Dopo tanti errori, in aprile (forse) inaugurazione della Marina

Restano da fare opere non previste nel progetto (sic!): molo Zanagora, solettone, cabine elettriche… L’ing. Fortunato: “Abbiamo ripreso un’opera esanime, realizzata al 25%”

 

È tempo di celebrare la fine delle incompiute! Matteo Renzi dà una picconata all’ultimo diaframma dell’ultima galleria sulla Salerno-Reggio, 26 anni per un’autostrada!, ancora scottato dalle grasse irrefrenabili risate con cui la stampa estera ha accolto la notizia del completamento dell’opera, e anche noi, nel nostro piccolo, proclamiamo la fine di un’incompiuta: la Marina. Otto anni, ma su un progetto che risale agli albori del decennio Bufardeci, inizi del 2000. Di fine 2004 l’autorizzazione definitiva al “Progetto di riqualificazione delle banchine del Porto Grande”.

Giancarlo Garozzo, sindaco della città, dichiara che subito dopo il 20 aprile, all’inaugurazione dell’opera parteciperà il ministro Del Rio ma l’intervista precede di un giorno la notizia degli arresti domiciliari dell’ingegnere Carmelo Misseri, titolare della Sics, l’impresa appaltatrice dei lavori, coinvolto nell’imponente operazione della Guardia di Finanza “Dama nera” (così è stata soprannominata la dirigente dell’Anas Antonella Accroglianò che sta svelando la fitta trama corruttiva per ottenere appalti). Una novità che potrebbe avere immediati effetti sul cantiere e quindi determinare ulteriori ritardi a un’infrastruttura la cui realizzazione, purtroppo ostacolata da un ciclone giudiziario, anche negli ultimi due anni ha registrato inspiegabili e intollerabili lentezze.

Lo stato della Marina, da anni, è una vergogna per la città e anche ora che si prospetta la fine dell’opera in realtà si sta parlando solo di una parte di essa, del Foro Vittorio Emanuele II. Il resto è al di là da venire: la consegna dei lavori del Molo Sant’Antonio è, sulla carta, a luglio/agosto (ma sono in pochi a crederci), della Stazione marittima, indispensabile all’infrastruttura portuale, nonostante il concorso di idee con tanto di vincitore, non si parla per nulla, e per gli stessi interventi al Foro Italico ancora molto è da fare, come apprendiamo dal rup ingegnere Emanuele Fortunato, tuttavia ottimista sul rispetto delle date programmate.

Si sta stendendo il solettone sul pennello di fronte alla palazzina della Guardia Costiera, dopo che è stato ripristinato e consolidato essendo pericolosamente, e incredibilmente, ceduto non appena costruito (un errore progettuale si dice), e si deve adeguare la banchina all’ampliamento già fatto con la posa di altri due cassoni antiriflettenti. Rimane da riqualificare molo Zanagora dove saranno collocate vasche antincendio, da posizionare i cavi di collegamento tra la cabina di trasformazione dell’energia elettrica a Porta Marina e la nuova di distribuzione (che si trova circa a metà della passeggiata) a servizio delle imbarcazioni che attraccheranno, e infine da predisporre le condutture per l’acqua potabile alle banchine 2,3,4, “non previste nel progetto”.

Come sia stato possibile non progettare ab origine tutti i servizi necessari alle imbarcazioni è l’inevitabile domanda che resta senza risposta: inutile infierire su chi ha assunto l’incarico solo dalla fine del 2013. “Abbiamo ripreso un’opera esanime, realizzata non più che per il 25%”.

Responsabilità evidentemente di altri, così come dell’ufficio tecnico comunale è stata quella di un progetto obsoleto al suo nascere per la tecnica utilizzata: i cassoni invece delle parancole sono stati un pessimo affare per i tempi di costruzione, molto più lunghi, per la qualità dell’opera stessa (le parancole piantate nei fondali diventano frangiflutti naturali contro il fenomeno della risacca, e non per nulla è stata questa la scelta per l’incompiuto Marina di Archimede), per i costi esponenzialmente maggiori.

