Tutte le magagne degli ambientalisti: dalla danza della pioggia alla bambolina “che fa no no no”
L’ultima ondata di maltempo, con tanto di allarmi meteo, fenomeni temporaleschi, Giove Pluvio scatenato e relative conseguenze, per quanto riguarda Siracusa e dintorni è da addebitarsi naturalmente ai locali ambientalisti. A peggiorare le condizioni meteo è stata infatti un’improvvida danza della pioggia organizzata dai soliti noti del gruppo di SOS Siracusa, riuniti nella campagna prospiciente la Pillirina per innaffiare un piccolo orto da essi realizzato in loco. Travestiti da nativi americani (che dire “indiani” per i suddetti è politicamente scorretto), Carlo Gradenigo e compagni, dopo una breve gara di lancio di freccette contro una gigantografia del viso pallido marchese di Gresy, hanno iniziato a saltellare tunnu tunnu al ritmo scandito da un tamburo percosso alla meno peggio da Aldo Castello (che vanta un’esperienza giovanile di batterista in complessini beat), cercando di imitare un rituale particolarmente efficace ancora oggi utilizzato tra la popolazione Navajo per propiziare la pioggia a beneficio dei campi coltivati. Apriti cielo, è proprio il caso di dire, la danza è incredibilmente riuscita oltre ogni limite causando un vero e proprio diluvio.
Questi ambientalisti siracusani hanno davvero superato ogni limite! Le critiche di taluni nei loro confronti di essere “negativi”, di dire sempre e solo “No” a qualsiasi progetto imprenditoriale, di essere contrari a qualsivoglia proposta e pensiero stupendo, insomma di ostacolare le proverbiali magnifiche sorti e progressive, pensavamo fossero accuse ingiuste propalate da denigratori interessati, a volte condivise da qualche cittadino poco informato e dagli immancabili imbecilli cronici. Ma ci siamo dovuti ricredere. I legambientaioli, i verdi pantani, i patti da bobordo, i siculi naturelli, gli esseoesse siracusani, i corradi-amarogiuliani e via discorrendo hanno persino stilato una guida tascabile da diffondere ai propri adepti nella quale s’insegna a dire “no” in decine di lingue, tipo l’inglese “no” (che si pronuncia masticando nel contempo una chewing gum), il tedesco “nein”, il russo “niet”, il portoghese “nao”, il giapponese “nai”, ecc. Così appena mettono piede a Siracusa gli investitori stranieri di qualsiasi provenienza, prima che possano distribuire a destra e a manca vagonate di milioni, anzi miliardi, ma che dico fantastilioni, ecco che spuntano antrasàtta commandos di ambientalisti a urlare il fatidico “NO!” e a far fuggire i benefattori esteri che avrebbero voluto farci arricchire tutti.
Se mai vi fossero dubbi, il nostro servizio segreto de “Il bar sotto il mare” ha scoperto che l’inno di questi nemici dello sviluppo, del benessere diffuso e del “chiù pila e chiù pilu pi tutti” è nientemeno una vecchia canzoncina anni Sessanta: “La bambolina che fa no no no”, sia nella versione italiana dei “Quelli” che in quella originale francese del cantautore Michel Polnareff. E sembra che si tratti di un maligno riferimento alla regina degli ambientalisti-industrialisti del “Sì”, ovvero lady Stefania Prestigiacomo, quando da ministra dell’Ambiente propose e finanziò la costruzione di una “barriera arborea” all’ingresso nord della città, davanti al panorama delle ciminiere delle raffinerie a ridosso del centro abitato.
Il progetto prevedeva d’impiantare alberi d’alto fusto e piante odorose che avrebbero dovuto svettare spargendo nell’aere i loro profumati effluvi, ergendosi in un unico blocco alto e possente al fine di respingere ed impedire ai miasmi puzzolenti e ai fumi pregni di molecole tossiche di continuare a riempirci i polmoni e a romperci i coglioni (la rima baciata è d’obbligo). Ma non se ne fece nulla e non per colpa dell’ignavia del Comune, guidato allora dal sindaco Visentin collega forzaitaliota di Prestigiacomo, che non vigilò sulla ditta che avrebbe dovuto realizzare il bosco incantato e odoroso, o altre spiegazioni del genere. No, furono gli ambientalisti che nottetempo andarono a sgraffignarsi le piantine e a portare nel sito le mucche a mangiare il resto delle erbette.
Sempre loro sono stati i responsabili del periodico apparire di mucillagine nel Porto Grande, ossia dell’inquinamento causato da scarichi di reflui. Fenomeno non dovuto al cattivo funzionamento dell’impianto di depurazione delle acque, bensì alle associazioni di cosiddetti ecologisti che in massa andavano a fare la pupù nel porto per accrescere la percentuale di coli batterici, poi puntualmente rilevati dai complici di Goletta Verde.
Questa è la vera verità, questi sono alcuni dei tanti episodi scoperti frutto di una controinformazione seria e rigorosa riunita nel forum social e asocial “Dagli all’ambientalista” sostenuto dal meglio del sano saltafossismo nostrano. Contro i nemici della poesia del cemento, della bellezza dei villaggi turistici e troistici a due passi dal mare, delle cubature libere e selvagge, organizziamo la “Giornata della Memoria del Palazzinaro”. Siracusa lo merita.
P.S. L’autore è anche disponibile a confrontarsi in maniera non necessariamente satirica sui temi generali del turismo e delle attività ad esso connesse. Astenersi perditempo e ‘mbrugghiuni.

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