Via la politica dalla scuola e dalla musica! Avanzi la generazione degli idiotes!

I Litfiba ritornano in Sicilia con uno show politico, dopo l’esilio imposto da Eusebio Dalì, assessore alla cultura della Provincia di Palermo. Bandita la politica dalle scuole e dalla musica, cresce l’indifferenza dei nostri giovani all’ombra di Facebook, Twitter e i talkshow di politici primedonne in competizione con i divi dello star system.

Una bara fa il suo ingresso sul palco dove si esibiscono in concerto I Litfiba: “Commemoriamo la morte di Gelli. Partecipano al dolore della P2 la mafia siciliana, la ‘ndrangheta calabrese, la camorra napoletana, il vostro conterraneo Marcello Dell’Utri, e, naturalmente, papi-Silvio Berlusconi. La P2 è morta. Viva la P3!”.

13 agosto 2010: in pochi forse lo ricordano, ma, quando  i Litfiba con la loro musica dissacrante e blasfemaapprodarono in Sicilia, a Campofelice di Roccella, le invettive di Pelù contro Dell’Utri e il premier Berlusconi scatenarono l’anatema di Eusebio Dalì,  esponente del Pdl-Sicilia di Micciché eassessore alla Cultura e alle politiche giovanili della Provincia di Palermo: “I Litfiba hanno offeso l’intelligenza dei giovani siciliani, almeno di quelli che sanno ascoltare buona musica senza farsi fuorviare da squallidi messaggi populisti e demagogici”. L’accusa a Pelù di presunzione ideologica e di ignoranza politica si tradusse allora in un invito rivolto ai sindaci siciliani“a non ospitare più artisti che hanno come unico scopo il pontificare, predicare e fare lotta politica”. 

Banditi dunque i Litfiba dalla Sicilia, come dalla Roma dei Flavi i filosofi che si arrogavano il diritto del libero pensiero e della libera critica, contrari ad ogni forma di dispotismo. Paragone felice, se non fosse per il fatto che tali libertà erano nocive per quegli imperatori romani che tentarono di fondare il potere del principe sul consenso di larghi strati sociali, mentre appare incomprensibile il perché si debba negarle ai Litfiba, che non vivono certo in tempi di dispotismo e che, prima di essere musicisti, sono cittadini italiani, aventi il “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. (art. 21 comma primo). 

Ed ecco la risposta dei rocker, dopo cinque anni di assenza dalla nostra terra, giorno 26 Luglio al teatro di Taormina “Tira aria un po’ pesante, aria da sinistra già condizionata. Aria sporca … aria riciclata. Renzi non rottama, restaura”. L’ “esilio” non ha ricondotto il frontman del gruppo Piero Pelù all’unanimismo tipico dei totalitarismi, quelli storicamente noti e quelli celati dietro parvenze di regimi democratici, per i quali, come afferma il filosofo Savater, “il nemico è lo sradicato, che si allontana dall’accogliente unità sociale e si prende troppe libertà per conto suo”.

Uno come Pelù che “viene in Sicilia (le parole sono ancora di Dalì) a fare propaganda politica, con la tipica presunzione di chi crede di essere depositario di verità assolute e per questo di poter inveire contro tutto e tutti, senza alcun freno inibitorio”. 

Il Maudit la cui graffiante musica non è rassicurante e reazionaria come quella del giovanissimo trio Il Volo (nei confronti del quale la stessa Nilla Pizzi di Papaveri e Papere sembrerebbe oggi un’avanguardista).

Il Maudit che non canta l’amore romantico e l’assenza struggente dell’amante (temi che nell’età della restaurazione della tradizione ritornano prepotentemente nei testi dei cantanti più giovani e persino dei rapper italiani), ma osa risvegliare le coscienze assopite chiamandole a confrontarsi con le urgenze sociali e morali del nostro tempo: i flussi di migranti e il razzismo (Se credi che il diverso sia da cancellare tu spera solo di non dover emigrare, esplicita invettiva aSalvini), la connivenza tra mafia e politica (Raccontarvi tutto sulla mafia sulla P2 e l’Europa che ci fa “Ciao, pizze pazze e corruzione, tutto sui veleni e i segreti del Vaticano, i politici e la malavita, i politici e la bella vita), la disoccupazione giovanile (Io vorrei sapere chi governa il mondo e cosa gli direbbe uno che è senza lavoro, mi basterebbe un tetto almeno fino a domani prima che la marea cresca), la critica all’Expo 2015, che ha fra i suoi sponsor principali la Coca Cola e MacDonald’s, multinazionali accusate di contribuire all’inquinamento del pianeta. 

