I decibel sono fuori controllo? Secondo la Cassazione il Comune ha obbligo di controllo. Ci si può rivolgere al Tribunale

Il cittadino “che lamenti la lesione, anzitutto, del diritto alla salute [costituzionalmente garantito e incomprimibile nel suo nucleo essenziale (art. 32 Cost.)], ma anche del diritto alla vita familiare e della stessa proprietà, cagionata dalle immissioni (nella specie, acustiche) intollerabili, ex art. 844 c.c., provenienti da area pubblicapuò rivolgersi al Tribunale ordinario per agire nei confronti del proprio Comune. È infatti nella giurisdizione del Tribunale (è sua competenza) verificare un’eventuale violazione da parte della Pubblica Amministrazione del principio del neminem laedere e, dunque, “della sussistenza o meno della responsabilità ai sensi dell’art. 2043 c.c., per aver mancato di osservare le regole tecniche o i canoni di diligenza e prudenza nella gestione dei propri beni”.

Il Comune quindi è chiamato a “procedere agli interventi idonei ed esigibili per riportare le immissioni acustiche entro la soglia di tollerabilità, ossia quegli interventi orientati al ripristino della legalità a tutela dei diritti soggettivi violati”. Si tratta di un suo compito istituzionale. Questo il disposto chiarissimo di una recente sentenza del 19 aprile 2023 della Corte di Cassazione.

I fatti. Due coniugi residenti nel bresciano – o proprio a Brescia, ma poco importa – avevano chiamato in giudizio il proprio Comune per il chiasso prodotto in tarda sera dagli avventori di alcuni esercizi commerciali “ben oltre l’orario di chiusura degli stessi” (e questo è particolare di non poco conto per dire l’ampiezza delle responsabilità pubbliche).

Il Tribunale adito, accogliendone il ricorso, ex art. 844 c.c. aveva condannato il Comune a un risarcimento di 20.000 euro in favore di ciascun attore a titolo di risarcimento del danno non patrimoniale e al pagamento della somma di euro 9.049, oltre interessi, a titolo di danno patrimoniale. Aveva inoltre  intimato il Comune “a far cessare le immissioni di rumore ovvero ad adottare le cautele idonee a riportare dette immissioni entro la soglia della normale tollerabilità mediante la predisposizione di un servizio di vigilanza in determinati periodi dell’anno con impiego di agenti comunali che si adoperino, entro la mezz’ora successiva alla scadenza dell’orario di chiusura degli esercizi commerciali autorizzati, a far disperdere ed allontanare dalla strada comunale le persone che stazionano lungo la stessa“.

Una sentenza non condivisa dalla Corte di Appello, a cui il Comune si era poi rivolto, alla luce di una serie di argomentazioni giuridiche tra cui l’assenza di giurisdizione del Tribunale ordinario nel merito. Di diverso avviso la Corte di Cassazione che, alla luce di quanto prima abbiamo esposto, ha rinviato il giudizio alla Corte di Appello “in diversa composizione”.

Ecco allora la strada percorribile per quei, tanti, siracusani che, mai come in questa estate, hanno inutilmente lamentato l’impossibilità di prendere sonno la sera o anche, semplicemente, di non essere assordati dal frastuono esterno, non solo risiedendo in Ortigia ma anche altrove: a Piazza Euripide, per esempio. L’intervento di riqualificazione che ne ha modificato completamente l’aspetto originario, come avevamo scritto, ha favorito la sua potenzialità attrattiva e ha consentito nuovi dehors.

https://www.lacivettapress.it/2022/07/15/riqualificazione-di-piazza-euripide-larchitetto-andrea-albanese-ne-illustra-il-progetto-con-qualche-sorpresa/

La ricaduta che ci si attendeva, certo, quella che si voleva per far “girare l’economia”, ma che, non controllata, sta avendo aspetti negativi per i residenti. Alcuni di loro, in particolare disturbati dalle attività del giovedì sera – quando uno dei locali ospita la performance di un cantante – hanno inutilmente chiesto un intervento quanto meno per la riduzione dei decibel – altissimi, insopportabili, da festa patronale – prima alla Polizia Municipale (che se ne sarebbe lavata le mani con le solite motivazioni: devono lavorare anche loro, Lei come si chiama, non abbiamo personale, c’è l’ordinanza del sindaco, si rivolga all’Arpa), poi – appunto – all’Arpa la cui risposta, che chiarisce tutto, è stata già riportata in un articolo de La Sicilia di qualche giorno fa.

La informo che la L 447/95 assegna al comune la competenza dell’autorizzazione e della verifica del rispetto dei limiti di immissione di rumore in ambiente abitativo da parte delle attività produttive ed in particolare di quelle che utilizzano impianti di amplificazione e diffusione sonora durante gli orari notturni. Arpa Sicilia non interviene a richiesta di privati ma solo a supporto delle forze di polizia o per delega della Autorità Giudiziaria.

Il comune di Siracusa da 15 anni non ha adottato la classificazione acustica obbligatoria ai sensi dell’art 6 della L. 447 del 1995 e rilevante ai fini della tutela sanitaria della popolazione.

Ciò premesso invii al suo Sindaco o autorizzi Arpa Sicilia a trasmettere al suo Sindaco la richiesta di controllo che ci ha inviato e confermi la disponibilità ad effettuare gli accertamenti necessari presso la sua abitazione”.

Di fatto un atto di accusa nei confronti del Comune.

 

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