A Palazzolo anche il Museo dell’Informatica Funzionante, con pezzi rari

Gabriele “Asbesto” Zaverio: “Riceviamo spesso visitatori da tutto il mondo. On line abbiamo messo alcune macchine storiche, utilizzabili liberamente” – Nella sezione Apple il modello del 1976, interamente ricostruito fedelmente all’originale, con materiali dell’epoca; tra i giochi la prima, vera, originale versione del Tetris

Il Museo dell’Informatica Funzionante nasce nel 1994 da un’idea di Gabriele “Asbesto” Zaverio. Inizialmente era una semplice collezione di vecchi computer, messi insieme per essere riutilizzati; poi sono diventati un vero e proprio oggetto di studio, all’interno del Freaknet Medialab, allora ospitato presso il Centro Sociale Auro di Catania. Da qualche anno questo studio è diventato concretezza e si è materializzato in un museo, che si trova, in via Carnevale 7, a Palazzolo Acreide.

Nel giorno della manifestazione Invasioni digitali abbiamo parlato proprio con Zaverio, che ci ha raccontato le parti salienti dei suoi studi e di come sono diventati concretezza: “Da diversi anni raccogliamo hardware obsoleto, lo restauriamo e lo rimettiamo in funzione, allo scopo di preservare il più possibile la storia dell’Informatica: i computer vengono rimessi a nuovo. Tutto ciò che facciamo è frutto esclusivamente di volontariato”.

Che differenza c’è con gli altri musei?Un museo tradizionale presenta oggetti storici conservati dietro teche di vetro. Sono quasi dei testimoni silenziosi del tempo che è passato; di conseguenza i visitatori passano, guardano e vanno via. La nostra idea di Museo è differente e si basa sull’imperativo degli Hackers di tutto il mondo: “Hands On!”, cioè “metterci le mani sopra”. Siamo come quei bambini che amano smontare i propri giocattoli per vedere come sono fatti dentro, ed è proprio grazie a questa attitudine che sono nati i primi computer; persone come Piergiorgio Perotto, Steve Wozniak, Steve Jobs non avrebbero mai creato i primi computer della storia se non avessero seguito questa attitudine naturale dell’essere umano: la curiosità. Anche per questo motivo i computer della nostra esposizione sono tutti funzionanti ed utilizzabili.

Nella seconda saletta del palazzo che ospita il Museo dell’Informatica Funzionante, c’è la sezione Apple. Dall’Apple del 1976, interamente ricostruito fedelmente all’originale, con materiali dell’epoca; alle versioni più recenti, tra cui anche qualche pezzo raro, tale in quanto ritirato dal mercato perché considerato, stilisticamente, un errore di produzione dallo stesso Jobs. Tutti perfettamente in funzione. Steve Wozniak – a cui è dedicata l’intera mostra – è il vero inventore del computer. Molti dicono Steve Jobs, ma si sbagliano. Steve Jobs aveva le capacità di vendita.

Nella prima sala, invece, ci viene mostrata con “orgoglio” la prima, vera, originale versione del Tetris, il famoso gioco di “mattoncini” che, per anni, ha concesso dei minuti di riposo davanti al pc. È la versione in cirillico, ed è molto più veloce delle versioni occidentali, che, con molta probabilità, vennero “copiate”, in quanto la prima non era brevettabile all’interno dell’Unione Sovietica.

Mentre ci mostrano i vari progetti cartacei, utili per la costruzione di un sistema operativo, dei primi sistemi di database grafici e una straordinaria collezione di calcolatrici, risalenti anche agli anni ‘40, Zaverio continua a raccontarci dei tanti progetti e di quanto hanno fatto fin ora: “Abbiamo tenuto corsi di formazione, organizzato workshop e convegni sui più disparati temi, come sicurezza informatica, programmazione, storia dell’informatica, libertà dell’informazione, arte, ed altro ancora, presso scuole, istituti ed Università di tutta Italia. Siamo stati invitati a tenere workshop e conferenze in diverse parti del mondo; si sono occupati di noi diversi media nazionali e internazionali.

Abbiamo sviluppato e realizzato progetti culturali in India, Palestina, Iraq, Indonesia, Austria, Germania, Olanda; uno dei nostri programmatori/sistemisti ha concluso una collaborazione con l’UNATEK University of Kibungo e con l‘Associazione “Twese Hamwe”, in Rwanda. Siamo anche stati inseriti nell’elenco delle attività culturali riconosciute dall’UNESCO. Riceviamo spesso visitatori da tutto il mondo ma, per chi non può fisicamente venire a trovarci, abbiamo messo online alcune macchine storiche, che sono raggiungibili 24 ore su 24, tutti i giorni, utilizzabili liberamente tramite accessi aperti per chiunque”.

Tra i tanti progetti realizzati da Zaverio, forse, quello che più attira la nostra attenzione è il primo modello esistente al mondo di Legnatile, un notebook il cui case è stato ricostruito “per necessità” interamente in legno di ciliegio. È un oggetto unico nel suo genere, essenzialmente per il materiale di cui è fatto: il legno, che dà calore, acquista vita con l’utilizzo e da sempre è usato dall’uomo per la costruzione dei suoi manufatti.

 Tuttavia, alla domanda, “come immagini il computer del futuro?” con un po’ di amarezza ci risponde che probabilmente saranno dei tablet, quindi niente su cui “mettere le mani sopra” e la stessa Apple sta creando materiali sempre meno “green” e quindi riciclabili.

Diversa, invece è la nostra percezione del futuro per il Museo. Esso è, con molta probabilità, avvolto dall’incertezza. La grande fama di cui godono fuori dal perimetro comunale si annulla al suo interno. Neanche una tabella o un segnale ad indicarne la sua presenza, nonostante le tante promesse da parte dell’amministrazione di realizzarne. Un’idea che circola nelle menti dei tanti giovani che vi lavorano è quella di migrare in altre sedi, forse Cosenza, dove vi è un museo simile con cui collaborano.

 

Ancora una volta, quindi ci troviamo di fronte ad un’offerta culturale lasciata in sordina. Sembra mancare la volontà di creare un circuito culturale, un modello europeo, un palazzo delle scienze o un circuito delle scienze, fonte di attrazione per il turismo culturale, ma anche per i fruitori più prossimi.

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