Un gruppo di cittadini e rappresentanti di associazioni si riunisce per proporre alternative all’attuale modello economico e sociale. Calendarizzati confronti con gli scrittori Marco Bersani (2 marzo), Maurizio Pallante (27 marzo), Tonino Perna (10 aprile), Leonardo Becchetti (22 maggio)
Un gruppo di cittadini singoli o rappresentanti di associazioni si riunisce da mesi a Siracusa per valutare la possibilità di proporre ai cittadini della provincia una riflessione articolata sul modello economico imperante nella nostra società e sulle possibili alternative. E’ stato calendarizzato anche un crono programma di confronti con scrittori impegnati nello sviluppo di analisi e proposte su diversi teoremi di sviluppo: il 2 marzo Marco Bersani, il 27 marzo Maurizio Pallante, il 10 aprile Tonino Perna, il 22 maggio Leonardo Becchetti. Il gruppo è convinto che è necessario, per dare forza e spessore ai progetti, individuare una analisi sempre più chiara della situazione in cui versa la nostra società per elaborare una teoria che stia alla base del lavoro quotidiano. Come dice J. M. Castillo in “L’Umanità di Dio”: Su questioni veramente importanti la cosa più pratica è avere una buona teoria.
L’analisi da cui partiamo è che la nostra società è basata sul consumo, sullo sviluppo illimitato in un mondo di risorse limitate, sullo strapotere della finanza sempre più svincolata dalla economia reale e quindi sempre più fonte di speculazioni. Tutto ciò porta inevitabilmente a una società ingiusta, con spazi sempre più ridotti di partecipazione democratica, a un controllo dei mezzi di informazione da parte dei potentati economici, a danni ambientali irreversibili sia come inquinamento che come esaurimento delle risorse e cambiamenti climatici, ad inevitabili crisi economiche, a un degrado spirituale e morale sempre maggiore. In un quadro dove aumenta sempre più la ricchezza concentrata nelle mani di pochi.
La nostra società è costruita sul mercato globale che si basa sulla competizione come fondamento della coesione sociale e sui rapporti di forza che si vengono a creare, cosa che da tempo porta miliardi di persone a vivere in una situazione di miseria e di sottomissione. Ovviamente tale sistema è custodito da un sofisticato apparato militare che garantisce il perpetuarsi del sistema. Questa situazione genera anche irresponsabilità, quella che Marx chiamava alienazione, ed esasperazione degli istinti di autoconservazione, di autoaffermazione e di gregge.
Quindi pensiamo che sia essenziale continuare a lavorare nell’ottica dell’agire localmente e pensare globalmente e continuare con sempre maggiore impegno e spirito donativo quello che facciamo, ma nello stesso tempo elaborare un progetto politico più complessivo anche nel tentativo di vederlo rappresentato.
Per entrare nell’analisi del problema in maniera più specifica iniziamo con la trascrizione di un brano tratto da una conferenza tenuta da Roberto Mancini coautore di un libro “Beni comuni e pace giusta” (pag. 237-239). Roberto Mancini è esponente in Italia della Filosofia della condivisione, il brano tratta dell’umanità come soggetto di doveri universali nell’ottica dei beni comuni:
“L’umanità è soggetto di doveri universali? Anche qui è essenziale il riconoscimento che l’essere umano, l’umanità come comunità umana sta al mondo perché è responsabile dell’armonizzazione del mondo, è responsabile verso la natura, è responsabile verso le nuove generazioni che verranno, anche quelle che oggi non sono nate. L’umanità deve esercitare questa sua vocazione di essere voce, coscienza, custode del creato. Gandhi parlava di affidamento fiduciario. cioè a noi la vita, la terra, il tempo, lo spazio, i beni della terra sono dati in affidamento.
“Nell’ottica dei beni comuni non è possibile lo spirito di proprietà. Quel “comuni” non vuol dire la proprietà di tutti. Bisognerebbe ritornare a Marx quando Marx spiega che il vero comunismo non è il capitalismo di Stato, non è la proprietà colettiva, in cui tutti abbiamo la proprietà; è proprio l’esodo dalla condizione di proprietà. Beni comuni vuol dire entrare nella logica dell’affidamento fiduciario e della responsabilità: tu non imponi una proprietà assoluta su niente, neppure in termini di proprietà comune, tu ti metti nell’ottica dell’affidamento fiduciario, della responsabilità. Noi non siamo i proprietari dell’acqua, i proprietari del cielo, i proprietari delle risorse della terra. Noi non siamo proprietari, siamo quelli che ne usufruiscono, ma dobbiamo anche preservare e custodire.Se riconoscessimo questo usciremmo da questa stolta concezione.
“Voi lo sapete che dietro la parola “crescita” c’è la parola “consumo”. Cioè io produco 1000 sedie in più, perché intanto le sedie che c’erano le ho distrutte o comunque ormai le devo cambiare; produco 1000 computer in più perché quello che avevo in una settimana è diventato vecchio e devo aggiornarmi….
