“Con Laudato si’ l’ecologia entra nella dottrina della Chiesa”

Nel convegno di Siracusa resiliente, confronto con esperti e politica sull’enciclica del papa. Don Felice Scalia: “Un testo di rottura rispetto agli anni precedenti”, Toi Bianca: “E’ una magna carta”, Ansaldi: “Nessun ottimismo per il futuro”

 

“Qualcuno ha paragonato la nostra realtà a una sorta di aereo che sta decollando e che ha poco carburante. C’è un certo numero di passeggeri: l’uno per cento si trova in prima classe mentre gli altri sono alloggiati nel resto del velivolo. Il carburante è limitato e l’aereo andrà in rovina: c’è all’interno dell’aereo chi discute su chi deve andare nella stiva o in prima classe, ma il problema serio è che sono tutti destinati alla catastrofe. Siamo tutti destinati alla catastrofe se si continua in questo modo nella nostra società”. È con questa metafora che padre Felice Scalia, gesuita, ha iniziato il suo intervento al convegno dal titolo “Laudato si”, organizzato da Siracusa Resiliente, che si è svolto presso l’aula magna del Liceo Corbino.

L’incontro, che ha visto una partecipazione notevole da parte della cittadinanza, aveva lo scopo di riflettere sull’enciclica di papa Francesco “Laudato si” pubblicata il 24 maggio 2015. In particolare, si è posto all’attenzione della nostra città i contenuti che l’enciclica solleva, mettendole in relazione con le problematiche del nostro territorio. Continua padre Scalia: “Il papa con questa enciclica si rivolge a tutti gli uomini chiedendo loro di pensare e di riflettere su ciò che oggi è in bilico, cioè la vita stessa sulla terra. Noi stiamo distruggendo la manifestazione di Dio che vediamo in ogni cosa attorno a noi e la stiamo distruggendo anche in nome di quel Dio in cui crediamo o meglio in cui diciamo di credere”.

Il convegno è stato suddiviso in due parti: “la risposta della società civile”, moderata da Marco Fatuzzo, e “la risposta della politica”, moderata da Tati Sgarlata. Dice Marco Fatuzzo, nell’introduzione della sua sessione: “Questa è la prima enciclica scritta da papa Francesco, perché l’altra era stata scritta a quattro mani con papa Benedetto XVI. Questa enciclica non è solo diretta ai cattolici ma, considerato che il tema è così complesso e universale, è rivolta a tutti, ad altre chiese e religioni che hanno sviluppato una profonda preoccupazione e una profonda riflessione sul tema dell’ecologia. E’ una enciclica che da più parti è stata detta ecologica, nel senso che essa pone al centro della riflessione sociale la crisi ambientale, che è una crisi complessa, in quanto non si riconduce solo ai problemi ecologici disgiunti da altri problemi rilevanti che riguardano l’ecologia umana: proprio per questo si parla di ecologia globale, ecologia integrale”.

Continua Padre Scalia che, a questo punto, si interroga su cosa sia la società civile e riconosce immediatamente che della società civile non fanno parte i politici che “danno l’illusione che si stanno preoccupando di noi ma nei fatti non si occupano di noi ma, portano avanti gli interessi dell’economia globale”. Per il gesuita, che ha insegnato tanti anni a Siracusa e che è stato, a margine del convegno, omaggiato dai suoi studenti, società civile è “un comitato che si occupa dei problemi dei cittadini, una Università, un collegio dei docenti, una parrocchia viva, un coordinamento studentesco, quegli intellettuali onesti che non avendo degli interessi ma avendo a cuore la ricerca scientifica e il valore dell’onestà intellettuale guardano come vanno esattamente le cose”.

