Marco Parini, Presidente nazionale di Italia Nostra, tuona contro il silenzio-assenso nei procedimenti autorizzativi delle Soprintendenze: “Una palese violazione dei principi di tutela dei nostri beni culturali. A rischio il patrimonio storico-artistico e paesaggistico ora che gli uffici sono svuotati del personale per pensionamenti e mancato turn over”
Smantellare, nei fatti, la Costituzione. Semplicemente non tenerne conto e continuare a varare leggi e riforme che solo nei consueti tempi giurassici della Consulta verranno alla fine dichiarate contrarie allo spirito della nostra legge fondamentale e in tanto produrranno effetti nefasti. Poi, ‘salomonicamente’, come è accaduto per i contratti degli statali, illegittimamente bloccati rispetto all’adeguamento Istat, per i quali non è previsto alcun rimborso, o per gli errori sulle pensioni, o, andando più indietro nel tempo con altri governi, per lo sfregio degli esodati (forse l’esempio più emblematico dell’inaffidabilità dei nostri amministratori), ci si metterà, su tutto, una pietra sopra e… chi ha avuto, ha avuto, simm’e Napuli paisà!
E dopo la vergogna della riforma della scuola, che non modificherà di una virgola le disfunzione del nostro sistema di istruzione, e che solo celebra l’umiliazione di quelli che abbiamo, erroneamente, ritenuto principi inviolabili, capisaldi, del nostro ordinamento democratico (ma di cui il PD avrà occasione ben presto di misurare l’effetto boomerang), ecco un’altra bella norma incostituzionale. E’ contenuta nell’altro capolavoro in discussione in parlamento: la ‘riforma’ della pubblica amministrazione presentata dall’eterea botticelliana ministro Marianna Madia che, come è noto, riveste l’importante carica per conclamati meriti professionali.
A segnalarlo il Presidente nazionale di Italia Nostra, Marco Parini. “Si tratta dell’art. 3 con il quale si introduce il silenzio assenso nei procedimenti autorizzativi delle Soprintendenze, i cui uffici, dotati di poco personale con funzione tecnico–scientifica, dovranno esaminare e provvedere alle migliaia di istanze per autorizzazioni entro 90 giorni per i quali, in difetto, interverrà il silenzio assenso. Una palese violazione dei principi volti alla tutela del nostro patrimonio storico-artistico e paesaggistico sanciti dall’art. 9 della Costituzione e dall’obbligo della funzione di tutela contenuto nell’art. 117 della stessa Costituzione. Una “tutela a tempo” per un patrimonio unico al mondo”.
Lo stesso Consiglio nazionale del Ministero dei Beni Culturali e i vertici politici del Ministero si sono espressi autorevolmente con condivisione del ministro Franceschini, evidentemente non sempre fuorviato da cattive intenzioni come quella di ‘asfaltare’ l’arena del Colosseo per coprire gli ‘incomprensibili’ sotterranei (proprio la parte più autentica, originaria, del monumento), recuperare uno spazio scenico sicuramente suggestivo (e irrimediabilmente alterato), una fascinosa location per cene e matrimoni, e semmai, perché no, pensare anche a una copertura (come d’altra parte si valutò nel 1992). “Più grande di uno stadio di baseball” esclamò Obama pronto a offrire un arguto suggerimento.
Ma il disegno di legge delega Madia è già stato approvato alla Camera dal gregge compatto dei rappresentanti del popolo sordi alle veementi proteste non solo di Italia Nostra bensì “di tutte le Associazioni di tutela e dell’intero mondo culturale”, scrive Parini, che evidenzia: “Non si comprende come, in un Governo che appare coeso, possa accadere che in seno alla legge delega del Ministro Madia sulla semplificazione dei procedimenti amministrativi e dell’organizzazione della “macchina dello Stato”, si proceda approvando contenuti contestati dal Ministero competente. Ove il percorso della legge delega, che peraltro contiene l’incredibile progetto di sciogliere il Corpo Forestale dello Stato assimilandolo genericamente al corpo dell’Arma dei Carabinieri, giunga ad approvazione – conclude il Presidente di Italia Nostra – chiediamo sin da ora che il Governo, in sintonia con il Ministero competente, non faccia uso di questa delega superficialmente (sic!) concessa dal Parlamento, non introducendo il silenzio assenso in un decreto legislativo, ma ottemperando alle ragionevoli richieste di celerità di esame delle domande di autorizzazione pervenute alle Soprintendenze assumendo architetti, storici dell’arte, archeologi, archivisti, la cui presenza, per pensionamenti e mancato turn over, è ormai ridotta ai minimi termini».

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