Fu Mario Cavallaro a volere a Siracusa la mostra di Sironi

Grande artista che subì per le sue scelte la congiura del silenzio. Insieme all’avv. Titta Rizza, presidente AAT, i due segnarono un grande movimentismo culturale

 

Si apprestano i primi venti anni dalla data di realizzazione a Siracusa della Mostra “Sironi, profezia pittura e poesia” voluta dall’allora presidente Mario Cavallaro della Provincia Regionale. L’esposizione, per la storia, si tenne alla Cripta del Collegio dal 4 aprile al 30 giugno, e fu ammirata da un pubblico innumerevole che comprendeva anche i tantissimi forestieri convenuti per le Rappresentazioni Classiche.

Perché la riviviscenza, ancorché virtuale, di questo avvenimento? Un motivo potrebbe essere “non c’è cosa più amara nei tempi grami che ricordarsi dei tempi migliori”. Ma il detto suggerisce anche una motivazione consolatoria riaccendendo la luce del ricordo su un fatto che merita, specialmente oggi, ogni riguardo. Emblematica dei tempi migliori trascorsi è questa Mostra, coeva della terza edizione del “Premio Vittorini” per la narrativa.

Proprio emblematicamente, oltre all’intrinseco valore artistico, culturale e storico di Sironi, è doveroso accennare anche alla presidenza Cavallaro che ha rappresentato un periodo fertile di iniziative importanti da parte della Provincia Regionale di Siracusa. Tralasciamo in questa sede, per professata incompetenza che ci appartiene, la produttiva casistica di realizzazioni tecniche e amministrative dell’Ente, soffermandoci invece sul versante culturale.

A fronte dell’abituale strategia politica di taluni amministratori della cosa pubblica che alle richieste di contributo dicono d’acchitto sempre “sì” anche se in cuor loro sanno di mentire, il presidente Cavallaro, e lo testimoniano i bene informati, si distinse nel dire correttamente “no” quando la legge e i regolamenti burocratici non consentivano accoglimenti realizzativi.

Qualcuno ancora oggi mormora che per questo motivo di correttezza Cavallaro non usufruì di comode corsie spalancate in politica. Ma questo è un altro discorso, che in qualche modo adombra anche la vicenda politica (così pare) dell’avvocato Titta Rizza, anch’egli fervido realizzatore culturale come presidente dell’Azienda Autonoma Turismo di via Maestranza, e per il quale si adattava idealisticamente la definizione “La fantasia al potere”, nel segno della creatività intelligente.

Essendo sia Cavallaro che Rizza al di fuori dalla “stanza dei bottoni”, è chiaro che la mia non è “captatio benevolentiae”, e sono quindi immune da ogni piaggeria.

Dunque, Sironi. Per i meno avvertiti, e rifacendoci a quanto il presidente Cavallaro scrisse sul catalogo della Mostra, Sironi rappresenta l’emblema umano di chi, non rinnegando il proprio passato, aborriva il trasformismo utilitaristico di tanti altri. E nel contesto artistico Sironi possiede “la grande statura dell’artista che ha segnato un momento significativo della pittura italiana del 900”, che ha vissuto quel periodo di transizione della Storia italiana, e che divenne vittima illustre di una vergognosa “congiura del silenzio” specialmente da parte di tanti voltagabbana. Meditate, gente: meditate.

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