<È stato veramente un grande onore ritrovare il testo della nostra canzone “Terrasanta ‘92” – dedicata alla prima Intifada, la cosiddetta “guerra delle pietre” – nella bacheca Facebook di Andrea Camilleri>
Sono reduci dal concerto del 19 dicembre scorso presso il Museo del Cinema di Via Alagona a Siracusa e giorno 29 dicembre alle 21.30 si esibiranno presso il Winter Sud Cafè di Brucoli (l’ex Moplen). I loro sono pezzi intensi, in cui il testo non è mai banale o scontato: basti pensare ad “Angeli senza paura”, dedicata alle voci dei giornalisti del Sud che non si piegano o “La corsa”, in cui viene stigmatizzata la tendenza a calpestare chiunque per raggiungere i propri obiettivi, sebbene fallaci. Stiamo parlando dei “Tedranura”, il cui frontman è Seby Mangiameli.
“La Civetta” lo ha intervistato per voi.
Sappiamo che detestate le etichette – in realtà sempre troppo riduttive – perché ingabbiano la creatività, ma come definirebbe la musica dei “Tedranura”?
Il nostro progetto musicale, sulla falsariga tra gli altri di Guccini, De Andrè e Fossati, è innanzitutto socialmente impegnato e potrebbe definirsi etno-folk cantautorale con riflessi mediterranei: ad esempio, nella canzone che abbiamo dedicato a Gino Strada ed Emergency la voce è quasi un “recitar cantando” e c’è l’utilizzo dei flauti etnici oltre che una voce senegalese, quella di Awa Ly. Quando abbiamo esordito venimmo inquadrati nella cosiddetta “world music”; oggi il nostro è un folk nel senso proprio del termine, perché accoglie le influenze delle musiche di vari popoli, come quelle del folk irlandese, argentino, arabo, balcanico…
Ci può raccontare i vostri inizi? La vostra carriera è più che ventennale ormai.
Abbiamo iniziato nel 1992 e il nostro organico è cambiato diverse volte, in base alle esigenze del gruppo. Ad esempio ci è capitato di esibirci anche con archi e tromba: ricordo in particolare i concerti del Teatro Coppola a Catania o all’Odeon di Lentini. Il consenso del pubblico, la partecipazione a Festival come quello di Enna e la vittoria di un premio per il miglior testo ci hanno portati addirittura a Castrocaro nell’ottobre del 1995: ancora ricordo la soddisfazione di essere stati selezionati su centinaia di candidati.
Un vostro testo ha avuto una citazione illustre… ci racconti questo episodio?
È stato veramente un grande onore ritrovare il testo della nostra canzone “Terrasanta ‘92” – dedicata alla prima Intifada, la cosiddetta “guerra delle pietre” – nella bacheca Facebook di Andrea Camilleri.
Il vostro spettacolo del 29… puoi darci qualche anticipazione?
Ci stiamo muovendo verso una sorta di contaminazione tra musica e teatro: avremo infatti la partecipazione dell’attrice Annalisa Favetti (uno dei talenti venuti fuori dal laboratorio di Gigi Proietti: ha lavorato con Alessandro Gassman e Benvenuti, oltre che essere uno dei volti di “Un posto al sole”). Saremo io alle chitarre e voce, Sandra Matanza (voce), Lucia Brancato (violino e viola), Francesco Emanuele (chitarre e bouzouki), Alessandro Borgia (batteria e percussioni).

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