“Nel 2012 abbiamo sbagliato drammaticamente a fidarci della politica, ma oggi siamo in condizioni peggiori di 4 anni fa, tutti i settori dell’economia siciliana sono allo stremo”
La Civetta di Minerva, 15 aprile 2016
Mariano Ferro e i Forconi, tre anni dopo la loro prima comparsa sullo scenario politico.
Tentando una prima disamina possiamo affermare che la condizione delle partite iva, artigianato e agricoltura siano peggiorate?
Non siamo noi a dire che le partite iva sono messe in condizioni assai peggiori rispetto al 2012. Lo dicono i dati di tutte le statistiche ufficiali. La situazione di questa Sicilia di oggi per certi versi, se vogliamo fare un parallelismo internazionale, è forse peggio rispetto a quelle che sono state qualche anno fa le condizioni della Grecia. La Regione non ha più un centesimo, le province sono distrutte ed oggi i liberi consorzi altrettanto, enti regionali che brancolano nel buio in cerca di futuro, l’edilizia è ferma, l’artigianato e il commercio combattono giornalmente con le multinazionali della distribuzione e l’avvento dell’economia cinese. Vogliamo parlare di agricoltura? Disorganizzazione commerciale dei piccoli produttori, ma anche e soprattutto colpe gravissime della politica regionale e nazionale che consentono all’Europa di portare sulle nostre tavole cibo avvelenato e cibo spazzatura.
Per qualcuno siamo troppo catastrofisti, noi insistiamo solo a raccontare la realtà di un momento bruttissimo che ci ha portato all’impoverimento, a una disoccupazione giovanile del 50%, alla perdita di diritti che nel lavoro si erano conquistati anche col sangue, alla umiliazione del made in Italy. Insomma, per dirla in breve, tanti passi indietro nel tempo che non sarà facile recuperare se non con una programmazione seria della politica e con una spinta sociale che ad oggi non esiste. È la nostra visione del momento dopo averla verificata in tantissime situazioni e che non ci fa stare allegri così come questo premier non eletto vorrebbe che facessimo. Siamo comunque sempre pronti a confrontarci.
Avete assaporato la gloria e il trionfo. Poi il tonfo e l’oblio. Perché volete ritornare alla lotta?
Verissimo, se parliamo del 2012 abbiamo sbagliato drammaticamente a fidarci della politica. Pensavamo semplicemente che dopo quanto era accaduto la classe dirigente di allora non poteva esimersi dal darci delle risposte. Allora c’era Lombardo a Palermo e si era da poco insediato il Governo Monti, immagino che il Primo Ministro in particolare abbia voluto liquidare la partita come sempre si è fatto.
Piano piano tutto svanì e le vicende internazionali ebbero la meglio, tant’è che ritentammo nel 2013 a rimettere insieme un po’ tutte le regioni d’Italia. La Sicilia era off limits, non potevi azzardarti a fare capannelli perchè sarebbero scattate denunce, sanzioni e multe pesantissime per autotrasportatori. Ci tengo a ricordare che non ci ha mai finanziato nessuno e che i tentativi di avere dalla politica provvedimenti che ci dessero una mano a rimanere in vita nell’economia di mercato si rivelarono vani. L’incontro a Siracusa con l’attuale premier, pieno allora di belle speranze, fu la ciliegina sulla torta delle promesse. E’ successo e sta succedendo tutto il contrario. Si aiutano le banche, le multinazionali e non solo del petrolio, si aiutano gli amici che ti finanziano, a palazzo Chigi entrano spesso quelli del quartierino…
In quest’Italia il sindacato ormai è solo il braccio armato del Governo che ha il compito di dividere le vertenze, polverizzarle e accompagnarti sciopero dopo sciopero al cimitero da vivo, altro che sindacato; stessa cosa per le associazioni di categoria che sono tutte al servizio H24, ma la cosa più brutta è che sono riusciti perfettamente a ipnotizzare e assuefare l’intero popolo italiano. Perché non dovremmo tornare a riprovarci? Dateci un solo motivo per stare tranquilli ed essere soddisfatti.
È facile cavalcare e sfruttare il malcontento. Si chiama populismo. Oltre alle critiche, quali sono le vostre proposte costruttive?
