San Metodio, quattro secoli dopo il martirio, scriveva: “…dormendo nel piccolo letto tra le tombe”, a indicare le catacombe della Borgata, prelevato da Giorgio Maniace nel 1039. La Chiesa non ha mai posto alcuna attenzione e considerazione alle reliquie che si trovano a Metz
Da poco concluse le celebrazioni per Santa Lucia, che come sempre hanno visto la partecipazione di tantissimi fedeli, e non, torniamo alla convinzione espressa dallo studioso francese Pierre Edouard Wagner, docente di teologia a Strasburgo, che le reliquie ‘autentiche’ della santa siano a Metz e non a Venezia (nostro articolo dello scorso numero). Avevamo sollecitato un intervento dell’avvocato Pucci Piccione, presidente della Deputazione Cappella di Santa Lucia, ed ecco le sue considerazioni.
“È opportuno precisare che la presenza di un presunto corpo di Santa Lucia a Metz non è una notizia nuova ed infatti sia Mons. Ottavio Garana che Mons. Pasquale Magnano e Mons. Sebastiano Amena ne hanno parlato, da tempo, nelle loro pubblicazioni sulla santa, così come ne ha parlato la studiosa Maria Stelladoro nel suo scritto del 2010.
Nel passato le reliquie erano considerate strumenti di potere e sono state oggetto di commercio per cui non è difficile trovare, ad esempio, più teste di S. Giovanni Battista o più pezzi dello stesso osso di un santo. Occorre quindi accostarsi con un corretto approccio considerando, come anche da voi affermato, che la presenza di una reliquia non è rilevante per la devozione ad un santo ma costituisce solo un elemento per rendere testimonianza.
Il corpo di Santa Lucia, secondo una tradizione consolidata nella chiesa cattolica, è quello che si trova a Venezia dove venne portato nel 1204 e che era stato prelevato, dalla catacombe di Santa Lucia, da Giorgio Maniace nel 1039.
Cosa induce a ritenere che le spoglie conservate a Venezia siano quelle di Santa Lucia?
Innanzitutto un’antica devozione ed attenzione al corpo che trova, come massimi esponenti, da ultimo Papa Pio X, patriarca di Venezia dal 1893 al 1903, che ha composto una delicata preghiera a Lucia e che ogni 13 dicembre si recava a rendere omaggio alla santa nella chiesa dove è custodito il corpo. E così Papa Giovanni XXIII, patriarca di Venezia dal 1953 al 1958, che nel 1955 ha provveduto a collocare sul corpo, a protezione del viso, una maschera d’argento e ha composto una suggestiva preghiera, o Papa Giovanni Paolo I, patriarca di Venezia dal 1970 al 1978 che la sera del 13 dicembre si è sempre recato presso la Chiesa di S. Geremia e Santa Lucia a rendere omaggio a quel corpo con delicate e intense omelie.
La Chiesa Cattolica, nei suoi massimi esponenti, ha quindi sempre venerato e reso omaggio al corpo di Santa Lucia che si trova a Venezia, così come la comunità siracusana, fortemente e intensamente legata a Lucia, ha sempre rivendicato, da lunghissimo tempo, proprio quel corpo perché della propria Patrona
Devozione popolare e tradizione religiosa, spesso non ricondotta a documenti storici, riconoscendo solo il corpo che si conserva a Venezia come quello di Santa Lucia, non ha mai posto alcuna attenzione e considerazione alle reliquie che si trovano a Metz.
Il corpo che si trova a Metz è stato acquistato a Corfinium, l’odierna Pentima, nel 970 dal vescovo Teodorico di Metz, che si trovava in Italia a seguito dell’imperatore Ottone II.
Ma come è arrivato a Corfinium il corpo di Santa Lucia?
L’unica ricostruzione, peraltro poco attendibile, ipotizza che esso sia stato prelevato dai Longobardi e trasportato da Siracusa al ducato di Spoleto nel 718.
E’ bene considerare al riguardo, come riportato da Mons. Pasquale Magnano nel primo quaderno della Deputazione, che San Metodio (790-846) divenuto Patriarca di Costantinopoli quattro secoli dopo la morte di Lucia, nel componimento poetico “Canone di Lucia” scrive “Tu, anche con la testa recisa, o vergine, partecipasti dei doni di Cristo ed ora, dormendo nel piccolo letto tra le tombe, tu riposi con Dio, supplichevolmente in spirito, rendendolo benevolo per i cantori di inni”.
Tutto ciò lascia pensare che successivamente al 718, e prima della dominazione araba, il corpo di Santa Lucia si trovasse ancora sepolto nelle catacombe e fosse oggetto di pellegrinaggio e devozione.
E’ opportuno considerare, infine, che contemporaneamente a Lucia di Siracusa, si diffuse il culto di una nobile vedova di nome Lucia, originaria di Roma, probabilmente trasferitasi in Sicilia, presso Noto e conosciuta come S. Lucia di Mendola per cui è possibile una confusione rispetto a due distinte persone.
Non può esserci alcun documento scientifico che attesti, con assoluta certezza, che il corpo che si trova a Venezia dal 1204 è il corpo di Santa Lucia anche se, da una ricognizione corporale, è stato accertato che si tratta del corpo di una ragazza di venti anni, formata, che la testa è staccata dal tronco, che manca una vertebra, segno di una decapitazione violenta, e che presenta una ferita nel petto, riconducibile al testo del codice Papadopulo dove si dice che Lucia, prima di essere decapitata, venne fatta inginocchiare.
La presenza del corpo di Santa Lucia qui a Siracusa, nella sua città, per la seconda volta dopo il 2004, deve costituire l’occasione per riflettere sull’attualità della testimonianza di una giovane concittadina che ha voluto donare tutti i suoi beni ai più bisognosi, nel segno della propria fede, ed è stata coerente, fino alla morte, con i propri valori.
Solidarietà e coerenza sono gli autentici simboli che la presenza del corpo di Santa Lucia indica alla sua città in un contesto storico, come il nostro, nel quale tali valori sembrano essere dimenticati.
Grazie per l’ospitalità”.

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