Il “Ginnasio Romano” sarebbe invece il santuario a Iside-Serapide

Il complesso monumentale che non molti siracusani conoscono, databile tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo, sarebbe un serapeo con annesso teatro, portici e bacino d’acqua o, forse, un importante mausoleo. Per due giorni le guide siracusane hanno aperto ai visitatori

“Quanta folla, quanta affluenza di popolo – mi dicevano – si era radunata qui quando le statue di Verre furono abbattute e rovinate? E dove? Nel luogo più frequentato il più sacro, davanti a Serapide e nel vestibolo del Tempio” (Cicerone, Verrine, II, 160).

Nonostante le avverse condizioni climatiche, alla fine di febbraio le guide siracusane hanno fortemente voluto e realizzato il progetto di aprire al pubblico con visite guidate il cosiddetto Ginnasio romano di via Elorina. Cosiddetto perché, come studi recenti ma anche più antichi ritengono, il complesso monumentale che non molti siracusani conoscono, databile tra il primo e il secondo secolo dopo Cristo,  sarebbe un santuario con annesso teatro, portici e bacino d’acqua, forse dedicato al culto di Iside-Serapide, quindi un serapeo.

Chiamato anche Bagno Bufardeci – dal nome della famiglia siracusana sui cui terreni insisteva –, Bagno di Diana o Venere, comunque denominazioni erronee, venne scoperto nel 1864 da Francesco Saverio Cavallari. Epoche diverse hanno modellato il sito, che ha subito diverse trasformazioni. L’incuria e anche l’appetibilità del materiale costruttivo hanno poi fatto sì che i resti del Ginnasio siano come sfigurati: il marmo è probabilmente stato macinato e utilizzato per la fabbricazione di malte da costruzione, le statue che si presume lo abbellissero – otto, secondo le indicazioni della guida – si sono involate.

È quindi necessario uno sforzo di immaginazione per ricostruire mentalmente quello che forse è stato anche un mausoleo importante. Le ipotesi sulla sua vera natura e destinazione sono quindi tante e sostenute da studiosi del calibro del dott. Guzzardi o della dottoressa Musumeci e di archeologi dell’Università di Catania.

Meritorio è stato comunque lo sforzo delle guide aretusee che hanno permesso anche il posteggio delle auto per i due giorni dell’iniziativa. Il Ginnasio romano merita di entrare nel circuito delle visite turistiche e scolastiche, spesso limitate a percorsi più “gettonati”.

Attendiamo anche l’esito delle nuove ricerche – sui muri di cinta del sito, sul piano di calpestio che non era quello attuale, sulle comparazioni tra gli studi archeologici e le testimonianze come quella di Cicerone, che ne parla come di un punto di ritrovo per la gioventù siracusana; affascinante scoprire che è stato ritrovato del vasellame e statuette, probabilmente tutto materiale votivo: non dimentichiamo che nell’antichità il luogo era ancora più vicino di adesso ai punti di approdo dal mare – e non stanchiamoci mai di conoscere meglio la le testimonianze storico-archeologiche del nostro passato.

 

 

Da leggere

CASTELLI IN ARIA, AL TEATRO GRECO

“Io veramente volevo nascere  scogghiu re ru frati” disse la sacra pietra. Per me che …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti