In tre anni una crescita esponenziale dei poveri che si rivolgono alla Caritas

 

Luisa Albanella e Concetta Raia del PD presentano due disegni di legge all’ARS e alla Camera sugli sprechi alimentari, il recupero dell’invenduto, il riuso delle eccedenze

 

 

In Sicilia (dati Caritas) da gennaio a giugno 2014 si registra un forte aumento dell’incidenza degli italiani tra gli utenti delle mense: a Siracusa negli ultimi tre anni si è avuto un aumento dell’89%, a Palermo nell’ultimo anno è aumentata del 30% in più rispetto all’anno precedente (il 38% sono italiani), a Catania la mensa dell’Help Center è stata portata da 60 a 150 posti e per rispondere ai bisogni l’apertura è di 365 giorni su 365.

“La nostra proposta si limita a una direttiva molto semplice, che ogni supermercato o privato dia il cibo invenduto a un’associazione o a un ente di sua scelta, anziché buttarlo nella spazzatura. Sarà il contributo della Sicilia per una legislazione europea che fermi lo spreco alimentare in tutti i Paesi dell’Unione”. Lo dichiarano le deputate del partito democratico Luisa Albanella e Concetta Raia che hanno illustrato alla stampa le due iniziative legislative presentate nelle rispettive sedi parlamentari, Camera dei Deputati e Assemblea Regionale Siciliana, sul tema degli sprechi alimentari, il recupero dell’invenduto, il riuso delle eccedenze.

Nel 2013, in Italia il 12,6% delle famiglie è in povertà relativa e il 7,9% è in povertà assoluta. In Sicilia nel 2013 il 50.2% viveva in condizione di deprivazione, il dato più elevato di tutta Italia (rapporto Istat “Noi Italia”).

“Nella dimensione quantitativa dell’avanzata della povertà bisogna – aggiunge Raia – cogliere anche la dimensione qualitativa”.

“I dati preoccupanti che riguardano l’aumento della povertà e la cattiva alimentazione – esordiscono le parlamentari democratiche – invitano a riconsiderare i modelli di consumo e a facilitare la transizione verso un’economia «circolare»: un modello che pone al centro la sostenibilità del sistema.”

Il disegno di legge presentato all’Ars suddiviso in 7 articoli, intende implementare il welfare di comunità, ridefinendo il ruolo: 1) della pubblica amministrazione, che deve divenire regolatrice e garante dell’universalismo; 2) del volontariato, chiamato ad intervenire non in supplenza ma come attore coinvolto sia nella fase attuativa che nelle attività di progettazione; 3) del mondo imprenditoriale, che deve essere coinvolto nei percorsi di mutualità allargata rivolti alla costruzione di alleanze tra cittadini, imprese e istituzioni per il perseguimento di un obiettivo comune.

“I comuni possono fare molto – ha commentato l’assessore al Welfare Angelo Villari – A Catania ci stiamo organizzando mettendo in rete le associazioni del volontariato con le tante che già distribuiscono beni alimentari e il sistema della grande distribuzione, in modo da creare un metodo di azione su come si può utilizzare l’eccedenza. Questi provvedimenti legislativi diventano strumenti preziosi”

La proposta di legge presentata alla Camera della quale è co-firmataria l’onorevole Albanella, suddivisa in 15 articoli, si pone l’obiettivo di favorire, incentivare e semplificare molte buone pratiche che da tempo sono attuate nel territorio nazionale, ponendo una particolare attenzione nei confronti della riduzione dello spreco alimentare e del recupero e riuso delle eccedenze, ma anche di agevolazioni fiscali.

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha quantificato in 1,3 miliardi di tonnellate – pari a un terzo della produzione – lo spreco di cibo destinato al consumo umano: una quantità che se riutilizzata potrebbe idealmente sfamare per un anno intero metà dell’attuale popolazione, ovvero 3,5 miliardi di persone.

È importante sottolineare che, entro il 2050, le previsioni indicano che la popolazione mondiale raggiungerà la cifra di 9 miliardi e la produzione di alimenti dovrà pertanto aumentare per garantire a tutti l’alimentazione.

L’osservatorio Waste Watcher quantifica in 8,1 miliardi di euro all’anno lo spreco domestico italiano nel 2014. Nello stesso tempo, in Europa, secondo la Direzione generale salute e tutela dei consumatori della Commissione europea, gli sprechi sarebbero quantificati in 100 tonnellate all’anno, senza contare le perdite nella produzione agricola e i rigetti in mare di pesce.

Nel frattempo, la crisi economica ha incrementato le difficoltà di molte famiglie italiane a mantenere una corretta e sana alimentazione, nonostante la sicurezza alimentare rappresenti a tutti gli effetti un diritto fondamentale dell’umanità.

Il Parlamento europeo, con la risoluzione 2011/2175 (INI) del 19 gennaio 2012, ha proclamato il 2014 quale «Anno europeo della lotta allo spreco alimentare» e ha riconosciuto la sicurezza alimentare come un diritto fondamentale dell’umanità, esercitabile per mezzo di politiche tese a incrementare la sostenibilità e l’efficienza delle fasi di produzione e di consumo. La risoluzione invita la Commissione europea e gli Stati membri a contribuire concretamente all’obiettivo di dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2025 e a ridurre del 5 per cento i rifiuti per unità di prodotto interno lordo (PIL) entro il 2020.

Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, attraverso il Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (PINPAS), ha accolto le sollecitazioni dell’Unione europea in materia di riduzione degli sprechi e, attraverso le opportune modifiche al decreto legislativo n. 152 del 2006 (cosiddetto «testo unico ambientale»), ha recepito la direttiva quadro sui rifiuti (direttiva 2008/98/CE).

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