Torna ai privati il servizio idrico ma il bando di gara è stato emanato ai sensi del Codice dei contratti pubblici del 2006 e ignora il Regolamento UE 1251 del 2011 e le successive variazioni. Meglio non concludere il contratto di affidamento e aspettare il varo della legge regionale, in itinere, mantenendo pubblica la gestione del servizio.
Del tradimento di Garozzo rispetto al quarto punto del suo programma elettorale (ripubblicizzazione dell’acqua) abbiamo già scritto. E abbiamo anche evidenziato l’incomprensibile comportamento di chi, riottenuti gli impianti e il ritorno della gestione del servizio idrico al Comune grazie alla opzione consentitagli dalla legge Vinciullo – Di Marco, torna subito dopo ad avviare un procedimento di gara per un nuovo affidamento a privati. Scelta incomprensibile. E gara sbagliata.
La norma in vigore. Come si legge nel bando, la gara è stata indetta secondo le norme dettate dal D.Leg. n. 163 del 2006 (Codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE). Pur da non esperti in materia di appalti, ci risulta che dal primo gennaio 2013 siano entrate in vigore nuove norme europee in materia di appalti; norme inderogabili al là di certe soglie previste per varie fattispecie. Infatti con il Regolamento UE 1251 del 30 novembre 2011 sono state modificate le direttive precedenti (2004/17/CE, 2004/18/CE – cioè quelle prese in considerazione dal bando emanato – e anche la più recente 2009/81/CE) riguardo alle soglie di applicazione in materia di procedure di aggiudicazione. Leggiamo e riferiamo che «Il regolamento in argomento, date le caratteristiche giuridiche proprie di tale tipologia di atto, non ha bisogno di essere recepito [dalle leggi nazionali]; di conseguenza deve considerarsi direttamente in vigore in tutti i Paesi membri».
La soglia fatidica. In seguito all’introduzione di tale nuova normativa, già in vigore in tutti i Paesi dell’UE, la soglia per appalti pubblici di servizi e forniture è stata fissata (dal gennaio 2012) a 130 mila euro per i contratti stipulati dalle amministrazioni centrali dello Stato, e a 200 mila euro in presenza di altre stazioni appaltanti. Successivamente, dal 1° gennaio 2014, per i prestatori di servizi pubblici nei settori dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, la soglia per gli appalti di forniture e di servizi è stata elevata a 414.000 euro. Ma l’importo dell’affare messo in gara dal Comune di Siracusa raggiunge la ragguardevole consistenza di ben 16 milioni e 527 mila euro/anno e, dunque, risulta ben superiore alla soglia oltre la quale è obbligo applicare la normativa europea sugli appalti.
È giusto ricordare che il solerte deputato regionale Enzo Vinciullo è stato il primo a far rilevare alla stazione appaltante la clamorosa svista. L’omessa applicazione della norme europee comporta la nullità o l’illegittimità o l’irregolarità dell’atto amministrativo? Può darsi. A noi profani pare che il bando di gara sia diverso persino nella sua forma da un bando di tipo europeo (reperibile in rete). Ciò ne pregiudica la validità della sostanza? Riteniamo di sì (già per ammontare stesso dell’affare oggetto della gara, superiore alla soglia). Forse è ancora possibile che (espletata la gara ma non ancora concluso, con la stipula di un contratto, l’affidamento oggetto di essa) una delle parti rinunci alla stipula del contratto finale, magari per autotutela, per non perseverare in un errore di procedura. Forse ciò potrebbe comportare l’esborso di qualche modesto risarcimento. Forse, ma non è detto. Sarebbe comunque evitata in extremis la conclusione peggiore di questa vicenda. Consideriamo auspicabile il mantenimento della recuperata gestione pubblica. Riteniamo pericoloso che si arrivi al varo della legge regionale (non più di ripubblicizzazione ma di semplice riordino del servizio idrico, nella sua ultima stesura) con la gestione in mani private: l’attuale testo di legge in itinere rischia di limitarsi a consacrare e a rendere definitivo l’assetto esistente. Continueremo per tanto a difendere le ragioni della ripubblicizzazione e ad esprimere tutta la nostra avversione contro ogni tentativo di riprivatizzare il servizio. Indipendentemente dagli attori amministrativi e dagli aspiranti alla gestione.

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