Cgil: “All’Auchan sperimentati gli effetti perversi della legge Fornero”

Stefano Gugliotta (Filcams): “I dipendenti, ricattati, firmano la diminuzione dell’orario senza tutele”, “Cisl e Uil protagoniste di uno dei più tetri momenti del sindacato siracusano nel terziario”

 

“Quando si scrive una legge, spesso non ci si rende conto degli effetti deleteri che questa produce sulla vita delle persone. E oggi gli effetti della legge Fornero che ha eliminato, tra le altre cose, il passaggio all’ufficio provinciale del lavoro per la riduzione dell’orario lavorativo, li stanno vivendo drammaticamente i dipendenti dell’Auchan”. È questo il commento politico del segretario provinciale della Filcams Cgil di Siracusa, Stefano Gugliotta, in merito alla vertenza del gruppo francese, con particolare riferimento alla situazione del punto vendita di Melilli.

Il 24 aprile scorso, Auchan apre in Italia una procedura di licenziamento collettivo per 1.426 lavoratori riguardante i 32 ipermercati presenti sul territorio nazionale. Il 6 luglio, presso il ministero del lavoro, viene chiusa la procedura con la collocazione in mobilità di 1.345 dipendenti. La differenza di 81 dipendenti è dovuta al fatto che la paventata chiusura di un punto vendita non è poi stata attuata. Nell’accordo si legge che i dipendenti sarebbero stati individuati in base al criterio della non opposizione al licenziamento, sia per i lavoratori che avevano già manifestato l’intenzione di non opposizione, sia per quelli che avrebbero manifestato tale intenzione entro 100 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo. Dei 1.345 esuberi dichiarati dal colosso francese, 48 erano quelli denunciati dal punto vendita di Melilli, su un totale di 164 dipendenti.

A latere dell’accordo del ministero del lavoro, come ci spiega Stefano Gugliotta, viene sottoscritto anche un verbale di incontro che riassume i passaggi precedenti e che si conclude affermando che, al fine di realizzare soluzioni condivise di gestione organizzativa delle singole unità operative aziendali, le parti avrebbero dovuto realizzare confronti a livello territoriale entro 120 giorni dalla firma dell’accordo presso il ministero. Questi giorni sarebbero quindi serviti per trovare soluzioni condivise con le organizzazioni sindacali nel caso in cui non si fosse raggiunto il numero di dipendenti che avessero aderito all’esodo volontario incentivato.

Il 15 settembre, quindi molto prima della fine dei 100 giorni previsti dall’accordo, l’Auchan convoca le organizzazioni sindacali per applicare quanto previsto dal verbale di incontro. In questa occasione, alla presenza delle segretarie provinciali della Fisascat e della Uiltucs e della Rsa della Filcams, il gruppo francese dichiara che nel punto vendita di Melilli ci sono ancora 20 esuberi dal momento che solo 28 lavoratori su 48 sono stati collocati in mobilità. Questo significa che l’ipermercato di Melilli continua a denunciare un esubero nonostante il fatto che a livello nazionale sia stato raggiunto il numero di 1.345 lavoratori collocati in mobilità. “Il 6 ottobre – afferma Stefano Gugliotta – indico un’assemblea durante la quale affermo di ritenere irricevibile ogni dichiarazione di esubero nel punto vendita di Melilli a valle della chiusura della procedura nazionale. Inoltre, la fuoriuscita dei 28 lavoratori non solo ha abbassato notevolmente il costo del lavoro, ma associata al progetto DIS, cioè al progetto del gruppo francese che trasforma l’Auchan in un tipo di discount, ha di fatto comportato un riallineamento del fatturato. Tra l’altro, hanno applicato i turni spezzati e addirittura stanno esternalizzando l’attività di inventariato, perché il personale non arriva a svolgere anche questa mansione.”

