Si impegnano a ottenere il pagamento delle spettanze, Tfr, cassintegrazione in deroga, trasferimento attività ad altra struttura accreditata. Intanto i lavoratori continuano a occupare giorno e notte (al buio) la sede storica dell’ente
Quando entri nella sede dell’Enfap gli ex lavoratori ti accolgono con un sorriso: stanchi ma in assemblea permanente ormai dal 3 gennaio non ne vogliono sapere di lasciare la struttura fino a quando non avranno risposte certe. Ti offrono il caffè: in fondo si sono dovuti inventare una nuova casa ed adattarsi a dormire, pulire e gestire il tutto come facevano nelle loro abitazioni. Li hanno ridotti senza luce, ormai staccata, e illuminano le fredde notti di questi gelidi mesi con dei ceri mentre qualcuno più pratico ci ha anche rimesso le batterie dell’auto per creare un mini impianto di illuminazione. Poi osservi un calendario, tutto segnato di rosso: sono 60 le caselle segnate, 60 i giorni di presidio da quando sono stati licenziati. E non se ne andranno finchè non avranno risposte. In fondo difendono solo un piccolissimo e semplice diritto sancito dalla nostra Costituzione: il diritto al lavoro, oggi sempre più violato e maltrattato.
Una piccola luce si è accesa ma con attenzione bisognerà seguire se diverrà fuoco vero o resterà fiammella: l’assemblea svoltasi tra le organizzazioni sindacali, la deputazione regionale e nazionale siracusana e i lavoratori stessi.“L’assemblea – ci spiega Armando Sampietro, Rappresentante Lavoratori Enfap, sede di Siracusa – ha prodotto un documento sottoscritto e condiviso (oltre che dai lavoratori, attraverso il proprio rappresentante) dalle OO.SS, dal vice presidente dell’Anci Sicilia e dalla deputazione regionale e nazionale (qui di seguito il documento) i quali sosterranno la nostra posizione in un incontro con gli assessori al ramo regionali Lo Bello e Caruso che sovrintendono alle due aree della formazione (interventi e servizi).
La soluzione individuata e condivisa da tutti i firmatari del documento è il riconoscimento delle spettanze maturate e non corrisposte (quasi 2 anni per i lavoratori dell’area interventi), il Tfr, la cassintegrazione in deroga per una parte degli operatori sospesi un anno fa e non ancora definita, il trasferimento di tutte le attività assegnate all’Enfap ad altra struttura accreditata”.
Sembra davvero un passo in avanti visto che le firme sono pesanti e significative.“Di certo –aggiunge Sampietro – sarebbe assurdo pensare all’Enfap gestito da altri enti privati, visto che tutti vivono la nostra stessa condizione. Peraltro vi è da aggiungere che alcuni dei nostri colleghi, inseriti nelle liste di mobilità, chiamati da altri enti per ricoprire alcuni incarichi per un monte ore peraltro risibile, sono stati costretti a leggere tra le pieghe del contratto che sarebbero stati pagati solo a finanziamenti arrivati. Non solo ci si chiede di lavorare ancora gratis ma peraltro il pagamentosarebbe subordinato all’arrivo dei fondi! Clausola peraltro nulla perché il pagamento è a fronte della prestazione e dunque è chiaro che i colleghi, dinanzi a tale sopruso, hanno rifiutato! Inoltre accettare con una clausola capestro, per di più illegale, vuol dire veder sospesa la disoccupazione a fronte di un orario esiguo di lavoro (20/30 ore)”.
Vergogna! A fronte delle difficoltà dei lavoratori si può mostrare tanta ignoranza rispetto a quanto stabilito dai principi generali della normativa vigente? Si possono vergognosamente trattare così padri e madri di famiglia?
Ma torniamo all’incontro. “Il momento più significativo – ci spiega il rappresentante dei lavoratori – recepito da tutti i soggetti che hanno firmato la nostra proposta, e che costituirebbe la soluzione per tutti gli operatori degli interventi e dei servizi dell’Enfap di Siracusa, è stato quando il vice presidente dell’Anci ha dato la piena disponibilità a farsi carico di tutte le attività prima assegnate all’Enfap di Siracusa tramite un’ agenzia già esistente, accreditata nel nostro territorio, che fa capo ad alcuni comuni della provincia.
Inoltre a metà mese dovrebbe essere portata in discussione all’Ars, e probabilmente esitata entro marzo, la legge che prevede l’istituzione dei liberi consorzi che potrebbero rilevare le attività tipiche della F.P. sia relative al settore docenza che a quello dei servizi. I liberi consorzi potranno svolgere attività di formazione e ciò consentirebbe di uscire dalle secche della gestione forsennata dei privati! Approvata la legge dei liberi consorzi avremmo un tassello in più che potrebbe determinare la realizzazione di un assetto tale da rilevare in pieno tutte le attività fino ad oggi attribuite agli enti di formazione professionale e in particolare la realtà dell’Enfap di Siracusa”.
Ciò vuol dire che si concluderebbe, per una volta in bene, il problema dei 50 dipendenti. “Ciò non comporterebbe – aggiunge Sampietro – neanche lontanamente l’aspirazione a diventare pubblici e il rapporto sarebbe sempre di natura privatistica ma di certo darebbe stabilità a 50 lavoratori che da anni ormai vivono in una situazione di gravissima precarietà”. Fra tutti i licenziamenti peraltro quello dell’Enfap è anomalo: mancato pagamento delle retribuzioni per svariati mesi e poi licenziamento! La soluzione indicata è valida e possibile e consentirebbe di riallocare 50 lavoratori la cui età media è di 50 anni, che di fatto rischiano di restare per sempre fuori dal mercato del lavoro.
“L’incontro con gli assessori – conclude il rappresentante – dovrà vertere su questi temi e il sostegno concreto che abbiamo ricevuto e la strada individuata sono l’unica soluzione, altrimenti il 70% degli addetti della sede di Siracusa sarebbe espulso dal mercato del lavoro e non per mancanza di competenze quanto di possibilità occupazionali”.
E noi torniamo a chiedere a Crocetta e company: ma la formazione professionale è o no un pubblico servizio? Ed è possibile interromperlo senza conseguenze? Può la Regione, che ne è titolare dopo la modifica del titolo V della Costituzione, venir meno a un proprio ruolo? Non si crea così un danno sociale? Seguiremo ancora da vicino l’Enfap e chi come questi lavoratori si batte per i propri diritti.

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