Dopo “Tu Laser” e “Abbà, Padre”, in “Pneuma” di Corrado Di Pietro un guardarsi allo specchio senza infingimenti; l’autore rivolge preghiere esistenziali e pone dubbi ancestrali
L’eclettismo di Corrado Di Pietro ha portato in questi giorni in libreria una nuova creatura: “Pneuma”, a coronamento di una triade con la quale l’autore ha inteso accostarsi alla Trinità divina, dopo “Tu Laser” e “Abbà, Padre”.
Di Pietro in copertina definisce “poemetto” il contenuto del libro, malcelandosi dietro una modestia che non si addice alla ben nota valenza culturale di questo scrittore. Forse vuole essere soltanto umiltà al cospetto dello Spirito Santo al quale Di Pietro pone angosciosi e angoscianti interrogativi. Ignorando il paradosso di un laicismo religioso, oppure di una religiosità laica che si voglia dire, il lettore non può lasciarsi irretire dalla siderale amplitudine dell’argomento, perché Di Pietro rivolge preghiere esistenziali e pone dubbi ancestrali, così come la sua umanità vuole e come la sua ipersensibilità lo condiziona.
La preziosità concettuale e dottrinale delle opere di Di Pietro viene da lontano, da una quarantennale attività che, data la mole di realizzazioni, potrebbe a prima vista sembrare frenetica e non lo è, se è vero, com’è vero, che Di Pietro non si lascia sconvolgere dal turbinare degli eventi, ma anzi intellettualmente li valuta e li gestisce.
E dunque: “Tu Laser” è il sanguinante itinerario verso il Golgota raccontato da 12 personaggi, “Abbà, Padre” (come spiega la quarta di copertina) è un dialogo frastagliato e drammatico tra l’uomo che soffre nella finitezza della sua natura e il Dio absconditus che lo guarda dall’alto del suo Paradiso. “Pneuma” vuole essere una ampia riflessione poetica sulla presenza di quel Vento di Dio che soffia dove vuole, secondo l’evangelista Giovanni.
Il modo migliore per accostarsi alla substantia filosofica e umana di “Pneuma” è quello di estrapolare almeno un brano. Questo: “Ecco, Spirito eccelso e amoroso/questa è la condizione degli umani/questo è l’inferno in cui viviamo/la libertà è un angelo capriccioso:/ci illude, ci confonde, ci tradisce./Che senso hanno l’affanno e la battaglia/se nulla cambia poi nello scenario/dei giorni che s’intrecciano monotoni/e inutili, sotto lo sguardo vigile/di sorellastra morte quotidiana”?
Da centellinare la lettura di “Pneuma”, assaporando l’eleganza del verso, la limpidezza della scrittura, ma soprattutto l’emergere delle nostre inquietudini con cui facciamo i conti inutilmente e che ci affanniamo a tenere a bada. Leggere “Pneuma” è un guardarsi allo specchio, e per una volta senza infingimenti.

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