A fronte delle dismissioni in zona industriale, Augusta Lab Connection propone una revisione dei 20 chilometri tra le due città, un ambizioso progetto di riconversione per il territorio articolato in sei ambiti trasversali
Presentato ad Augusta il progetto chiamato: “Inst_ability”, paradigmi della resilienza e progetto, ovvero una finestra sul mondo delle riconversioni di aree industriali nella direzione utile allo sviluppo economico ed energetico, in una parola verso un futuro ecosostenibile. Mettendo insieme un nutrito numero di docenti dell’Ateneo di Catania, studenti e tesi di laurea presentate sui beni monumentali, storici e ambientali del territorio intorno alla città, si è organizzata una presentazione, ovvero alcune ipotesi di progetto, su scala territoriale (fascia costiera tra Augusta e Siracusa), realizzate dagli studenti della Scuola di Architettura di Siracusa.
Elena La Ferla, responsabile per Augusta di “Lab Connection” ha così esordito, introducendo l’incontro: ‟L’uso dissennato del territorio ci porta ad auspicare un risveglio della sensibilità della società, con il comune che possa fare da punto di riferimento per un laboratorio della cittadinanza attiva. Crediamo nella collaborazione tra enti locali per una maggiore valorizzazione ambientale e del patrimonio monumentale di cui il nostro territorio è ricco. Quello che vorremmo auspicare è un risveglio delle responsabilità di tutta la nostra Comunità per la salvaguardia del bene comune, per una nuova forma di autogoverno locale dei beni comuni contro i poteri forti della globalizzazione economica attraverso strumenti di democrazia partecipativa come vuole essere Augusta lab Connectionˮ.
Qualcuno dei presenti ha potuto pensare di essere in presenza di visioni romantiche e fantasiose, ma inattuali, frutto di speculazioni culturali legate ad una visione nostalgica del futuro, purtroppo o per fortuna non è così poiché siamo, nel nostro tempo, in presenza di fatti che disegnano un futuro necessariamente diverso da come abbiamo costruito il nostro passato.
Ce lo dice la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che sancisce l’ormai, quasi globale, consapevolezza che i combustibili fossili hanno fatto il loro tempo come risorsa energetica principale e che bisogna andare nella direzione della riduzione delle emissioni di CO2 e dei gas serra e, nel nostro piccolo, ce lo dice l’imminente vendita da parte di ENI della controllata Versalis, cioè di tutti gli stabilimenti del comparto della chimica, da Porto Marghera a Gela, passando per Priolo; il che pone , tra gli altri, un problema sull’uso delle aree che saranno via via dismesse.
E’ importante quindi cominciare a immaginare gli scenari in cui l’attuale zona industriale possa essere considerata parte integrante del tessuto urbano, un tessuto in cui sia possibile far convivere mondo produttivo, servizi e spazi di vita comune. Da qui l’idea rappresentata, che parte da una revisione totale della linea di costa, da Augusta a Siracusa. Un sistema longitudinale di ben venti chilometri che comprende Autostrada, ex strada statale e ferrovia. Con sei ambiti trasversali costituiti da sei sistemi fluviali e uno core che riguarda i Monti Climiti.
Trasformare l’ex strada stratale 114, che attraversa la zona industriale, in strada urbana, con tanto di percorso ciclabile. Oppure l’autostrada CT-SR in una sorta di Park-Way che attraversa e valorizza alcuni siti di grande valenza storico-ambientale-monumentale, un sistema orizzontale contiguo all’asse viario verticale. Si tratta di aree su cui intervenire con una trasformazione lenta e graduale.
Il sistema Torrente Porcaria e complesso Gisira valorizzato come “isola” rafforzando l’idea di parco archeologico/ambientale. Il Sistema Mulinello/Hangar/ex saline: Marcellino che nella parte finale, sulla costa, ha perso gran parte del suo potenziale fascino, mentre la parte a monte con vegetazione autoctona, arrampicate, che arriva nei pressi del Borgo Rizza, con una visione complessiva agricolo-rurale che è eccezionalmente abbastanza integra. Il sistema Megara Hiblaea/Tifeo, con la centrale che potrebbe essere trasformata, al termine del suo ciclo produttivo, in un centro di studi come incubatore di cambiamento: un punto di riferimento per tecnologie innovative ed ecosostenibili, oppure in un grande contenitore in cui ospitare il museo archeologico e della tecnologia elettrica. Ipotesi su cui si sta lavorando da circa due anni. Il Sistema Priolo: bacini, cave e valloni per la fitodepurazione, le ex saline e l’Isola di Tapsos. Il sistema Belvedere/Città Giardino che nonostante l’antropizzazione spinta conserva ancora delle valenze. Infine il sistema dei Monti Climiti visto come grande contrappeso ambientale con una piantumazione spinta per controbilanciare l’emissione di CO2 dell’area industriale.
I progetti presentati sono una sorta di “ritorno al futuro” verso il recupero di un passato umiliato, rifacendo il percorso al contrario, verso una deindustrializzazione governata che non lasci macerie ma recuperi e riqualifichi il territorio e la sua economia, per sfruttare al meglio le nostre ricchezze ambientali e monumentali. “Per questo, la ricostruzione dei luoghi, attraverso la crescita della coscienza di luogo, costituisce il passaggio fondamentale, anche al fine di rifondare le forme della politica, per restituire agli abitanti l’agorà perduta.Quindi, un percorso veramente difficile ed impegnativo, ma oggi, qui, vogliamo vedere cosa è possibile”, così ha concluso la sua introduzione Elena.

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