Negli anni della sindacatura Caracciolo tante le realizzazioni, anche grazie a Concetto Lo Bello: Campo Scuola, Cittadella dello Sport, tornei internazionali di nuoto, pallanuoto, tuffi, pattinaggio, pallamano, basket, balletto acquatico…
Capita spesso di incontrare persone che si soffermano a ricordare quelli che definiscono “bei tempi” di una Siracusa d’antan. E il riferimento è soprattutto per quanto attiene alla cultura e all’arte dagli anni ’50. Riandare indietro nel tempo non è tanto una questione di triste nostalgia, quanto piuttosto di compiacimento per essere stati spettatori plaudenti di eccezionali occasioni che hanno portato il nome di Siracusa in cima agli eventi nazionali, quasi una sorta di orgoglio per avere fatto parte di “quella” Siracusa.
Le nuove generazioni non sanno. E tuttavia si tratta di autentica “Storia Patria” perché ha attraversato anche una epocale trasformazione nel nostro sociale. Siracusa, oltre alle Rappresentazioni Classiche, ha vissuto allora un periodo di splendore che si riverberava attraverso le puntuali telecamere della RAI portando sempre le immagini della nostra città nelle case di molti milioni di italiani e di europei, come un eccezionale volano di propaganda turistica.
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La sindacatura di Raffaele Caracciolo è stata meritoriamente al centro di tante realizzazioni, ed ha avuto anche la lungimiranza di sostenere quello che era il motore trainante: Concetto Lo Bello. Basti pensare al Campo Scuola, alla Cittadella dello Sport, al Premio Diapason, ai tornei nazionali e internazionali di nuoto, pallanuoto, tuffi, pattinaggio, pallamano, basket, agli spettacoli col Quartetto Cetra, al balletto acquatico Isarnixen di Monaco, solo per brevità.
Dagli archivi emerge oggi una bozza di manifesto riguardante una delle tante edizioni del Premio Diapason alla Latomia dei Cappuccini nel 1968. È un cast di nomi da surclassare qualunque Sanremo. E non soltanto per la musica leggera, ma anche per il concertismo, la musica classica, la lirica, la musica per il cinema e per il balletto classico.
E non si tratta soltanto di sfogliare l’album dei ricordi. C’è anche da operare un legittimo amarcord per consegnarlo a chi è venuto dopo.

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