“Quindi quest’ottica stolta non vede che l’80% dell’economia invece è preservare e mantenere: manutenzione, conservazione, riparazione. Ma dove è scritto che l’economia è produzione infinita per la produzione? E’ una follia, l’economia concreta è proprio restaurare, ripristinare, avere cura. E noi siamo così lontani anche perché questo modello, essendo maschilista, è figlio di una concezione per cui le attività di cura, in quanto ritenute secondarie, sono state demandate alle donne. Le attività di cura sono centrali per l’economia. Ma quando lo vedi questo? Quando riconosci che anche nel rapporto con i beni della terra la logica più congruente è la responsabilità, non è il consumo, non è la crescita quantitativa, non è la competizione. Allora nella misura in cui ci scopriamo come soggetti di dovere, allora possiamo davvero concretizzare la dimensione del diritto”.
L’invito che ci viene è allora quello di vivere nell’ottica dell’affidamento e della responsabilità, ottica da cui discende naturalmente la pratica quotidiana dell’Amore gratuito.
Giulio Viale sempre su “Beni comuni e pace giusta” ci ricorda alle pag. 95-97 i 5 punti su cui si dovrebbe lavorare per un programma politico capace di mettere al centro le risposte capaci di dare seguito alla analisi del punto A: il primo settore è l’energia, compreso il risparmio energetico. Occorre passare in tempi rapidi da un’economia fondata sui combustibili fossili a un’economia fondata sulle fonti energetiche rinnovabili e sull’efficienza energetica. Perché lo spreco di energia che oggi si compie non è sostenibile ricorrendo esclusivamente alle fonti rinnovabili. (Da qui le teorie sulla Decrescita Felice di Maurizio Pallante – visitare il sito del Movimento- o sulla Decrescita Serena o Sostenibile di Serge Latouche).
Il secondo settore è l’agricoltura, cioè un’agricoltura di prossimità (promozione di consumo di prodotti a KM 0, promozione dei GAS – gruppi di acquisto solidali – e dei mercati del contadino), un’agricoltura ecologica, un’agricoltura che non vada a petrolio. Fertilizzanti, pesticidi, motorizzazione, trasporto, catena del freddo, manipolazioni etc, sono tutte attività ad altissimo consumo di petrolio incompatibili con la sopravvivenza della vita umana.
Il terzo settore è la manutenzione del territorio sia in città che fuori città, perché l’Italia è esposta continuamente a delle manomissioni che provocano morti, danni, feriti, ma soprattutto fanno perdere al territorio quelle caratteristiche che ne costituivano la peculiarità.
Il quarto settore è la gestione delle risorse, in particolare la gestione dei rifiuti. Le risorse vanno utilizzate con meno sprechi e soprattutto in maniera che quando il bene in cui sono confluite cessa di avere un’utilità o una ragione per essere posseduto possa essere in qualche maniera riciclato e recuperato integralmente. Quindi facendo finire la gestione stessa dei rifiuti.
L’ultimo settore è la mobilità. I 7 miliardi di abitanti di questa terra, e i 10 che ci saranno, non possono muoversi in automobile come facciamo noi, non è materialmente possibile né per disponibilità di risorse e di combustibile, né soprattutto per capacità dell’atmosfera di assorbire tutte le emissioni che questo produrrebbe. Quindi bisogna passare da una mobilità individuale a una mobilità condivisa (trasporto pubblico, car sarin – autonoleggio ad ore -, car pooling – condivisione di un’auto personale) e bisognerebbe avere la forza di fare entrare nel mercato le nuove tecnologie come quella ad idrogeno non inquinante.
Nell’ottica più propriamente economica segnaliamo alcune proposte e alcuni temi da approfondire (i primi tre punti sono trattati da Leonardo Becchetti sempre sullo stesso libro): la tobin tax: la tassa sulle transazioni finanziarie per evitare le speculazioni della grande finanza; la distinzione tra banche commerciali e banche di investimento; il voto con il portafoglio: quando andiamo a comprare abbiamo un potere che dobbiamo esercitare. Per questo sono nati i GAS – gruppi di acquisto solidali -, il commercio equo e solidale, le iniziative come Addio Pizzo. Lo stesso avviene per il risparmio ed è per questo che dovremmo spostare tutti i nostri risparmi su Banca Etica (se invece di 45.000 soci la banca ne avesse 1 milione, incideremmo sulla politica economica del paese?).
Inoltre, il sistema della BCE che Concetto Rossitto ha analizzato a fondo in un documento a disposizione di chi lo vuole: il sistema dei prestiti agli Stati con il conseguente debito pubblico e le politiche di austerità che tanto male fanno ai popoli europei; il superamento del benessere di una nazione tramite la misurazione del PIL che rappresenta solo l’indice dei consumi, spesso dannosi, di una nazione. Il PIL va sostituito con indici che misurino il benessere reale delle persone che non avviene spesso con i consumi ma con la possibilità di curarsi, di avere una cultura, di lavorare, di potere crearsi una famiglia etc. Oggi infatti si parla diBES (Benessere Equo e Sostenibile). Infine i salari dei manager e dei trader bancari proporzionali ai successi conseguiti e la chiusura dei paradisi fiscali.
*continua il 30 gennaio

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