Sull’intitolazione dell’aula consiliare a Di Giovanni polemiche di basso profilo

L’amministrazione comunale e la Presidenza del consesso non sono state all’altezza. Sarebbe stato opportuno un prioritario, informale e diplomatico percorso politico-istituzionale per consentire che il dibattito si svolgesse dopo aver acquisito un orientamento di massima

Il valore, l’intelligenza, la perspicacia e – ciò che più conta – la “capacità deliberativa” di un Consiglio Comunale (meglio: dei suoi componenti) o di una Giunta comunale, sono qualità che vorremmo vedere all’opera non solo quando la classe dirigente è posta di fronte a problemi di carattere immediatamente amministrativo (deliberazioni su PRG, Bilancio, servizi sociali, ecc..). Esiste una questione di stile, che dovrebbe costituire un presupposto ordinario, che diamo quasi per scontato, ma che spesso – per “assenza” – ci permette di misurare, o di prendere atto che il ceto politico non ha la capacità di saper corrispondere al proprio ruolo.

Peraltro, in questi tempi talmente liquidi e frammentati, sia la crisi di rappresentanza che ha fatto evaporare la compattezza dei partiti politici (con la fine del loro stesso “sentire comune”) sia l’uso trasformistico e para-lavorativo di un (disinvolto) ruolo istituzionale hanno abbassato a tal punto il livello politico-culturale delle istituzioni, da determinare, come conseguenza, che anche il più importante Organo deliberativo (e di rappresentanza) della città – il recente caso Gettonopoli ne è stato l’esempio più eclatante – non sia all’altezza di decisioni autorevoli, alimentando nell’opinione pubblica un clima di indifferenza, quando non di sfiducia verso la politica tout court.

Questo preambolo mi permette di intervenire su una vicenda che, in questi giorni, ha costituito occasione di una discussione nel Consiglio Comunale di Siracusa: la proposta di intitolare l’aula consiliare al compianto avvocato Ettore Di Giovanni, scomparso nel giugno del 2014, figura a tutti nota in città, che, negli ultimi 38 anni, ininterrottamente, è stato componente autorevole dello stesso Consiglio, ricoprendo, pur brevemente, anche il ruolo di Vice sindaco e Assessore, lasciando un’impronta di grande prestigio e impegno competente. Pur nella sua legittima e unanimemente riconosciuta “partigianeria” di uomo politico di sinistra, la costanza e la serietà dell’impegno civile e politico di Ettore Di Giovanni hanno segnato le vicende istituzionali di Siracusa degli ultimi quaranta anni, acquisendo la stima di tutte le parti politiche.

L’idea di intitolare l’aula consiliare a Ettore Di Giovanni era stata promossa nei mesi scorsi da un gruppo di amici, tra i quali Ermanno Adorno, l’avv. Corrado Giuliano e altri, ed era stata ufficialmente sottoposta all’attenzione del Sindaco con una formale richiesta. L’avvio della procedura della possibile intitolazione a Ettore Di Giovanni dell’aula consiliare della città – questione delicata, attinente a un tema sensibile per la sua valenza simbolica, oltre che politica – avrebbe meritato non il mero accoglimento formale da parte del Sindaco e del Presidente del Cons. comunale, trasferendo burocraticamente al civico consesso (organismo legittimamente deputato a deliberare in merito) l’istanza al fine di pervenire alla valutazione del caso, bensì un prioritario, informale e diplomatico percorso politico-istituzionale (guidato dal Sindaco e dal presidente dell’aula) per consentire che il dibattito in Consiglio si svolgesse dopo aver acquisito un orientamento di massima, prima di avviare la discussione.

Tra l’altro, era noto a tutti che anni addietro – non ricordo in quale momento e contesto –, l’aula del Consiglio comunale era stata intitolata a Elio Vittorini; pertanto questo aspetto accresceva la delicatezza di un eventuale cambio di intitolazione dell’aula consiliare, mettendo subito in conto l’individuazione simultanea di una nuova intitolazione (una piazza?) per Vittorini, o l’orientamento di pervenire all’intitolazione di altra sede dal chiaro significato simbolico, a favore di Di Giovanni: in ogni caso, si era in presenza di un contesto che meritava una adeguata e preventiva ponderazione.

Non aver praticato – da parte del Sindaco e del Presidente del Consiglio comunale, insieme ai capigruppo – questo filtro informale, e aver lasciato che si andasse a briglia sciolta alla discussione in Consiglio ha avuto come conseguenza che nel confronto consiliare si sia svilito e mortificato l’obiettivo in questione, sì da fagocitare l’immagine e la figura di Ettore Di Giovanni dentro un calderone di divisioni, perplessità, pressappochismi e interventi singoli di distinguo, derubricando il tema a una mera questione di carattere burocratico.

E’ deplorevole che una scelta delicata come questa si sia incamminata nel solco di polemiche e divisioni di basso profilo che, se possono essere legittime quando è in questione – nel corso di una battaglia politica – un problema amministrativo, non dovrebbero sussistere in casi come questi. Non si trattava di nominare qualche esponente vivo e vegeto in qualche Consiglio di amministrazione, o alla presidenza di qualche Ente istituzionale, aprendo la stura a legittime polemiche di carattere politico. Serviva e serve rispetto quando si discute di persone, non più presenti, per le quali è in gioco la loro memoria o la segnatura del loro ricordo istituzionale, nell’ambito di decisioni che rivestono un carattere simbolico. Di là da come andrà a finire, sia l’Amministrazione che la Presidenza del Consiglio comunale non sono stati all’altezza del loro ruolo.

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