Tra accorpamento, digitalizzazione e esternalizzazione dei servizi, gli amministrativi rischiano di sparire”.
A ciò si aggiunga l’eventuale transito del personale delle ex province a qualifica di assistente amministrativo. Insomma è ormai a pieno regime anche nella nostra provincia la raccolta delle firme per chiedere il referendum abrogativo su 4 punti della legge 107. La lotta continua. A tal proposito tutte mobilitate le rsu della Flc Cgil in tutte le istituzioni scolastiche della provincia. Adesso il destino della scuola pubblica dipende anche da queste iniziative sul campo.

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