Un siracusano a Bologna. Il rosso il nero il bianco e… la Madonna

Guarda che bella, ti dicono, ce l’abbiamo solo noi, nessuno la fa salire sulla collina in processione come facciamo noi. La notte, tra i giovani folleggianti, gentiluomini in smoking e donne agghindate per il teatro. Ma le massaie dove sono? Molte in casa a cucinare le piadine 

 

Le chiese di Bologna sono austere come le massaie emiliane di un tempo. Immensi saloni vuoti, spesso un’unica navata coperta d’intonaco, quattro lunghe pareti spoglie. I loro soffitti sono così alti che quasi non avverti la presenza delle panche, degli altri oranti e visitatori, quasi ti sembra di non esserci neanche tu. Eppure non sono edifici aggraziati: tanto sono alti quanto larghi e massicci, proprio come le vecchie contadine. Le chiese di Bologna sembrerebbero corpi morti se non fosse per le venature delle volte, rosse come il sangue iroso delle massaie emiliane di un tempo.

Le due torri di Bologna sono nere: una svetta seriosa, l’altra spezzata e sprofondata pende, strozzate entrambe in un nodo fra le vie porticate. Portici rossi con graffiti rossi, che custodiscono i segreti della dolce vita. La dolce vita dei goliardi universitari che di giorno sfilano in cortei mascherati, accompagnati dal rullo dei tamburi, e di notte si accampano in via Zamboni a folleggiare. E di giorno in mezzo ai cortei mascherati passeggiano senza batter ciglio bolognesi carichi di acquisti, mentre la notte – del tutto indifferenti ai bagordi – tra i capannelli di giovani folleggianti si fanno strada gentiluomini con lo smoking e gentildonne agghindate per il teatro o per un qualche sontuoso ricevimento. Ma il mattino dopo, smesso l’abito da cerimonia e smaltiti i postumi dei bagordi, tutti insieme di nuovo fra i portici a correre la maratona cittadina insieme a Gianni Morandi.

E le massaie emiliane di un tempo? Si sono forse estinte? Sempre troppo austere per lo shopping e le goliardate, per i ricevimenti e per i bagordi, e decisamente troppo austere per una maratona, sono difficili da avvistare per le strade del centro: è più semplice figurarsele relegate in casa a stendere piadine. Ma non la domenica, quando – sperando di fuggire dai maratoneti – ti trovi invischiato in un ingorgo di massaie emiliane. Tutte assiepate davanti a una chiesa, tappano la via in attesa di vedere la loro amata madonna. E se provi a districarti per superare l’ingorgo ti fermeranno. Perché non puoi perderti la processione della madonna, soprattutto se sei di fuori, se vieni da lontano. Tu sei di fretta, devi prendere un treno, ma la madonna non te la puoi perdere.

Eccola che esce, ancora cinque minuti ed esce. Guarda che bella, ti dicono, ce l’abbiam solo noi, ti dicono, nessuno la fa salire sulla collina in processione come facciamo noi. Anzi, già che ci sei, falle una foto. Non puoi non volerle fare una foto. E insieme alla madonna, anche lo stendardo del sindacato cattolico. Una di loro, con un sorriso soddisfatto, esclama: «Dicono tanto Bologna la rossa, Bologna la rossa, e invece…». E invece ai Bolognesi del rosso è rimasto, e non solo sui portici e nelle vene delle massaie emiliane di un tempo: perché quando riesci a districarti dalla processione t’imbatti nell’orda di maratoneti. Tutti in maglietta rigorosamente rossa.

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