Il paradosso che fa vivere i siracusani alla giornata, incuranti di costruire un domani rassicurante
La Civetta di Minerva, 1 aprile 2016
Qualcuno alle volte rilascia sonanti dichiarazioni, che i giornali puntualmente corrono a pubblicare, enunciando cosa bisogna fare per risolvere i mille annosi problemi, grandi e piccoli, che caratterizzano Siracusa. La cosa fa venire in mente le fantasticherie della pietra filosofale. Anche perché tra il dire e il fare non c’è di mezzo il mare, e nemmeno l’oceano, e nemmeno l’universo, ma soltanto la capacità degli uomini. Sembra un paradosso, perché sono unicamente gli uomini che possono risolvere in meglio le situazioni.
Appunto: è il paradosso come una pastoia che impedisce il volere, il paradosso dentro cui annaspa una città che brancola nell’oggi, incurante di distillare le saggezze del passato e di preoccuparsi a costruire un rassicurante domani. Una città che vive, anzi sopravvive, alla giornata.
Pessimismo, disfattismo, qualunquismo, chiamatelo come volete. Ma nessuno può schivare l’amara conclusione. Secondo la quale, parafrasando lo scrittore Ugo Ojetti, Siracusa è una città abitata da contemporanei, come se non avesse avuto antenati e non dovesse avere posteri. Perché è una città che ha scarsa memoria e stima di se stessa.
P.S.- Ora puòsuccedere che, leggendo questa nota, qualcuno penserà: Ojetti? E ‘cca c’è n’autru ca parra mali d’o guvennu. Ma cu jè stu Ojetti? E di unni sbaccò stu Ojetti? Ma “o-jettiti” d’a Sibbia!..

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