Giuseppe Messina, presidente della Cooperativa Apollo: “La politica compia scelte coerenti. A Palazzolo Acreide stiamo cercando di avviare un meccanismo virtuoso, con prodotti affidabili e di alta qualità, sperando di uscire dal pantano della crisi”
La cooperativa ha posto al suo vertice il dottore in agronomia Giuseppe Messina, che, nonostante sia originario di Palazzolo A., oggi vive e lavora a Caserta, ma ha accettato con entusiasmo e passione l’incarico. È lui che, con lo stesso entusiasmo e con squisita disponibilità, ci ha spiegato i vari passaggi e i tratti salienti della cooperativa.
Che cos’è la Cooperativa Apollo e quali obiettivi si pone?
La cooperativa Apollo è una società costituita, ad oggi, da 19 aziende zootecniche operanti nella Val d’Anapo (Palazzolo, Ferla, Cassaro, Buscemi, Canicattini, Noto). Gli obiettivi sono: il contenimento dei costi aziendali, attraverso un concentrato potere di acquisto; la promozione delle vendite; la trasformazione e valorizzazione delle produzioni locali dei soci e, in particolare, l’incremento della filiera del comparto zootecnico in tutte le sue articolazioni (carne, trasformati, latte e derivati), grazie alla lavorazione della materia prima proveniente, soprattutto, dall’attività di coltivazione dei terreni dei soci.
Perché chiamarla Apollo?
Apollo, per gli antichi Greci, era anche il dio dell’agricoltura e del bestiame; suo figlio Aristeo insegnò agli uomini l’agricoltura, la produzione del formaggio e la pastorizia. In questo ragionamento di continuità culturale e storica si pone la nostra cooperativa, in un territorio “condannato” alla qualità e alla bellezza.
Quando è nata e quanto ci ha messo per costituire l’attuale sodalizio?
Nel novembre del 2014, dopo un anno fatto di incontri, visite, discussioni, confronti, ecc. Non molti sanno che la Sicilia è la prima regione in Italia per numero di cooperative (ben 22 ogni 10.000 abitanti!). Queste sono spesso fonti di delusioni, imbrogli e di cattive gestioni, creando, attorno a questo istituto privilegiato dalla Costituzione (art.45), una sorta di tabù. Molti degli aderenti sono stati spinti per fiducia verso di me e verso altri soci, ma noi speriamo di costruire intanto un’autentica cultura della mutualità. Saranno i fatti a contare più che delle chiacchiere.
Veniamo allora ai fatti. Siete nati da appena quattro mesi. É possibile un primissimo bilancio?
Il primo passo dell’ente (17 nov. 2014) è stato l’approvazione del Regolamento interno. In esso 5 sezioni: A. Codice di comportamento; B. Regolamento. Disposizioni generali; C. Regolamento soci conferitori di prodotto; Glossario dei termini più in uso, con brevi note tecniche; D. Regolamento soci lavoratori (ex L.142/2001); E. Previdenza e risparmio. Regolamento Prestito Sociale; E.1 Foglio informativo analitico. Sono stati individuati: una sede sociale e una operativa; un commercialista e un veterinario; e si sono promosse una serie di verifiche di tipo tecnico, istituzionale, nonché associativo.
Grazie alla collaborazione con il nostro veterinario ogni socio è stato sottoposto ad un questionario dettagliato. Da questi sono emerse le varie realtà aziendali e le loro principali problematiche, che sono state poste alla base degli obiettivi del progetto, fornendo una chiara fotografia della società stessa. Anche per questo, il CdA ha deciso di promuovere, da subito, tre programmi: a) Acquisti collettivi; b) Piano di miglioramento genetico; c) Piano di formazione. In quest’ultima direzione, ad esempio, con la SOAT di Siracusa abbiamo in programma lo svolgimento di due giornate di formazione inerenti la coltivazione del lupino e quella dell’orzo, per sostituire la soia e il mais OGM. Ma anche una giornata imperniata sulla commercializzazione della carne prodotta con il metodo biologico, vittima di grandi problemi nella vendita, specie nella nostra regione, il cui livello di autoapprovvigionamento non giunge al 25%.
Abbiamo già avviato gli acquisti collettivi dei concimi, registrando un sensibile risparmio economico dai soci. Qualche giorno fa, ancora, il nostro veterinario ci ha consegnato il piano di miglioramento genetico, articolato specificatamente per ogni singola azienda, con l’obiettivo comune di realizzare vitelloni quanto più uniformi possibile. Le razze selezionate sono: la Limousine e la Charolaise, che, nonostante siano di origine francese, si sono ormai acclimatate in Sicilia e vengono largamente allevate. Tale scelta è stata, in realtà, quasi obbligata dalla totale mancanza della ricerca nel settore del miglioramento genetico per la produzione di carne dei bovini nostrani. In questo senso la Regione ha fallito sia sul versante della Ricerca, sia su quello della sperimentazione e dell’applicazione.
E poi, abbiamo elaborato il marchio della cooperativa, la vetrofania e una serie di gadget. In elaborazione abbiamo il sito internet, poiché lo riteniamo strategico anche per l’e-commerce.
Per valorizzare il settore suinicolo abbiamo avuto degli incontri con allevatori, macellai e ristoratori. Il nostro obiettivo è tentare di ottenere il contrassegno Slow food e così realizzare un presidio per la salvaguardia e la valorizzazione della Salsiccia di Palazzolo che, paradossalmente, sta perdendo la sua identità.
E il vostro rapporto con aziende, fornitori, banche?
A tutti i soggetti economici con cui la Cooperativa Apollo intrattiene rapporti abbiamo chiesto, pena la chiusura di ogni rapporto, la sottoscrizione del Codice di Comportamento. Ciò allo scopo di impostare, sin dall’inizio, un rapporto fondato sulla trasparenza, la chiarezza e la lealtà reciproca. Occorre capire che l’agricoltura è la cartina di tornasole di tutto il territorio: se essa soffre, soffre anche il territorio; e fare sistema significa avere una consapevolezza della drammatica situazione in cui siamo. La nostra agricoltura ha la necessità di aggregarsi. Ed è anche per questo che stiamo costruendo rapporti sia con Banche popolari cooperative, sia con altre cooperative che già operano nel territorio.
Cosa si aspetta dai decisori politici e dalla gente comune?
Stiamo cercando di avviare un meccanismo virtuoso, mettendo a disposizione, soprattutto del territorio, prodotti affidabili e di alta qualità, sperando che così si riesca ad uscire dal pantano della crisi e si riesca a dare uno sbocco lavorativo ai tanti giovani qualificati, ma costretti ad andar via. Per far tutto questo occorre che tutti: consumatori, ristoratori, commercianti ecc. preferiscano i prodotti realizzati sul territorio. I decisori politici, come i sindaci e i responsabili delle ASL, dovrebbero modificare i capitolati speciali d’appalto per le mense scolastiche, per gli ospedali, per i centri degli anziani, ecc. prevedendo l’obbligo di utilizzare esclusivamente prodotti locali e/o regionali. Questo sarebbe un primo passo per dimostrare, coi fatti, la volontà di sostenere l’economia locale. E per fare questo non ci vogliono leggi!
E, in ultimo, come si pone la cooperativa rispetto al costruendo mattatoio sovracomunale?
La possibilità della trasformazione deve essere restituita al territorio e agli allevatori, che lavorano per produrre animali di qualità. Anche per questo hanno il diritto alla giusta remunerazione. Il macello deve avere la caratteristica pubblica di un servizio fornito dagli stessi produttori. In questa direzione ci aspettiamo scelte coerenti con questa necessità del territorio ibleo.

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