La gamba tesa del governo Renzi contro la legge regionale sull’acqua

Una decisione premeditata, assunta in soli sette minuti dal Consiglio dei Ministri, invade le competenze esclusive nello Statuto dell’Autonomia. La vittoria delle lobby private è solo l’ennesima riprova di un governo di destra

 

L’iniziativa sciagurata era nell’aria: già dal 20 settembre l’avevano preannunciata alcuni organi di informazione e anche il sottosegretario Davide Faraone, renzianissimo, cianciando di “una serie di criticità che erano già evidenti prima del voto finale dell’ARS”.

Basterebbe questa affermazione per far capire come la legge regionale n. 19 dell’agosto 2015 sia stata prodotta con l’opposizione della fazione del PD più fedele a Renzi (capitanata appunto da Faraone). La seduta parlamentare nel corso della quale la legge fu approvata risultò alquanto movimentata e già questo (prima della dichiarazione del Faraone) ci aveva spinto a presagire la sciagurata impugnativa da parte di qualcuno. Scrivemmo sulla Civetta on line: «Quanto alla costituzionalità, staremo a vedere chi solleverà la questione davanti alla Corte. Di sicuro gli attentati contro la nuova legge non mancheranno: se ne sono avute le prime avvisaglie già in aula con alcune dichiarazioni da parte di parlamentari schierati al servizio delle lobby private. Sarà uno scontro epico». E così sarà.

Flash retrospettivo. Omettiamo di riferire nei dettagli il lungo e tormentato iter della legge, già ampiamente noto ai nostri lettori. Ricordiamo solo che il testo approvato deriva, attraverso mille peripezie, da una proposta di legge di iniziativa popolare a corredo della quale furono raccolte (nel 2010) le firme dei cittadini. A sostegno di tale proposta si aggiunsero le mozioni approvate da 135 Consigli Comunali e da un Consiglio Provinciale.

Caduta la legislatura Lombardo, il nostro disegno di legge di iniziativa popolare fu ripresentato (con qualche modifica) a firma del deputato Panepinto, del PD, ma da sempre contrario alla privatizzazione. Gli assessori che si sono succeduti hanno provato in vario modo (con riscritture il Marino e il Calleri, con l’opposizione espressa in Commissione contro vari articoli la Contrafatto) ad annacquare la legge, neutralizzandone l’intento di favorire il ritorno alle gestioni pubbliche. Inutilmente.

Il testo approdato in aula per l’approvazione ci ha piacevolmente sorpresi per la presenza in esso di vari interventi correttivi e migliorativi apportati dal presidente Crocetta, tanto che lo abbiamo definito “riscrittura Crocetta”. Ciò evidenzia la persistenza di un orientamento diverso tra il renzismo da una parte (che per interposto assessore di turno ha ripetutamente mirato ad annacquare il testo in itinere) e il governatore e la maggioranza dei parlamentari dall’altra, che hanno approvato la riscrittura Crocetta, producendo una legge regionale molto vicina a quella di iniziativa popolare.

Il misfatto di Renzi. In soli sette minuti il CdM ha impugnato la legge regionale siciliana sull’acqua. La scelta si rivela, dunque, chiaramente premeditata. Probabilmente sarà stata dettata dalle lobby dei privatizzatori. Sette minuti sono pochi per decidere… responsabilmente e collegialmente! Già per questo fatto la riprovazione generale dovrebbe travolgere Renzi e i suoi ministri. Ministri o yes man?

Due precedenti. Altre due leggi regionali sono state recentemente impugnate dall’esecutivo: quella sugli appalti e l’altra sui liberi consorzi comunali. Da anni il governo (potere esecutivo) sta sempre più invadendo lo spazio del legislativo e comprimendo la libertà di esso, a Roma come ora a Palermo. E questa pericolosa deriva autoritaria è stata accelerata ultimamente da Renzi.

Siamo in presenza di un ultimo atto di una rivoluzione strisciante che ha raggiunto il suo apice. Non contento di dettare decreti legge da convertire anche a colpi di fiducia (come già hanno fatto altri prima di lui), Renzi arriva a pretendere di vanificare con l’impugnativa la facoltà legislativa delle assemblee parlamentari. Già ha sminuito la funzione del Senato, privandolo del potere legislativo. Passi! Il provvedimento era nell’aria da tempo; era invocato in nome della celerità legislativa. Ma ora il governo esercita (con strabiliante celerità e con sbarazzina disinvoltura) un potere di impugnativa per operare indebite pressioni finalizzate ad ottenere una modifica delle leggi, commettendo in tal modo una invasione di campo in prerogative altrui. L’offensiva renziana non riguarda solo l’acqua ma ha di mira un rafforzamento dell’esecutivo sul legislativo nazionale e regionale.

La terza impugnativa. Stupiscono ed indignano le motivazioni della terza impugnativa: pretestuose. In esse si afferma che «numerose disposizioni contrastano con le norme statali di riforma economico sociale in materia di tutela della concorrenza e di tutela dell’ambiente, spesso di derivazione comunitaria, eccedendo in tal modo dai limiti posti alle competenze regionali dall’art. 14, primo comma, dello Statuto speciale della Regione». Davvero? Ma tale articolo recita che «L’Assemblea [regionale], nell’ambito della Regione e nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato, […] ha la legislazione esclusiva sulle seguenti materie: […] i) acque pubbliche, in quanto non siano oggetto di opere pubbliche d’interesse nazionale». E nel caso non sono in gioco opere di interesse nazionale: non ci risulta che Renzi abbia in mente un acquedotto di interesse nazionale tra la Sicilia e la Calabria.