“C’è la Chiesa all’interno della società civile?”, si interroga padre Scalia, “Ci dovrebbe essere, anche se finora è stata latitante. Questa enciclica è di rottura rispetto agli anni precedenti, perché individua il problema alla radice, lo affronta nella sua complessità e vuole dare una soluzione globale e complessiva. Il papa vuole suscitare e dire alla società civile: guardate che si sta giocando con la vostra pelle, prima o dopo l’aereo precipiterà. Questa non è solo una enciclica verde ma è soprattutto una enciclica sociale. E’ la prima volta che il problema ecologico viene posto nella dottrina sociale della chiesa. Il papa afferma che c’è un’intima relazione tra i poveri e la fragilità del pianeta: la desertificazione produce fame, la fame produce migrazione, assalti rapaci verso altri territori, guerre, distruzione e poi nuova fame, produce rabbia, rabbia omicida, il tutto in un eterno ritorno: dove la pausa diventa effetto, dove la vittima diventa carnefice e il carnefice vittima. Questi concetti il papa li esprime in più occasioni, tanto da essere considerato come papa comunista”.

Secondo Toi Bianca, giornalista dell’ufficio stampa del Ministero Ambiente, che è intervenuto via Skype al convegno, “questa di papa Francesco non è una enciclica ecologica ma una magna carta che esprime il pensiero di Bergoglio, che va oltre le questioni ambientali, che considera le questioni ambientali quelle che sono: la madre di tutte le battaglie; dai temi ambientali passeranno gli equilibri futuri del pianeta, passeranno le guerre, passeranno le migrazioni. La sottomissione della politica alla tecnologia e alla finanza dimostra il fallimento dei vertici mondiali sull’ambiente”.

Toi Bianca invita a riflettere su cosa è accaduto a Parigi, dove si è svolta la conferenza ONU sui cambiamenti climatici. “Dal 1992 (Rio De Janeiro) ogni anno si organizzano queste conferenze. La conferenza di Parigi ha dato delle indicazioni contro il riscaldamento globale: dal punto di vista pratico, la lotta ai cambiamenti climatici è stato un fallimento clamoroso perché le emissioni mondiali sono enormemente aumentate perché gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il protocollo di Kyoto e i Paesi allora emergenti (Cina, Brasile, Argentina ed altro) non volevano ridurre l’emissione di CO2 in aria: morale della favola il protocollo di Kyoto non ha prodotto i risultati sperati”.

E’ intervenuto anche Pippo Ansaldi, che ha tenuto a precisare di non rappresentare nessuna associazione ambientalista. Secondo Ansaldi: “L’uomo non è il padrone dell’universo ma, ne è il guardiano, il custode: questo è il messaggio trasmesso a tutti dall’enciclica. I tanti temi che le associazioni ambientaliste hanno portato avanti trovano in questo testo un’autorevolissima conferma: nessuno di noi può tirarsi indietro, neanche i grandi della Terra ai quale compete una maggiore responsabilità e quindi avranno più difficoltà ad ignorare le istanze ambientali. Le questioni ambientali diventano soprattutto una questione etica, perché ad essere colpita è la vita: si richiede il diritto di un pianeta abitabile da preservare per le future generazioni. L’essere umano ha una precisa responsabilità nel custodire il mondo che gli è stato lasciato dalle generazioni che lo hanno preceduto. Il debito estero dei paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo. Non accade la stessa cosa per il debito ecologico dei paesi più sviluppati che devono ridurre il consumo di energia non rinnovabile”.

Ammette Pippo Ansaldi: “Confesso di vivere in questo tempo senza riuscire a trovare elementi che inducano ottimismo per il futuro. Ogni volta che si discute sulle emergenze l’impressione è di vedere un film già visto spesso negli ultimi anni: la questione industriale, l’inquinamento atmosferico, l’emergenza smaltimento rifiuti, senza riuscire a trovare mai una soluzione a questi problemi. In questo dovrebbe consistere la risposta coerente della politica: si è assistito, invece, ad una politica parolaia che si è limitata a mantenere aspettative di illusori futuri sbocchi occupazionali. L’ARPA fa poco, fa quello che può, da anni richiede il potenziamento ma finora si sono registrate solo promesse. E’ l’unico organo di controllo”.

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