“Di Mariannina Coffa mi ha interessato l’aspetto fragile”

La coreografa Melissa Gramaglia: “E’ questo aspetto che porto in scena in Argilla muta”. “Lo spettacolo non è il racconto della sua vita, ma del suo essere donna. Non è stato semplice”

 

La Civetta di Minerva, 4 marzo 2016

Mariannina Coffa, poetessa e patriota netina vissuta tra il 1841 e il 1878, sta vivendo da qualche anno una sorta di renaissance, grazie a docenti liceali ed universitari come Nicolò Mineo, studiosi e scrittori come Marinella Fiume, Angelo Fortuna, Enzo Papa, Biagio Iacono, ad iniziative come il concorso letterario a lei intitolato ed organizzato da Giusy Cancemi Di Maria e Gianluca Pipitò di “Inchiostro ed anima”, ad amministratori sensibili come Cettina Raudino, per non parlare dei suoi cultori ed estimatori.

Il prossimo 8 marzo, ad esempio, verrà presentato a Roma presso la Libreria Cultora il volume curato dalla giornalista e scrittrice Laura Costantini “Scrivere? Non è un mestiere per donne”, per i tipi di Historica edizioni di Francesco Giubilei, in cui è presente un brano di Mariannina Coffa sul difficile rapporto tra condizione femminile ed espressione artistica.

La sua biografia ed opera suscitano ancora interesse e stimolano produzioni artistiche ad esse ispirate, come lo spettacolo della danzatrice e coreografa Melissa Gramaglia intitolato “Argilla muta”, che ha debuttato al Teatro “Tina di Lorenzo” di Noto nell’ambito della rassegna “Noto d’inverno” il 27 febbraio scorso e verrà messo in scena il 12 marzo prossimo presso il Teatro “Giuseppe Garibaldi” di Avola.

Com’è venuta in contatto con la figura di Mariannina Coffa?


Essendo di origine netina conosco la poetessa Mariannina Coffa. Sono entrata in contatto con questa figura tramite la lettura di un libro che raccontava non la sua biografia, ma la sua esperienza di donna legata al suo contesto familiare e al suo matrimonio.

Cosa la affascina maggiormente di questa poetessa e patriota netina?

In seguito a questa lettura e avendo già intenzione di voler realizzare un nuovo progetto incentrato sulla figura femminile, ho scelto Mariannina Coffa perché ciò che mi ha colpito di lei è stato non tanto la sua storia del matrimonio forzato e della sottomissione alla famiglia, che per quell’epoca era abbastanza diffusa, quanto il suo aspetto psicologico, perché da una mia lettura personale su questo personaggio, che è andata oltre l’aspetto poetico e la figura di donna ribelle e anticonformista, esce fuori un suo aspetto fragile, instabile, incapace di reagire al contesto sociale del tempo. Questo l’ha resa per me interessante ed è questo aspetto che poi porterò in scena.

Come è nata l’idea di trarre dalla sua vita ed opera uno spettacolo?

in base a quanto detto prima, lo spettacolo non è il racconto della sua vita, ma il racconto di Mariannina Coffa in quanto donna, tant’è che, per rendere più chiaro questo aspetto psicologico all’interno dello spettacolo, il testo letto dalla voce recitante di Donatella Liotta è tratto dalle lettere scritte dalla stessa Mariannina.

Può parlarci di come ha messo in scena Mariannina Coffa?

Non è stato semplice portare in scena questo personaggio, perché, entrando in contatto con il suo pensiero, le sue emozioni e le vicissitudini della sua vita, mi sono ritrovata ad avere a che fare con un personaggio molto complesso ed eclettico. Lo spettacolo è diviso in tre parti, per ognuna delle quali presento un momento specifico del suo vissuto; la difficoltà è nel tenere alta la tensione emotiva che varia ed è diversa per ognuno dei tre quadri. La musica originale scritta dal M° Sebastiano Bell’Arte ed eseguita dallo stesso maestro al corno e flicorno e da Corrado Confalonieri alla fisarmonica accompagna ogni singolo momento descrivendone le sensazioni e gli stati d’animo: uno spettacolo, quindi, che abbiamo composto minuziosamente per portare in scena Mariannina donna e non solo poetessa.

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