Una certosina ricerca che parte dal ‘500 al ‘900 e rivela, a volte, una città crudele e indifferente. Allo Stato Civile li registravano come Pidocchio, D’Ignoti Parenti, Malasorte, Sciagurato, Miserabile e si scelsero cognomi come Vagina, Ovaia, Emorragia, Demenza, Mignotta, Scrofa
Esposti, gittarelli, proietti, bastardelli venivano definiti i bambini abbandonati a Siracusa. Ad essi, con atteggiamento materno e cura di studiosa, Renata Russo Drago ha dedicato una attenta certosina e particolareggiata ricerca conclusa col libro “I figli dello Stato – L’infanzia abbandonata nella provincia di Siracusa dal secolo XVI al fascismo” edito da Arnaldo Lombardi.
Oggi, annota Renata Russo Drago, i neonati indesiderati vengono abbandonati non più nelle “ruote” dei conventi, ma nei cassonetti, nelle discariche, nelle stazioni, nelle chiese, dove i “figli della colpa” vengono affidati alla altrui carità.
Parte dal ‘500 dunque la ricerca di Russo Drago, quando i “figli di nessuno” a Siracusa sono nutriti (ma vedremo se e come) nell’affidamento ad “aliquas mulieres”, finché nel 1529 a piazza Duomo viene costruito dai Cavalieri di Malta un ospedale rilevato poi dai Fratenebefratelli dell’Ordine Ospedaliere di S. Giovanni di Dio. L’ospedale delle donne, che il Gargallo definirà “miserabile”, aveva solo 6 letti e si trovava in via Roma tra la chiesa del Purgatorio e dell’Itria con annessa “ruota” fino alla seconda metà dell’800.
Per la sopravvivenza dei trovatelli vengono al Consiglio Reginale stanziate 20 onze sulla gabella del pane che nel 1592, a furor di popolo, per la carenza di frumento, venne abolita. Fu deciso di dare 150 onze all’anno ai Gesuiti perché allevassero i gittarelli, anche se pur sempre con risultati precari.
Le ricorrenti crisi economiche imposero tasse su ogni quartuccio di vino, rotolo di carne, “caddo” d’olio, frumento, orzo, farina, animali “col pelo”, vermicelli e maccheroni, cuoio, pelli, panni e sete. Nel 1600 i trovatelli vanno aumentando, e si decide di dare 60 onze a balie per il nutrimento dei gittarelli “et per compra di parapisci fasci“. Ma le provvidenze erano sempre insufficienti, tanto che molte balie smettevano l’allattamento condannando a morte per inedia le creaturine.
Nel 1750 il Viceré de la Viefuille ordina che in Sicilia ogni località venga munita di “ruota” per i bambini abbandonati. Ma l’ordine viene spesso disatteso: i neonati, dopo solerti ricerche, venivano restituiti alle madri che erano così pubblicamente svergognate. Agli inizi dell’800 Siracusa è prostrata da siccità che rovinano i raccolti e si registra la morte di 53 neonati su 79. Nel 1820 viene istituito l’Ufficio di Stato Civile, e tutti i neonati devono essere registrati, proietti compresi a cui nel ‘700 veniva solo imposto il nome di battesimo.
I neonati all’atto della registrazione sono Pidocchio, Giocatore, Abbandonato, Derelitto, della Fortuna, della Provvidenza, Ritrovata, Afflitto, Languente, Lacrimoso, che “mettono in luce la mancanza di pietà per quegli esseri infelici”. Diversi furono anche i Silvio Pellico, Nicolò Machiavelli, Anna Bolena, Lucrezia Borgia, Cristoforo Colombo, Giulio Cesare, Orazio Flacco, Vittorio Alfieri, Ludovico Ariosto. Nella provincia di Siracusa abbondavano Trovatello, Trovato, Proietto, D’Ignoti Parenti, Dimenticata, Abbandonato, Bisognosa, Desolata, Sventura, Afflitta, Malasorte, Languente, Consunto, Mortale, Fastidiosa, Fracassato, Agonizzante, Famelica, Sciagurato, Miserabile, e solo qualche ufficiale di Stato Civile fu benevolo attribuendo pochi Belviso, Bellacosa, Festante, Vezzosa, Delicata. Per contro la fantasia dei preposti alla scelta dei cognomi diventò sfrenata e crudele, per arrivare a Vagina, Ovaia, Emorragia, Crapula, Demenza, Mignotta, Scrofa.
Fortunatamente doveva più tardi intervenire la concessione a chi ne facesse richiesta di mutare cognome.
Libro di enorme interesse culturale, dunque, che accende una luce su un argomento sul quale per troppo tempo è stata stesa una spessa coltre di silenzio e di vergogna, ma che addita ai contemporanei quelle pagine di storia patria che non possiamo gabellare per inesistenti. Lode dunque a Renata Russo Drago, alla paziente e fruttuosa ricerca in scaffali polverosi di diverse località della provincia, e per averci insegnato che anche l’antica capitale del Mediterraneo ha conosciuto un lungo periodo di oscurantismo e decadenza culturale e morale. Fra 200 anni qualcuno dovrà scrivere di fasti e nefasti della Siracusa di oggi.

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