L’incontro del 15 settembre viene riaggiornato al 13 ottobre, giorno in cui il segretario provinciale della Filcams non può essere presente per impegni sindacali e di cui avverte con congruo anticipo l’azienda. Giorno 10 ottobre, però, l’Auchan indice un’assemblea plenaria durante la quale, come riferiscono i lavoratori che vi hanno partecipato, la dirigenza dà un’ilare lettura del comunicato della Filcams relativa all’assemblea di giorno 6, in cui si dichiaravano irricevibili gli esuberi, e dà un ultimatum di 48 ore ai lavoratori di rinunciare a diritti individuali come l’orario di lavoro contrattuale, pena il trasferimento in sedi del nord Italia. Giorno 13 ottobre 6 lavoratori, di cui 4 iscritti alla Cgil, una Rsa della Cisl e una della Uil, ricevono la lettera di trasferimento.

“Ovviamente – continua Gugliotta – io stigmatizzo il comportamento dell’azienda in quanto chiaramente finalizzato a un’attività antisindacale. Chiediamo poi di trasferire la vertenza a livello regionale dal momento che il problema riguarda anche le sedi di Catania e Palermo. Nel frattempo che il segretario regionale Filcams chiede l’incontro a livello regionale, il 21 ottobre l’azienda incontra nel punto vendita di Melilli la Fisascat e la Uiltucs senza invitare al tavolo la Cgil.”

Durante questo incontro, le due organizzazioni sindacali prendendo atto dell’esubero, si dichiarano disponibili a trovare soluzioni che prevedano la riduzione dell’orario contrattualizzato con lo strumento della mobilità volontaria e del trasferimento volontario, e propongono di fare un referendum che viene effettuato giorno 3 novembre. In sintesi, in questo referendum i lavoratori che avevano già firmato la riduzione dell’orario di lavoro votano per la riduzione dell’orario di lavoro che costringa anche quelli che non avevano firmato ad avere l’abbattimento dell’orario. Quello che balza all’occhio è il risultato bulgaro del referendum: su 114 votanti, ben 112 si sono dichiarati ‘favorevoli’ alla riduzione dell’orario. Tutti i lavoratori, quindi, si sono ridotti l’orario del 18%, che per un full-time equivale ad una decurtazione di circa 4mila euro l’anno.

“All’inizio della discussione con Auchan – continua Gugliotta – l’azienda aveva proposto di togliere la 14^ ai lavoratori, per sempre al sud e solo per un anno al nord. Cgil, Cisl e Uil dissero di no e si arrivò allo sciopero nazionale in cui Melilli si è distinta per aver dato un grande contributo. Se avessimo soddisfatto quelle richieste i lavoratori avrebbero perso la 14^ e qualcosa ogni mese. Si è salvata la 14^ ma con l’accordo che hanno fatto la Cisl e la Uil di fatto hanno tolto 4mila euro l’anno ai lavoratori.”

Alla luce di ciò, si potrebbe anche ipotizzare che i trasferimenti siano serviti a ‘convincere’ i lavoratori a sottoscrivere la riduzione dell’orario di lavoro. Il trasferimento, infatti, deve essere motivato sia per l’unità che riceve sia per l’unità che cede. Se si richiede un trasferimento al nord, dal momento che ci sono state più adesioni alla mobilità volontaria al nord rispetto al sud, vuol dire che in quella data città c’è necessità di una unità operativa. Se nel punto vendita di Melilli viene dichiarato un esubero, anche nel caso in cui l’azienda dovesse decidere di mantenere quel lavoratore con una riduzione di orario sobbarcandosi comunque tale esubero, il punto vendita del nord Italia non dovrebbe a questo punto assumere? “Gli effetti della legge Fornero sono questi – conclude Stefano Gugliotta, – e cioè che il lavoratore può firmare la diminuzione dell’orario contrattuale senza alcuna tutela, essendo totalmente esposto al ricatto dell’azienda. In questo caso Cisl e Uil si sono rese protagoniste di uno dei più tetri momenti del sindacato siracusano nel terziario. Abbiamo ricevuto anche delle disdette in virtù dell’esito del referendum, per cui tre lavoratori hanno revocato l’iscrizione alla Cgil rea di aver difeso il loro contratto di lavoro. Si tratta di masochismo, o di una scelta libera”?

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