Un’ampia zona a ridosso del parcheggio dove sono stati rinvenuti eccezionali reperti e 640 antiche tombe, alcune inesplorate. Urgente apporre il vincolo di inedificabilità assoluta. “Vi si potrebbe realizzare un parco storico”. Il caso della “tomba di Agatocle” sotto un albergo
E’ un’opera incompiuta da 14 anni: più che un parcheggio interrato, multipiano (due), è una voragine che ingoia risorse su risorse. Ai tanti milioni di euro già spesi, o meglio sprecati, 4 milioni e mezzo di euro, va aggiunto ora quel milione e mezzo stanziato dall’attuale amministrazione tramite un mutuo e quanto ancora si dovrà sommare: a settembre 2014, ulteriori 20mila euro sono stati impegnati per una consulenza tecnica esterna relativa alla verifica dell’impianto antincendio.
Cifre ingiustificabili. Ma è soprattutto un’opera di cui sfugge l’utilità, e non vorremmo che sfuggisse solo a noi, che fosse invece funzionale a un qualche progetto edificatorio tenuto nel cassetto (pensiamo alla vastissima area vicina al parcheggio Mazzanti, tra via Bulgaria e viale Tica, da sempre in stato di abbandono).
Il progetto prevede due piani per 372, ben 372, autovetture e nella parte a raso 10 stalli per pullman, più i locali tecnici, per i servizi igienici e la sala controllo, 3 ascensori e, nell’ultima versione, un’area gioco per i più piccoli nella parte superiore.
Un grande parcheggio, ma a servizio di cosa? Si è sempre detto del Tribunale ma, sebbene il parcheggio già esistente in genere si riempia e possa a volte risultare insufficiente, più razionale sarebbe prevedere un ampliamento dello stesso nelle aree circostanti piuttosto che guardare a una struttura che alla pigrizia siracusana apparirà sempre decentrata e scomoda. Pensare invece ad esigenze di carattere commerciale in una zona in cui gli esercizi di vendita sono davvero pochi risulta essere del tutto improprio.
Quale è dunque la progettualità a cui fa riferimento? Cosa si prevede di realizzare in quest’area cittadina? Da sempre un mistero i motivi per cui i lavori, ogni volta iniziati non senza l’immancabile eco mediatica, vengono poi interrotti per lasciare spazio al successivo degrado delle poche strutture realizzate, e questa, in un’intervista del sindaco Garozzo, una delle criticità che rallenterebbero le opere, oltre, a quanto pare, a recenti contrasti con la ditta appaltatrice, la F2P Costruzioni srl (ex Cogen). Il cantiere, aperto nel dicembre 2013, dovrebbe chiudere nel maggio prossimo ma già si parla dello slittamento almeno di un anno “dopo un’ennesima perizia di variante” (questo il commento di Garozzo) che ha visto una lievitazione dei costi entro quel limite del 20% consentito dalle norme di settore.
Ciò che invece è certo, e che paradossalmente non viene ricordato, è la grandissima importanza archeologica di tutta l’area. Siamo nel quartiere Tiche, là dove qualcuno ha ipotizzato l’esistenza di quel Tempio della Fortuna da cui appunto deriverebbe il nome del quartiere (tyche in greco fortuna). Il tempio, di cui parla anche Cicerone, non è stato individuato, ma l’estesa necropoli greca di cui, ahimè, restano tracce anche nell’aiuola spartitraffico di viale Santa Panagia, e che ad arco si estendeva da viale Scala Greca fino appunto a via Mazzanti, non solo potrebbe far ritenere possibile l’ipotesi ma, indipendentemente da ciò, fa di tutta questa zona uno dei tesori archeologici di Siracusa più dimenticati e offesi. Se anche è vero che il parcheggio in questione occupa una zona trasformata in cava presumibilmente già sul finire dell’800, e che quindi non si possono individuare responsabilità recenti, pesa invece come un macigno anche sull’attuale amministrazione, e naturalmente sulla Soprintendenza, ciò che si intende progettare nell’area che va da via Bulgaria a viale Tica.