E a nulla vale, a nostro avviso, richiamare da parte del governo l’art. 117 comma primo della Costituzione («La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali»), in quanto esso non annulla la competenza legislativa esclusiva della Regione Siciliana in materia di acque. La motivazione, surrettiziamente addotta dal governo, adombra (attraverso la citazione di tale comma) la violazione di generici «vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario». Ma sappiamo che le norme comunitarie vigenti non impediscono (e non hanno impedito di fatto) la ripubblicizzazione dei servizi idrici di Parigi e di Berlino, che, se non andiamo errati, sono città europee. Mente spudoratamente il governo, affermando che sarebbe violato anche il secondo comma dell’art. 117 (nelle lettere e ed s). Basta un rapido controllo per rendersene conto: la lettera e riguarda tutt’altro («moneta, tutela del risparmio», ecc. mentre la lettera s concerne solo la «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali».

A nostro avviso, Renzi sta giocando un gioco piuttosto sporco: sta bluffando. Uno dei due possibili obiettivi minimi perseguibili con questa impugnativa potrebbe essere quello di ottenere una modifica della legge regionale. Infatti, sempre nella motivazione si legge: «In caso di approvazione di una nuova normativa da parte dell’Assemblea regionale siciliana che riveda completamente il testo, il Governo potrà valutare l’opportunità di riesaminare il ricorso». Come dire: si modifichi la legge varata e il governo rinuncerà all’impugnativa.

In vista di un tale risultato, ottenibile per trattativa, Renzi, ricorrendo all’impugnativa (per altro motivata surrettiziamente), ha preteso di stoppare la validità della legge regionale, esercitando quella funzione di rinvio alla Corte che fino a poco tempo fa era svolta dal Commissario dello Stato in Sicilia. Figura anomala quella di un commissario che esercitava un potere di interdizione di validità sulle leggi regionali, rinviandole alla Corte non sempre con motivazioni plausibili. Tanto è vero che la Corte stessa, con la sentenza 255/2014, che reca la firma di Sergio Mattarella, ha eliminato la figura del Commissario in quanto essa condizionava l’autonomia legislativa del Parlamento Regionale, autonomia che la sentenza ha inteso riconoscere e liberare dalle pastoie commissariali, così spiegando: “La soppressione del controllo preventivo si traduce in un ampliamento dell’autonomia”. Ed ora Renzi vorrebbe restringerla!

Domanda: ma l’impugnativa blocca la validità della legge, già entrata in vigore? Se sì, il secondo obiettivo minimo potrebbe essere quello di bloccare la legge quanto basti per perseguire il risultato di una privatizzazione obliqua, per “combinato disposto”. Noi riteniamo di no ed invitiamo i sindaci a procedere speditamente verso la costituzione delle Aziende speciali singole o consortili che la legge regionale suggerisce (ma non impone) come soluzione gestionale non esclusiva, ma da privilegiare, rispetto ad altre, private, di cui sono state sperimentate le criticità.

Ribadiamo però che la strategia di Renzi ci appare più ampia e finalizzata ad infliggere al potere legislativo nazionale e regionale una sottomissione al governo nazionale.

Forse glielo chiede questa Europa, finita gradualmente sotto una dittatura dei banchieri. Questa Europa, che ha a cuore più la governance che le Costituzioni, più il potere esercitabile dall’alto (da parte della troika) che la democrazia. Questa Europa, che dovrebbe riuscire a riscattarsi senza sacrificare l’unità sin qui realizzata, ma recuperando la democrazia, primo bene comune. Ma i parlamentari europei sono ben lontani dall’idea di riunirsi in seduta permanente in un salone della pallacorda (o nella sede ordinaria) per avviare un riscatto della democrazia, che è potere proveniente per investitura dal basso e da esercitarsi al servizio degli interessi dei cittadini. Potrebbero essere supportati da un consenso mediatico e dimostrativo senza precedenti. E potrebbero ottenere grossi risultati in modo incruento. Ma forse sono troppo asserviti ai poteri esistenti.

Che fare? Bene ha fatto Rosario Crocetta ad annunciare subito che reagirà azzerando la giunta. Non ci interessano le beghe tra i partiti e all’interno di essi, ma le questioni di rilevanza democratica certamente sì. E in questa vicenda è in gioco il futuro dell’acqua pubblica, che non può essere dissociato da una gestione pubblica dei servizi idrici. E sono in gioco il futuro della democrazia e la sorte della Autonomia siciliana.

Prevediamo una mobilitazione civica dei movimenti per l’acqua e per i beni comuni, un pronunciamento dei Consigli Comunali e varie altre iniziative che Renzi e il suo scudiero Faraone non hanno messo in conto. Il governo nazionale mira anche a provocare il fallimento della Regione, ma con la terza impugnativa ha fatto, a nostro avviso, un clamoroso passo falso. Il renzismo potrà essere tacitato e cancellato dall’Isola come gli Angioini dalla sollevazione del Vespro. Naturalmente con gli strumenti pacifici e politici che si addicono ai non violenti.

Da leggere

Servizio Idrico Integrato, fine dell’era del forfait: le incognite del modello Full Cost Recovery

A due settimane dall’insediamento del nuovo gestore del Servizio Idrico Integrato, lo scarno sito di …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti