Riqualificazione di piazza Euripide. L’architetto Andrea Albanese ne illustra il progetto… con qualche sorpresa

Vista di tarda sera, quando in giro c’è meno gente, la contestatissima ‘rigenerata’ piazza Euripide ha però il suo fascino. Quando le luci soffuse si sostituiscono ai raggi infuocati del sole, quando la pavimentazione bianca non respinge verso zone d’ombra per il calore riflesso, senza l’afa soffocante, la si può osservare con maggiore serenità e se ne possono apprezzare i pregi.

Dall’estremità di via Epicarmo verso il Corbino, con in prospettiva le aiuole (al momento) ben curate, l’effetto è gradevole: il senso di spazialità è assicurato; è facile immaginare che a breve diventerà un nuovo frequentato punto di incontro, di ‘socializzazione’ come dice il sindaco.

Non sappiamo se sia stato giusto eliminare il boschetto di pini, se davvero costituissero un problema (la questione di sempre da affidare agli esperti); sappiamo di certo che tra qualche tempo, crescendo gli alberi (si poteva piantarne di più ‘adulti’? Forse, e se fosse stato possibile, sarebbe stato certo meglio), l’ombreggiatura sarà assicurata, le polemiche su questo ci appaiono sterili. C’è un eccesso di ‘cemento’? Tante altre piazze di “aggregazione” lasciano vuoto il centro e posizionano le alberature ai margini. Gli esempi anche a Siracusa non mancano.

Meno chiaro invece per noi il significato di alcuni “elementi decorativi”: le ‘arcate’ in corten (materiale ormai immancabile) nascondono l’illuminazione (ancora non funzionante) ma i paletti infissi in terra? La ‘stele’ commemorativa della Lacrimazione, con la fontanella verso la piazza, ha acceso la fantasia, e il sarcasmo, dei ‘leoni da tastiera’. Raccapricciante, senza alcuna ombra di dubbio, il contenitore che nasconde impianti della Telecom: era davvero necessario? Non sarebbero state possibili soluzioni alternative?

L’abbiamo chiesto al progettista architetto Andrea Albanese.

Architetto, partiamo dagli alberi. Era indispensabile eradicare la piccola pineta? E se sì, non era possibile piantare alberi già più grandi, non così striminziti?

Il boschetto di pini era collocato sopra importanti sotto servizi e le radici, invece di andare in verticale, si sono sviluppate in orizzontale, dissestando la pavimentazione; anche per questo non è stato possibile recuperarli. Mentre, per quanto riguarda la nuova alberatura, in corso d’opera abbiamo optato per specie più grandi ma esiste una dimensione massima possibile per impiantare gli alberi che altrimenti rischierebbero di non attecchire. Ci siamo affidati ad esperti del settore e abbiamo privilegiato piante di diversa varietà, alcune con crescita molto rapida altre molto resistenti. Naturalmente c’è anche un problema di costi.

 

Il progetto esecutivo presenta anche altri elementi di difformità rispetto a quello definitivo. Ne vuole spiegare le ragioni?

Nel definitivo la piazza, sebbene fosse impossibile capirlo dalla planimetria, aveva una conformazione concava. Nell’esecutivo, pur cercando di non stravolgere il progetto del 2012, ho invece realizzato una parte sopra elevata – due scalini riconducono infatti al livello del piano di calpestio della piazza -, idealmente un palco da utilizzare per eventi come un cinema all’aperto e altro. Viene data così la possibilità di vivere quello spazio in maniera differente. I preesistenti sotto servizi – la rete della Siam, della Telecom, dell’Enel, il nuovo impianto di fognatura che ancora deve entrare in funzione – non ci hanno dato invece la possibilità di muoverci al di sotto di un certo livello purtroppo.

Ci spiega gli elementi decorativi? Anche quell’orribile ‘contenitore-armadio’ ne fa parte?

