Marco Monterosso è la persona giusta per fare il segretario cittadino del nostro nuovo Pd – si sono detti Già e Giò, che lo hanno conservato sotto vuoto per poi tirarlo fuori al momento opportuno tipo coniglio dal cilindro. Scelta ovviamente condivisa da Nitto Brancati, famiglia Foti e loro entourage
A Siracusa il rinnovamento della politica all’insegna della meglio sbrèchis gioventù (a dire il vero un po’ stagionata) fa un bel salto avanti in lungo e in alto, grazie all’elezione di Marco Monterosso a segretario cittadino del Pd. Per grandissima parte dei dirigenti e degli attivisti del Partito democratico, che non lo avevano mai visto e ne ignoravano financo l’esistenza, si è trattato di una sorpresona architettata a regola d’arte da Già e Giò, ossia il sindaco di Siracusa Giancarlo Garozzo e il suo ex capo di gabinetto Giovanni Cafeo nel frattempo approdato alla segreteria regionale.
I due esponenti dell’elettrica corrente renziana, aumma aumma, avevano dato personale asilo politico al suddetto Monterosso, reduce dall’esperienza di supporter di prima fila della campagna elettorale di Paolo Ezechia Reale candidato sindaco alle elezioni del 2013, ma sconfitto al ballottaggio da Garozzo medesimo.
Ecco la persona giusta per fare il segretario del nostro nuovo Pd – si sono detti Già e Giò, che lo hanno conservato sotto vuoto per poi tirarlo fuori al momento opportuno tipo coniglio dal cilindro. Scelta ovviamente condivisa da Nitto Brancati, famiglia Foti e loro entourage, con quel tocco vintage di vecchio notabilato Dc che arricchisce il renzismo aretuseo.
Del resto è stato un militante democristiano anche il padre del neo segretario: quel Billy Monterosso qualche decennio addietro consigliere comunale a palazzo Vermexio, e fratello di Tommy (Emanuele) Monterosso, pure lui con un passato da consigliere comunale ma nelle file del Pci. E’ un interessante background familiare che certo tornerà utile all’esordiente Marco. Il quale, davanti all’assemblea cittadina del Pd opportunamente convocata nella sala della Casa del Pellegrino, nei ben due minuti abbondanti d’intervento si è detto stupito che molti dei presenti non lo conoscessero in quanto lui è “una persona socialmente ben inserita e che fa tanto volontariato”, affermando che il suo obiettivo principale da segretario è di “esprimere la sua idea dentro il partito” (????).
A eleggerlo, oltre ai renziani, è stata una parte della cosiddetta ala riformista: l’ex sindacalista e sindaco di Lentini Turi Raiti ha persino chiesto un’interruzione dell’assemblea per convincere della bontà del voto a Monterosso i deputati Bruno Marziano e Pippo Zappulla, che però non ne hanno voluto sapere dichiarando il proprio sostegno a Riccardo Gionfriddo candidato dell’area Dem di cui fanno parte anche le deputate Sofia Amoddio e Marika Cirone e l’ex segretaria provinciale Carmen Castelluccio.
Negli anni novanta assessore nella giunta fratuzza guidata dal sindaco Marco Fatuzzo, lo psichiatra Gionfriddo avrebbe potuto favorire una fase di autocoscienza all’interno del Pd siracusano. Ma anche, semplicemente, passàrisi ogni tantu na manu ‘nta cuscienza non sarebbe male.
Certo c’è sempre il segretario provinciale Alessio Lo Giudice che, metaforicamente parlando, ancora una volta tra il dire e il fare ha calcolato che c’è di mezzo il mare. Docente di filosofia, Lo Giudice ha gli strumenti giusti per una piccola rivoluzione culturale interna, a partire dal discorso identitario di partito connesso ai grandi quesiti esistenziali di sempre. Il nuovo segretario cittadino del Pd gli sarà certo d’aiuto.
Lo Giudice: “Da dove veniamo?”
Monterosso: “Io da Belvedere. E tu?”
Lo Giudice: “Chi siamo?”
Monterosso: “Il Pd… almeno così mi pare”.
Lo Giudice: “Ma dove andiamo?”
Monterosso: “E chi ni sàcciu! Aspetta ca u ddumànnu a Cafeo”.

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