Immaginaria intervista della dea Minerva a Fausta Di Falco, fondatrice di Verba volant edizioni: “Ci siamo fatta strada nel panorama italiano, grazie a una distribuzione capillare, alla partecipazione a Fiere e a recensioni su importanti testate nazionali”
Mi aggiro per la redazione pensierosa: il mio giornale, moderne diavolerie, tra qualche giorno verrà sfogliato soltanto online e per l’ultimo numero cartaceo di questa stagione devo spremere le meningi… del resto, sono o no Minerva, la Dea della sapienza? Così ho pensato: mi piacerebbe intervistare una donna siracusana che faccia un lavoro un po’ diverso dal solito. Mumble mumble… con un rumoroso battito d’ali si avvicina al divo padiglione auricolare la mia fidata Civetta e mi sussurra un nome che avrebbe potuto fare al caso mio. Così, in un attimo, mi materializzo in una stanza piena di libri, vecchie macchine da scrivere e un po’ di disordine, per la verità, davanti a una ragazza intenta a leggere un manoscritto. Dopo averle dato il tempo di superare lo choc iniziale (le mie apparizioni fanno ancora un certo effetto, modestamente!) la convinco a rispondere alle mie domande.
Confermi di essere Fausta Di Falco, fondatrice della Verba Volant edizioni?
Ehmm, sì!
Bene,cominciamo senza indugi allora:come mai tutti questi libri?
Beh, a parte che sono un editore… sono cresciuta circondata d’ogni parte da libri. Ho avuto la fortuna di vivere in una famiglia di avidi lettori. In particolare mia nonna era una vera divoratrice di libri. Quando penso a lei la immagino sempre con un libro in mano! Ho quindi respirato fin dal principio quest’aria di carta e parole che poi è diventata la mia vita.
Quando hai deciso di intraprendere questa strada?
Il mio interesse nei confronti dei libri è nato dall’amore per l’oggetto libro. Appena laureata in lettere ho pensato che il mio futuro sarebbe stato in una casa editrice. Peccato però che sarei dovuta “emigrare”, così mi sono detta: perché non provare a rimboccarsi le maniche e creare una piccola impresa tutta mia, qui a Siracusa? Così è nata la Verba Volant che da casa editrice “locale” si è fatta sempre più strada nel panorama italiano, grazie a una distribuzione capillare su tutto il territorio, alla partecipazione alle Fiere e alle recensioni su importanti testate nazionali.
Il legame tra ciò che faccio e il luogo dove vivo è molto stretto e non per puro localismo. Per lavorare ho bisogno della luce del nostro sole e dell’odore del nostro mare che scandisce le giornate quando è increspato dallo scirocco, quando è sereno e invitante o quando è nero e gonfio di tempesta. C’è da dire che ho anche un certo gusto per le sfide, ecco perché ho scelto di rimanere, al contrario di parecchi coetanei. Questo, però non mi vieta di essere spesso in giro per fiere appunto ma anche per manifestazioni e presentazioni. Ma tornare a casa è sempre un piacere!
Chissà come mai, ma sono attratta dall’uso del latino…
Eh eh, capisco. Quando ho aperto la casa editrice avevo in mette il famoso motto latino e quindi, alla ricerca di un nome, quello mi è sembrato adatto. Sono cresciuta in una famiglia intrisa di studi classici. Le citazioni latine erano consuete nei discorsi con i miei nonni e i miei genitori. Così niente di più naturale per me, che fra l’altro amo la lingua latina. In particolare la collana “ad maiora” mi ricorda mio nonno Ciccio il quale, a ogni successo, piccolo o grande, negli studi o nel lavoro mi augurava sempre ad maiora! Del resto è quello che nel mio piccolo cerco di fare sempre: cose nuove e sempre un po’ più “grandi”.
Intorno a me vedo sia libri per bambini che libri per adulti, albi illustrati…
In effetti ci rivolgiamo un po’ a tutti; se dovessi scegliere direi comunque un po’ di più ai più giovani. Perché le collane più floride al momento sono quelle dedicate ai bambini e quella di narrativa surreale che di solito è più apprezzate da una fascia di 20-30enni. In realtà però i nostri libri sono per tutte le età! La Verba Volant è una casa editrice per grandi e piccini.
