Nella piattezza della vita politica siracusana, fra personaggi mediocri, filibustieri della prima ora (ma anche della seconda, della terza, ecc.), voltagabbana professionali e infingardi della peggiore specie, sembra emergere qualcosa – anzi, qualcuno – che sta portando una ventata di aria nuova. Il suo nome non è Bond, James Bond, ma Simona Princiotta consigliera comunale in missione (non per conto di Dio come i Blues Brothers) inviata da sé medesima per ripulire il Palazzo. Un fine ben preciso al quale ella si sta dedicando anima e corpo, e anema e core, con azione no-stop affinché trionfi la legalità e la giustizia. Il suo impegno tenace, mordace, audace non nasce certo dal nulla. Ci sono voluti anni di duro allenamento tipo bonzo tibetano, di studio diuturno all’insegna del “volli fortissimamente volli” affinché questa forza della natura forgiasse la ferrea tempra che contraddistingue la sua azione di denuncia tesa a bonificare la politica.
Con invidiabile pazienza e self control frutto di lunghi esercizi di yoga tantrico, Princiotta nel 2008 decise con astuzia degna di Ulisse d’iniziare a sondare il terreno laddove il marcio poteva annidarsi; e così grazie alla lista civica No Acqua Salata (parola d’ordine: Sì acqua frisca) allora fondata dall’amico Fabrizio Ardita, riuscì a infiltrarsi nella prima giunta varata dal novello sindaco Visentin Rintintin che era stato assessore nelle amministrazioni precedenti (sempre a guida strammàta Forza Italia) del sindaco Titti Canario Bufardeci. Insomma una marca, una garanzia! Ideato per lei l’assessorato al Contenzioso, la lince Simona per un po’ di mesi fece finta di non capire niente di delibere e altre robe amministrative. Tipo rinnovi aumma aumma di convenzioni di asili nidi e contributi per la gestione d’impianti sportivi a consiglieri comunali, pensa tu!, fra i quali già tànnu c’erano Palestro e Di Mauro: due di quelli adesso indagati dalla Procura della Repubblica. Ma il piano della mefistofelica Princiotta era di lungo termine, e non poteva certo buttare all’aria il suo progetto di moralizzazione 7 anni fa, quando per l’appunto da assessore della giunta Visentin votò pure lei – obtorto collo – qualche delibera scògnita. Pur di fare le cose per bene e non dare troppo nell’occhio, la Nostra si costrinse a frequentare politicamente persino l’ex consigliere provinciale Ciccio Napoli, il quale per qualche anno saltellò qua e là dall’Udeur ad An, da Noi Siciliani-Noi Siracusani-Noi ragazzi di oggi Noi, al movimento autonomista di don Raffaele Lombardo. Nel frattempo alle ultime elezioni comunali, nel 2013, l’abile Simona Princiotta pianificava la sua azione legalitaria: si candidò e venne eletta con la lista civica di centrodestra di Michele Mangiafico; scrutò la situazione per un po’ di tempo nel gruppo consiliare (sempre di centrodestra) “Protagonista con Vinciullo”; e dopo quest’ultima esperienza, senza dubbio di grande resistenza dis/umana, circa un anno fa è balzata come una sol donna nel Pd, precisamente nell’area dei cosiddetti riformisti (già Bersaniani) della triade Zappulla-Marziano-Raiti. Da lì è iniziata la serie delle conferenze stampa al vetriolo in tamdem con Zappulla che le fa da spalla. Perché la vera protagonista è lei, la Pasionaria Simona, come la definisce con grande originalità qualche giornalista camaleontico. Compreso qualcuno che adesso l’osanna, e che pochi mesi fa l’aveva attaccato per l’apparente malafiura da lei fatta con l’inviato della trasmissione televisiva “La Gabbia” durante le infuocate giornate di “Gettonopoli”. Minchiate, perché da lì a poco la preclara Princiotta si è scatenata a colpi di blitz negli uffici comunali, con tanto di microspie addosso per registrare i cillè alla Sullo e cu iè gghié. Della serie: “Tutti fermi tutti zitti, se vi vede Simona vi fa tutti fritti”.
Alla faccia di Garozzo, degli smandrappati del Pd, dei rammolliti oppositori di Progetto Siracusa e compagnia cantando.
Sull’immancabile facebook è nato il gruppo “Nessuno tocchi Simona Princiotta”, ma altri potrebbero seguirne tipo “Dice la mamma Rocca Simona si guarda ma non si tocca” e “Mamma Ciccu mi tocca, toccami Cuccu ca a mamma nun c’è”. Di questi tempi c’è fame di eroi e di eroine. Di alfieri e paladine della legalità, poco importa se a scoppio ritardato.

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