Attorno allo IAS braccio di ferro fra le industrie e le istituzioni

I padroni delle imprese non vogliono investire sugli impianti di depurazione ma il settore pubblico vuole continuare a controllare tutte le procedure. In mezzo c’è una popolazione di 250.000 abitanti che, tra miracoli e intercessione dei santi patroni, continua a vivere in un ambiente invivibile

 

Solo dei pazzi forsennati possono immaginare la fine di IAS. Dal 1983 è l’unico argine contro la distruzione ambientale. Si tratta infatti di un sistema di depurazione sia dei reflui chimici del polo petrolchimico sia di quelli civili. Senza questo formidabile sistema di depurazione il quadrilatero industriale e civile dell’hinterland siracusano rivivrebbe l’epoca in cui le scorie dei processi industriali e civili finivano in mare.

A Palermo si stanno affrontando, sulle nostre vite, due schieramenti: i padroni delle industrie, che non vogliono investire sugli impianti di depurazione, e il settore pubblico che vuole continuare a controllare tutte le procedure. In mezzo c’è una popolazione di 250.000 abitanti che, tra miracoli e intercessione di vari santi, San Sebastiano di Melilli o l’Angelo Custode di Priolo, continua a vivere in un ambiente invivibile.

Si è addivenuti a una proroga di sei mesi per definire il futuro degli impianti, noi diremmo, il futuro dei cittadini. Vediamo sì l’impegno di alcuni deputati, ma a nostro avviso, bisognerebbe investire del problema Roma. Le fognature di parte della provincia vengono depurate dallo IAS. Se cosi non fosse, nuoteremmo tra le feci. Tutti i reflui industriali, infatti, passano dalla depurazione prima di finire in mare. Probabilmente a tanti sta sfuggendo il ruolo insostituibile della depurazione. Sarebbe il caso di ricordarglielo.

Intanto valutiamo l’intervento dei vari attori, primi fra tutti i privati. I produttori della raffinazione sono i fruitori del sistema di depurazione. Maggiori utilizzatori degli impianti, conferiscono centinaia di migliaia di tonnellate l’anno di prodotti da depurare. Seguono i comuni con i reflui fognari. Se oggi i bagnanti possono fruire dei lidi pubblici da Marina di Priolo al solarium dello sbarcadero di Siracusa, è grazie all’esistenza dell’IAS. Affidare ai soli privati il controllo del sistema di depurazione civile e industriale equivarrebbe ad affidare ai cacciatori la decisione del calendario di caccia e di quale selvaggina uccidere. L’intervento pubblico è assolutamente insostituibile. Non è possibile delegare ai soli privati la gestione della depurazione industriale.

L’impresa chimica più etica possibile non potrà mai anteporre l’interesse ambientale a quello economico. E allora? Che si aspetta?

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