Il Castello Eurialo com’era nella ricostruzione di Luigi Mauceri

Lo straordinario massiccio difensivo resse all’attacco di eserciti agguerriti impedendone l’entrata a Siracusa via terra   Nelle scuole siracusane non c’è docente che  racconti come fu grande questa città

 

La riproduzione di unrarissimo reperto storico riconduce alla ricostruzione  congetturale che del Castello Eurialo fece nel secolo scorso il ricercatore Luigi Mauceri. Così doveva essere prima che lo scorrere dei secoli lo riducesse allo stato  attuale.

Questo straordinario massiccio difensivo resse all’attacco di eserciti agguerriti impedendone l’entrata a Siracusa via terra. La leggenda vuole che soltanto un  traditore ne aprì nottetempo la porta al generale romano Marcello, causando la  capitolazione di Siracusa e gli scempi che i vincitori vi perpetrarono.

Tra stupri e ruberie, devastazioni e rovine, si compì anche la sorte del grande Archimede per mano di un rozzo soldato romano. Oggi  il Castello Eurialo, per quello   che resta, è meta di rari visitatori sempre ammirati, anche se l’assenza di un  custode-guida, che ne illustri le caratteristiche, ne fa soltanto un deserto di massicci ruderi.

Eppure la storia della nostra città è passata anche da questi ruderi, come le Mura Dionigiane che scendevano sino in prossimità dei Pantanelli. Fu, tra l’altro, in quella zona paludosa che si accampò l’esercito ateniese, tra la malaria e la sconfitta navale nelle acque del Porto grande, prima di cercare scampo in una ingloriosa ritirata a sud fino all’ecatombe dell’Asinara.

Ma i nostri ragazzi ignorarono questa Storia, perché nessuna scuola la insegna, perché nei programmi ministeriali non c’è traccia, e perché non c’è docente che comunque  racconti loro come fu grande questa loro città.

Così non rimane che ammirare il lavoro certosino compiuto a suo tempo da Luigi Mauceri, lasciando in eredità questa ricostruzione congetturale del Castello  Eurialo. Ma Mauceri è stato anche autore di altre ricerche storiche, tra le quali quella della Fonte Aretusa di cui operò una personale ricostruzione ipotetica, riprodotta nelle  carte che egli ha lasciato con dovizia di particolari.

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