Prima ancora che avesse inizio al Vermexio l’incontro dei sindaci dei comuni del petrolchimico, di Ragusa e di Floridia, i sindacati, i rappresentanti degli industriali, il giornale La Sicilia riportava alcune dichiarazioni del segretario dell’Uiltec, Andrea Bottaro, che oggettivamente sminuiscono l’importanza dell’ incontro stesso e destituiscono di fondamento le preoccupazioni sulle conseguenze che il piano Eni-Versalis potrebbe avere sul futuro del nostro insediamento industriale e sull’occupazione, specialmente dell’indotto. Preoccupazioni che sono state invece il filo conduttore degli interventi accorati dei sindaci. In particolare, il sindaco di Melilli, Giuseppe Carta, ha fatto notare come a pagina 12 del piano Eni-Versalis si affermi che i livelli occupazionali sono garantiti “a regime”, garanzia che più vaga non potrebbe essere. Per Andrea Bottaro, il protocollo Versalis invece “offre garanzie concrete non solo per i lavoratori diretti, ma anche per l’indotto”.
Nella conferenza stampa, mentre il presidente dell’Anci, nonché sindaco di Canicattini, Paolo Amenta, promotore dell’incontro, ha affermato che al centro delle preoccupazioni dei sindaci c’è l’annuncio dell’Eni di abbandonare la chimica di base, il dirigente dell’Uiltec ha rivendicato la firma sul protocollo Versalis, sottoscritto assieme a Cisl, Uil, Ugl e Cisal dinanzi al governo. Come a dire: la decisione sulla dismissione dell’impianto di etilene, di cui Eni è l’unico produttore nazionale, è stata già presa…
Di tutt’altro avviso il segretario della Cgil, Roberto Alosi, per il quale la difesa della produzione di etilene è la madre di tutte le battaglie. La chiusura dell’impianto di etilene avrebbe, secondo Alosi, un effetto devastante sul piano occupazionale e si ripercuoterebbe sull’attività produttiva di altri stabilimenti industriali come l’Isab, la Sasol, la Sonatrach, l’Air Liquide. “Quello che Eni sta portando avanti – dice Alosi – è un piano di dismissione mascherato da riconversione…. Il governo racconta una storia inesistente perché il piano Eni è ben difforme dalla presunta chimica green”.
La divaricazione delle posizioni dei sindacati, che non potrebbe essere più netta, indebolisce la prospettiva di un accordo che salvi la chimica di base, senza la quale “muore” il modello industriale che ha caratterizzato il nostro territorio, ed eviti la mattanza occupazionale.
Al termine dell’incontro, del quale va sottolineata l’importanza, è stato diramato un comunicato con cui si chiede un intervento risolutivo del governo regionale e di quello nazionale.

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