Notizie incerte e preoccupanti avvolgono il sito, lo avvolgono come una cappa che nulla fa trapelare, ma su cui intendiamo aprire uno squarcio di verità. Ciò che al momento si sa è che, venuta alla luce una necropoli greca del VI-V secolo avanti Cristo negli anni sessanta, quando sul viale si iniziarono a realizzare i primi interventi di edilizia popolare, ed effettuati alcuni scavi e studi nel 2003-2004, nonostante la presenza di circa 640 tombe e gli eccezionali ritrovamenti – in particolare significativi corredi funerari, vasi di varia foggia anche di provenienza fenicia-punica a pasta vitrea, tantissimi corpi, in particolare due guerrieri seppelliti a fianco con ancora una punta di lancia infissa nel torace, dischi e altri attrezzi di atleti -, la Soprintendenza pare si sia limitata, inspiegabilmente, a porre un vincolo di tutela non sull’intero sito bensì solo sulle singole tombe, o forse solo su una parte dell’area. Una scelta davvero insolita, secondo alcuni spiegabile trattandosi di area appartenente al demanio militare, ma sono aspetti che andranno approfonditi.
C’è anche chi dice che siano altri i motivi che impediscono di fare di questo sito archeologico un nuovo punto di forza del patrimonio culturale di Siracusa. Una necropoli in piena area cittadina, agevolmente fruibile, di grande rilevanza anche per le diverse tipologie di sepolture che vi si possono apprezzare, capace di raccontare moltissimo della storia del passato, delimitata a nord da due lunghe carreggiate che ancora portano i segni del passaggio dei mezzi di allora (probabilmente una strada di collegamento con la costa di Santa Panagia). Si dice che le necropoli siano lo specchio del mondo dei vivi: dalle tombe e dai corredi funerari è possibile individuare gruppi familiari, status sociale, usi e costumi. Un tesoro nascosto, ancora in parte inesplorato: integre alcune tombe. Quali le possibili motivazioni? Veramente nel prg viene considerata un comparto edificatorio ed è stata promessa (per compensazione?) all’imprenditore Mangiafico, al quale addirittura sarebbe stata anche data la possibilità di effettuare alcune prospezioni archeologiche?
Qui si sarebbe progettata la nuova caserma dei carabinieri e, lasciata solo una piccola parte ‘di rispetto’, palazzi, negozi, addirittura il centro direzionale del comune dove trasferire gli uffici municipali oggi divisi in varie zone della città, come se altre diverse possibilità non potessero essere eventualmente individuate. Si racconta che i carabinieri, per i quali oggi si parla di un trasferimento presso la sede dell’aereonautica di via Elorina, nulla sapessero dell’ipotesi della caserma e che, per altro, neanche la condividessero.
Nel febbraio scorso l’associazione culturale Syrakosia, per voce del suo presidente Antonio Gentile, ha proposto la realizzazione di un parco storico che preservi e valorizzi anche le altre rilevanze archeologiche del quartiere, come l’area delle mura dionigiane, il Santuario intitolato alla dea Artemide, “in merito al quale non è mai stata avanzata alcuna proposta di fruizione“, la Tonnara di Santa Panagia quale testimonianza di «archeologia industriale» in una struttura museale, fino al sito nascosto, del tutto sconosciuto ai turisti e alla maggior parte dei siracusani, all’interno dell’hotel di via Necropoli Grotticelle. “Qui gli scavi archeologici del 1957 per la costruzione dell’albergo e diretti dall’archeologo Vinicio Gentili portarono alla scoperta di una tomba monumentale di età ellenistica, in seguito chiamata “tomba di Agatocle”. Il turista potrebbe cogliere meglio l’importanza di questo suggestivo asse viario se potesse visitare tutte le testimonianze archeologiche che si trovano lungo di esso, magari partendo da un’altra tomba monumentale ellenistica: la cosiddetta «Guglia di Marcello» e proseguendo con il santuario di Artemide per arrivare alla «tomba di Agatocle»” ha scritto Gentile.
Una proposta intelligente che va corroborata con l’acquisizione al pubblico di tutta l’area della necropoli con vincolo di inedificabilità assoluta. Siamo già in ritardo.

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