E se il  pubblico degli aficionados (generazioni diverse a confronto) partecipa allo “show politico” con cenni eloquenti di condivisione ideologica, non è perché subisce il fascino diabolico del frontman toscano e dei suoi “squallidi messaggi populisti e demagogici”, ma perché esercita, anche attraverso la musica, la critica politica come espressione del legittimo potere della sovranità che la Costituzione assegna al popolo italiano.

I cantanti facciano i cantanti piuttosto che corrompere i giovani con le loro idee bislacche sulla politica. Il divieto di Dalì andrebbe esteso anche agli insegnanti, dal momento che la politica è stata bandita dalle scuole: la cultura come “la musica è un’arma potentissima per la sua capacità di penetrare le giovani sensibilità, di formarle o di plagiarle”.

Non è una leggenda metropolitana la singolare vicenda di un’insegnante siracusana accusata da uno zelante genitore di aver manifestato ai suoi studenti, influenzandoli, la sua posizione politica: “Lei è una comunista!”. Alla allibita professoressa il padre, nelle vesti di Catone il Censore, fornisce una inoppugnabile dimostrazione di colpa: “Lo sa che a scuola non si deve fare politica? Troppe ore di lezione destinate alla Rivoluzione russa; davvero poche al Fascismo”. 

Ma se la Scuola e la Musica non possono promuovere la formazione politica dei giovani, a chi sarà delegato questo arduo compito?

Eppure, al tempo della riforma Gentile, sotto la dittatura fascista, proprio nelle scuole, gli studenti che frequentavano i licei vennero in contatto con gli autentici padri della cultura europea e italiana, da cui alcuni trassero spunti di pensiero critico maturando una coscienza politica che si sarebbe rivolta contro il regime.

Il Canzoniere di Guccini (forse anche questo abbiamo dimenticato) è ricco di invettive politiche e la Locomotiva è stata l’inno generazionale della protesta giovanile in Italia. 

Dunque, alla generazione apolitica del nostro tempo non resta che la possibilità di acquisire una coscienza politica attraverso Facebook e Twitter. O i talkshow in cui i nostri politici, primedonne in competizione con i divi dello star system, si fronteggiano con un’aggressività verbale che confonde e disorienta, disinforma e inganna, allontanando i giovani dalla vita politica del nostro paese e alimentando la schiera di idiotes, parola con cui gli antichi Greci definivano coloro che non si occupavano di politica e pertanto non avevano nulla da offrire agli altri “ossessionati dai piccoli problemi di casa propria e in fin dei conti alla mercé di tutta la comunità” (Savater, Politica per un figlio).

Proviamo allora a immaginare  un mondo distopico (ci sorprende che l’idea non sia stata ancora partorita dalle geniali menti dei talentuosi registi di science fiction contemporanei, per i quali la fantascienza è un pretesto per metafore politiche e allegorie filosofiche) in cui i professori diventino “replicanti” certificatori di competenze (possibilmente in inglese, la lingua della moderna mentalità tecnologico-prassistica), in un sistema che aspira a semplificare con la forza la complessità della società moderna, e i profeti  della musica vengano banditi dagli stadi e dai teatri di ogni città. Forse a qualcuno più che futuristica questa stravagante visione apparirà prossima (almeno in riferimento alla Buona Scuola).

 

Un mondo in cui, direbbero i Litfiba, “stanno drogando il nostro sogno ribelle”. Ma loro “resistono” e invitano alla Resistenza. Anche quando questo “mondo è a pezzi e i pezzi siamo noi”.

Da leggere

CASTELLI IN ARIA, AL TEATRO GRECO

“Io veramente volevo nascere  scogghiu re ru frati” disse la sacra pietra. Per me che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti