Se avete la pazienza di seguirmi, vi racconterò, con dovizia di particolari, il modo con cui il consiglio di amministrazione (CdA) della Fondazione Inda ha tentato di sottrarre al Sovrintendente le principali competenze artistiche per attribuirle, con una modifica dello statuto, alla consigliera delegata, Marina Valensise.
La giornata del blitz è il 16 febbraio 2023, data in cui si riunisce il CdA per approvare la delibera numero 1, avente come oggetto “modifiche statutarie“. La scelta della giornata non è casuale. La Fondazione è infatti un’anatra zoppa in quanto nel 2022 si è dimesso il Sovrintendente Antonio Calbi e il suo successore (Valeria Told) verrà nominato dal Ministro della Cultura Sangiuliano solo il 21 marzo 2023: quale migliore occasione per ridurre ai minimi termini le competenze artistiche del Sovrintendente prima che venga nominato?
Il gruppo di comando dell’Inda prepara con cura la giornata del blitz e, come primo atto, il 16 dicembre del 2022, nomina una commissione interna, composta dal professor Michele Romano, dal dottor Giuseppe Voza e dalla professoressa Margherita Rubino, col compito di definire la proposta di modifica statutaria. In pratica ne fa parte tutto il consiglio di amministrazione tranne la consigliera delegata, che si tiene fuori nella fase che precede il blitz per non incappare nel conflitto di interessi (invece ci incapperà come dirò più avanti).
La commissione, diretta dalla Rubino, propone le modifiche statutarie nel senso probabilmente auspicate dalla consigliera delegata e le sottopone al CdA nella seduta del 16 febbraio. Il CdA all’unanimità le “ratifica” (termine che fa intuire l’inopportuna partecipazione alla seduta della Valensise) e invia l’ormai famosa delibera numero 1 al Ministero vigilante “per le necessarie approvazioni di legge”. (Detto tra parentesi, vi sembra corretto istituzionalmente ridimensionare il ruolo del Sovrintendente approfittando del fatto che non è stato ancora nominato e dunque in sua assenza? Così si comportano i “coraggiosi”)
Le “approvazioni di legge”, contrariamente a quanto sperano i consiglieri di amministrazione, vengono, almeno fino ad ora, negate dal Ministero della Cultura che manda in frantumi la manovra ispirata e organizzata dal cerchio magico della Fondazione Inda, sempre più nelle mani di una diarchia.
La vicenda merita alcune considerazioni.
La prima: se la dottoressa Valensise ha votato la delibera numero 1 è incorsa, come pare, in un macroscopico conflitto di interessi essendo direttamente interessata al contenuto dell’atto.
Seconda considerazione: qualora il Ministero della Cultura condividesse l’operato del CdA , il ruolo di Sovrintendente sarebbe puramente decorativo in quanto le sue principali competenze sarebbero assorbite dalla consigliere delegata.
Terza considerazione: secondo il vigente statuto i compiti del consigliere delegato sono di natura amministrativa e pertanto non è abilitato a svolgere compiti tipicamente artistici.
Quarta considerazione: non è strano che in poco più di due anni si siano dimessi due sovrintendenti (Antonio Calbi e Valeria Told)?
E’ verosimile, secondo me, che sia stato il contesto ambientale a rendere difficile la loro convivenza con altre figure. E’ opportuno a tale proposito ricordare quanto ha dichiarato recentemente l’ex sovrintendente Valeria Told: “Alcuni membri del CdA hanno tentato di minimizzare il ruolo del sovrintendente“.
Considerazione finale: nulla di personale nei confronti della dottoressa Valensise e della professoressa Rubino dal momento che sono state entrambe designate nel CdA da ministri (rispettivamente Dario Franceschini e Valeria Fedeli) del Pd, ma “est modus in rebus” diceva Orazio “esistono determinati confini al di là e al di qua dei quali non può esservi il giusto“.
Una considerazione speciale per il sindaco Italia nella qualità di presidente della Fondazione Inda. Ad oggi non ha ancora convocato il consiglio d’amministrazione per attivare le procedure previste dallo statuto (articolo 13, lettera f) per la nomina del nuovo sovrintendente. La motivazione del sindaco è questa: non abbiamo attivato il meccanismo di nomina del nuovo sovrintendente perché non sappiamo se la nomina dovrà essere fatta col vecchio statuto o con quello modificato.
Credo che il presidente dell’Inda non ricordi bene: il CdA non ha affatto modificato l’articolo 13 dello statuto.

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