Una conferma viene dallo stesso rup: “Eseguiamo le opere non previste in progetto grazie alle economie realizzate sostituendo ad alcuni cassoni cellulari le parancole, una variante che abbiamo chiesto noi, che ha consentito notevoli risparmi”.

Com’è noto infatti la penale di 4.400.000 euro riconosciuta alla Sics da un lodo arbitrale per danni derivanti da ritardi nei lavori ha imposto alcune varianti per ottenere risparmi: non solo la sostituzione di cui si è detto, ma anche modifiche nella pavimentazione delle aree ampliate e l’eliminazione dell’aiuola di separazione larga 1,50/2 mt. tra la zona demaniale e quella comunale (l’attuale marciapiede). E vale la pena di ricordare che a questa cifra stratosferica, che a noi appare irragionevole, di cui sono state già versate le prime due rate, 2 milioni e 300mila, vanno aggiunti gli altri 900mila euro (di cui 600mila alla ditta) per il trasferimento dei cassoni da Marina di Melilli, dove erano stati posizionati per liberare il molo.

Anche in questo caso la città paga scelte sbagliate: inizialmente perché si volle realizzare i cassoni direttamente sulla banchina del Foro italico e non sul Molo Sant’Antonio come sembra avesse proposto l’impresa, e, dopo l’affaire del cemento depotenziato, perché si optò per la soluzione più onerosa, cioè il trasferimento a Marina di Melilli piuttosto che calarli a mare o posizionarli sempre sul Molo sant’Antonio come si diceva possibile.

Errori su errori, in cui a rimetterci è sempre la parte pubblica, i siracusani che ne pagano i costi e che subiscono la mancata fruizione della passeggiata storica della città. Sull’altro versante invece l’eventuale penale in capo all’impresa per mancata consegna dei lavori nei tempi previsti, ora per un motivo ora per un altro, non viene mai pretesa per la prassi di concedere proroghe in serie.

“Spesso le proroghe sono state concesse per l’insorgere di difficoltà oggettive. Gli accordi con l’Arpa in merito al dragaggio dei fondali e al riempimento dei cassoni, la necessità di procedere con varianti per star dentro al finanziamento… Anzi, è da evidenziare che l’impresa ci è spesso venuta incontro per superare insieme ogni ostacolo e sta rispettando il cronoprogramma stabilito”.

E sarà sempre il privato, quando, e se, si sbloccherà la situazione del Marina di Archimede, a fruire di opere realizzate con finanziamenti pubblici, a ritrovarsi, senza aver speso neanche un euro, il braccio di chiusura del porto (ora previsto a completamento della rifatta banchina del Molo sant’Antonio).

“Quando si interviene in campagna su un muro di confine sono ambedue i proprietari a dividersi la spesa” chioso con l’ingegnere. Ma lui sfodera un invidiabile aplomb: “Quel braccio è funzionale alla riqualificazione del molo, è in progetto: si deve per forza realizzare”.

Ma c’è anche un altro particolare su cui il sindaco nella sua intervista non si è soffermato: se anche il molo, con tanto di luci a mare, sarà terminato ad aprile, che ne sarà della lunga passeggiata limitrofa attualmente dissestata, uno dei luoghi più squallidi della città, lo spettacolo indecoroso che da anni presentiamo ai turisti?

“Si tratta di una strada di proprietà comunale – risponde l’ingegnere Fortunato – non compresa nel finanziamento e nell’appalto dei lavori. L’impresa probabilmente interverrà, ma solo per sistemarla un po’ “. Solo gli ennesimi rattoppi quindi. Perché è vero che l’ingegnere Fortunato ha, con propria determina, dato mandato ai tecnici dell’ufficio di predisporre un complessivo progetto di riqualificazione ma il milione e mezzo occorrente si deve andare a cercare. Come per tutte le opere previste nel piano triennale (300/400milioni di euro complessivi) si tratta di progetti solo su carta, che bisogna tener pronti ma in attesa di presentarli in occasione di qualche bando europeo o di risorse straordinarie, rare di questi tempi. Per ridare decoro al luogo tra i più suggestivi di Siracusa ci sarà da pazientare!

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