Si tratta dell’impianto della Telecom. L’Amministrazione ha chiesto alla società di spostarlo. Non sarebbe stato, io credo, complesso: bastava sfilare i cavi e utilizzare il pozzetto all’inizio di corso Timoleonte. Ma il costo richiesto, 25mila euro, era inavvicinabile per il Comune. Chissà, forse si potrà spostare un domani.

Davvero da non credere! Veniamo alla ‘stele’ in ricordo della Lacrimazione della Madonnina e alla fontanella retrostante.

Che già è stata rotta… ne stiamo scegliendo un’altra. La stele è visivamente collegata alla fontana a raso più in basso che ha getti di acqua verticali temporizzati. L’acqua è l’elemento unificante, il fil rouge, della riqualificazione della piazza come si potrà comprendere più chiaramente di sera, non appena l’Enel si deciderà ad attivare l’illuminazione. Linee a led ‘seguiranno’ il percorso dell’acqua, dalla stele alla fontana, e la linea di luce che si formerà sulla settima panchina, che fa da ‘cornice’ alla fontana, rappresenterà la forza dell’acqua che riesce a spaccare, a tagliare, la pietra.

A proposito di acqua, è stato scongiurato il pericolo di vedere quell’area allagata al primo temporale?

Il nostro è stato un intervento di ‘rigenerazione’ urbana: abbiamo certo previsto la raccolta delle acque meteoriche con apposita centrale, abbiamo sopraelevato i marciapiedi di via Diaz per evitare che siano sommersi dalle acque piovane ma tutta quell’area è depressa rispetto al livello del mare e per risolvere davvero il problema sarebbe necessario il progetto di un diverso convogliamento delle acque, con un sistema meccanico forzato. Interventi che non rientravano tra le opere di riqualificazione, nel budget a disposizione.

Quindi i disagi in caso di forti piogge resteranno, ciò che paventano molti cittadini che criticano anche un peggioramento della viabilità con l’eliminazione della strada di confluenza verso largo Gilippo, anche questa una modifica rispetto al progetto definitivo. Si lamenta l’imbottigliamento delle auto che convergono su via Agatocle in uno stesso punto.

Non c’è stata alcuna modifica al progetto. La strada c’è.

Scusi, in che senso?

Il marciapiede, la strada carrabile e la piazza sono posti tutti allo stesso livello e seguono il naturale declivio del terreno. La strada, posta al livello della piazza, con la pavimentazione unica per dare omogeneità sia visiva che materica, è così delimitata dalla parte degli edifici dagli alberi, dall’altra dai dissuasori in corten. Il progetto prevede che quella strada resti carrabile a tutti gli effetti, che il Comune la possa aprire al traffico in caso di necessità, un trasporto pesante per esempio.

Francamente a noi sembra un’ipotesi abbastanza surreale. È evidente che ben presto su quel lato sarà un fiorire di dehors, di certo non facilmente amovibili, con grande giovamento per i bar/ristorante che ci sono e per la stessa struttura ricettiva il cui restauro è in corso.   

Sarà il Comune a concedere o meno i permessi per tali strutture. Personalmente ritengo che il traffico ne avrà giovamento. Prima, tra le macchine parcheggiate e quelle in seconda fila, gli autobus avevano difficoltà a svoltare. Per rendere fluido il traffico, banalmente, si dovrebbe cambiare la segnaletica spostando il segnale di stop, attualmente su via Epicarmo, su via Ierone, dove il flusso delle vetture è inferiore.

Finisce così la nostra intervista, con qualche battuta sui cestini che verranno messi e sul senso civico di chi la frequenterà, tristemente convinti però che ci sarà sempre il cretino di turno che getterà per terra il chewing gum incurante della macchia scura pressoché indelebile che si formerà sulla bianca pavimentazione (servirebbe un’ordinanza con la previsione di una giusta sanzione) o che si divertirà a imbrattare le panchine. Le telecamere andrebbero subito posizionate.

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