Lo chiamano populismo e dicono che sia facile cavalcarlo. Abbiamo proposto al Governo di istituire un fondo di rotazione utile a commercio artigianato e agricoltura per evitare il massacro delle banche verso intere categorie e ti dicono che non è possibile perchè l’Europa lo catalogherebbe come aiuto di Stato e poi vedi che si trovano e si elargiscono alle banche miliardi di euro. Abbiamo pregato in ginocchio che le norme di salvaguardia scritte nel trattato euro mediterraneo venissero applicate, ci siamo sentiti rispondere da Bruxelles che non se ne parla perchè i limiti non sono stati sforati. Abbiamo chiesto di allentare la morsa con le esecuzioni immobiliari che sono diventate un ricchissimo business per gli sciacalli sempre pronti dei territori, per tutta risposta sono arrivati provvedimenti che accelerano le procedure esecutive. Non so se bastano questi tre argomenti, ce ne sono molti altri nemici del buon senso, ma combattere contro questo atteggiamento di un Governo che pensa di massacrare intere comunità è populismo?
È possibile stare in silenzio quando vedi in giro questa macelleria sociale senza precedenti e un atteggiamento del mondo politico tra l’impotenza ed il menefreghismo mentre ogni giorno leggi di scandali delle cricche che hanno un unico obiettivo: fregare le masse per vincere facile. Chiamatelo populismo, chiamatelo come vi pare, noi la pensiamo diversamente.
La crisi agrumicola e il mercato globale. Non crede che chi come l’Italia esporta debba anche importare?
Certo che l’Italia debba importare, e non solo agrumi; la globalizzazione è l’apertura a un mercato mondiale, ovvio. Ma se vuoi importare olio arance limoni carciofi pomodori zucchine e tutto quello che noi produciamo con regole precise, non può lo Stato non garantirmi le stesse regole per i prodotti importati, altrimenti vorrebbe dire che nella piana di Catania le arance possiamo tornare a produrle col ddt. Non credo che l’olio tunisino possa darci le stesse garanzie dell’olio che conosciamo dei nostri frantoi. Che senso ha parlare di made in Italy se eliminiamo la tracciabilità di un prodotto? E cosa accade se lo facciamo per legge? Chiuderanno tutti e arriveremo a mangiare solo prodotti esteri. E’ possibile desertificare i nostri territori inginocchiandoci di fronte all’avvento dei paesi emergenti senza battere ciglio? Non solo è giusto che la Grecia compri da noi quello che non produce e non solo è giusto che ci siano questi scambi commerciali per aiutare gli altri paesi poveri ad uscire dal rischio della guerra, è anche giusto che il mondo e non solo l’Europa dia una mano a far progredire chi è rimasto indietro. Ma sarebbe saggio trovare il modo come non creare squilibri economici nei paesi di produzione come il nostro che creano tensioni sociali portatrici di disordine e povertà.
Invece sembra come se qualcuno avesse voluto aprire le porte all’intero mondo e avesse dato il via al si salvi chi può. Era prevedibile anche a un analfabeta di finanza e mercati che accadesse quanto sta accadendo. Oggi assistiamo all’impotenza politica di alcuni paesi come il nostro che nello scacchiere internazionale vale quasi zero e all’arroganza commerciale dei più forti.
Gli errori commessi e le nuove strategie?
Errori commessi? Tanti, ma sfido chiunque a volersi ribellare a un sistema mediatico politico e sindacale che in comune ha uno scopo assoluto: tutelare se stesso. Le dichiarazioni di Lo Bello sulla mafia nei Forconi oggi tuonano più pesanti di allora e l’attualità di quanto accade è sotto gli occhi di tutti. Il tempo è sempre stato un galantuomo, basta saper aspettare.
Strategie? Ripartire, con l’amarezza che un movimento come i 5 Stelle, forte del suo 25% e primo partito in Sicilia e nell’intero paese, che avrebbe dovuto fare la rivoluzione, la rivoluzione non l’ha fatta. Oggi non serve più la denuncia di misfatti, oggi serve muoversi e contrastare con pari forza e arroganza un potere che stupra la costituzione, che elimina le elezioni del senato ma lo mantiene con i nominati, fare le barricate contro una legge elettorale che regala la maggioranza assoluta a un partito che maggioranza non è, stoppare la nomina di un Primo Ministro che si sceglie l’AD della televisione di Stato per imbavagliare definitivamente la libera informazione che non esiste più da tempo.
La Francia qualche giorno fa è scesa sulle strade per molto meno, per una riforma del lavoro poco gradita ed ha bloccato letteralmente il paese (ne scriviamo in altra pagina del giornale, ndr). Qui invece abbiamo la triplice che si è accorta ora che vige la Fornero, i partiti tutti di opposizione fanno finta che presentano mozioni di sfiducia e noi cittadini che ci lamentiamo al bar, che poi è quello che da tempo il sistema ha costruito.
Non si può stare a guardare il film degli scandali dei tg e stare in silenzio. Il si salvi chi può non può essere la regola di un Paese civile.

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