Noto, ahimè, che i lettori scarseggiano mentre sembrano aumentare gli scrittori o presunti tali…
Posso confermartelo dal momento che riceviamo di continuo email di persone che vorrebbero pubblicare con noi. Ritengo però che ci sia un grosso problema di fondo, almeno da noi in Italia: troppa editoria a pagamento. Ormai è possibile veder pubblicata la propria opera, bella o brutta che sia, con molta facilità. Così tutti vogliono essere scrittori, anche quelli che in realtà non hanno niente da dire o non sanno farlo. Il desiderio di mettersi in mostra è così forte, e avallato da certo tipo di editoria, che non si è più capaci di fare sana autocritica. Si può scrivere liberamente, quel che si vuole e per vari motivi. La scrittura può essere anche un’ottima forma di catarsi. Nulla impone però che quello che scriviamo debba diventare un libro a tutti i costi!
Per diventare bravi scrittori bisogna anzitutto essere bravi lettori; una banalità, ma il binomio lettura/scrittura mi pare non sia poi così tanto scontato all’atto pratico.
Il mio tormento, l’editoria digitale… che ne pensi?
Mentre per i giornali, specie i quotidiani, tutto sommato ritengo sia un vantaggio, l’ebook va contro la mia stessa idea di libro, che deve essere un oggetto, fatto di carta, colla e inchiostro. L’ebook è senza dubbio comodo, alcuni nostri titoli sono proposti anche in formato digitale, ma penso, che se scomparisse l’editoria cartacea (cosa della quale dubito), la Verba Volant non avrebbe motivo di esistere. Come mi è capitato di ripetere varie volte un libro è anche un oggetto materiale da possedere, sfogliare, annusare, prestare, regalare e perché no, anche da far diventare parte dell’arredamento. Se ancora è possibile concepire alcuni titoli in ebook, gli illustrati non potranno mai essere sostituiti. L’inchiostro sulla carta porosa, il cartone, il cartoncino patinato… no, non esiste possibilità, almeno a oggi, di sostituirli!
Un uccellino mi ha detto che sei sempre in giro…
Siamo perché ormai nel lavoro mi affianca mio marito Elio.
Siamo reduci da Una marina di libri di Palermo, dal Salone del libro di Torino, da A tutto Volume di Ragusa e ci stiamo preparando per il BUK Catania e per il Più libri più liberi, la fiera dell’editoria indipendente che si svolge ogni anno a Roma a dicembre. Riteniamo sia giusto partecipare alle manifestazioni, grandi o piccole che siano, perché danno l’opportunità di conoscere personalmente i lettori, di potersi confrontare con i colleghi e di capire che “aria tira”.
Tranquilla, l’ultima domanda e poi ti lascio tornare al tuo lavoro. Come pensi si possa superare la crisi editoriale?
La crisi è tristemente associata a tanti settori in questo periodo. Il lavoro dell’editore è particolare essendo un imprenditore culturale. Certamente la crisi coinvolge anche noi. Ci sono librerie che chiudono e non pagano le fatture, oppure che ritardano clamorosamente a farlo. E questo ci crea problemi, più spesso che un tempo. Certamente le crisi dei grandi gruppi hanno scale ben diverse. Nel caso di noi piccoli editori indipendenti penso che il punto di forza sia la qualità. Puntare ad autori selezionati, alla cura dei dettagli e della veste grafica. Ma anche alle idee innovative. Nel nostro caso, ad esempio, scommettere su una collana come quella dei Libri da paratiÒ, libri che si aprono e non si sfogliano e che dopo la lettura diventano affiches, ci ha dato ragione.
Bene, grazie, torno in redazione. Adesso ho un pezzo davvero interessante da pubblicare.
Grazie a te, non capita tutti i giorni di essere intervistata da una persona del tuo calibro… però, la prossima volta, se non ti dispiace, avvisami prima con un wup … Sai, vedere apparire dal nulla una dea con una lancia e uno scudo mi ha messo un po’ d’ansia!

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