La dottoressa Rosaria Barresi, commissaria dell’Ati (Assemblea territoriale idrica, composta dai 21 sindaci della provincia di Siracusa) sta correndo come un treno per istituire il Servizio idrico integrato. Dopo la predisposizione dello statuto e dei patti parasociali, si sta entrando nella fase cruciale del processo istitutivo, quella della preparazione della gara ad evidenza pubblica e a doppio oggetto (scelta del partner privato e affidamento del servizio). Gara complessa da un punto di vista tecnico e amministrativo e dal cui esito dipenderà il cammino di una riforma fondamentale che prevede l’unicità della gestione idrica in tutti i comuni del Siracusano. Il che comporta il passaggio dalle gestioni, per lo più frammentate e non omogenee, delle singole realtà comunali alla gestione idrica integrata (acquedotto, fognatura e depurazione) da parte della società mista Aretusacque. La commissaria Barresi conta di preparare la gara entro il prossimo mese e di trasmetterla alla Centrale unica di committenza che è la stazione appaltante delle gare delle pubbliche amministrazioni. Se tutto andrà bene, entro l’anno la gara potrebbe essere aggiudicata.
La necessità di questa riforma è documentata dal Piano d’ambito che contiene una minuziosa ricognizione delle infrastrutture idriche esistenti (e mancanti) nei vari comuni e delle loro condizioni di precarietà, per non dire di vetustà e di obsolescenza. Alcuni dati. Il venti per cento delle condotte di distribuzione, che sono lunghe circa 1.700 chilometri, è stato costruito settanta anni fa, un altro 20 per cento oltre mezzo secolo fa, il 50 per cento risale agli anni Ottanta e solo il 10 per cento ha meno di quarant’anni. Più o meno si trovano nelle stesse condizioni le condotte di adduzione che superano i 400 chilometri. Della quantità di acqua immessa nelle reti di distribuzione se ne perde il 52 per cento e forse anche di più. Un enorme spreco. Solo 13 dei 21 comuni della provincia sono dotati di impianti di depurazione in esercizio, nessuno dei quali è un esempio di modernità e di efficienza. Gli 81 serbatoi in funzione sono invecchiati prima del tempo per carenza di manutenzione. In tutto il territorio provinciale non c’è neanche un impianto di potabilizzazione. Secondo le valutazioni del Piano d’Ambito bisognerà installare o rinnovare circa 165 mila contatori, un lavoro capillare che richiederà la collaborazione dei cittadini e dei sindaci. Alcuni comuni di media grandezza sono in condizioni di grande disordine.
Sono soltanto alcuni dati che però danno la misura di una realtà che richiede massicci interventi per dare un migliore servizio idrico ai cittadini
Il passaggio dall’attuale sistema al nuovo richiederà ingenti investimenti per realizzare nuove opere, avviare un programma di manutenzioni straordinarie di molte infrastrutture e di sostituzione di quelle obsolete. Basti pensare al rifacimento delle condotte idriche e fognarie, alla messa in funzione di efficienti impianti di depurazione: tutti lavori indispensabili per garantire la qualità dell’acqua, la continuità dell’erogazione, lo smaltimento dei reflui e per ridurre drasticamente gli sprechi.
A tal fine occorre una razionale programmazione degli interventi sulla base di piani industriali e finanziari in linea col Piano economico finanziario (Pef) che è parte integrante del Piano d’ambito. Il Pef è il “guardiano” della sostenibilità economica e finanziaria del Piano di investimenti, abbraccia un arco temporale di 30 anni (2024-2053) e prevede investimenti per 366 milioni di cui 68 milioni sono i contributi pubblici concedibili. A sostenere gli oneri degli investimenti in base al Pef sarà la società cui verrà affidato il servizio, che dovrà rinunciare a tal fine e per il tempo necessario agli utili di gestione. Mi permetto di non condividere tale orientamento che rischia di far desistere dal partecipare alla gara le imprese più quotate. Un’azienda se fa male si accolla le perdite, ma se fa bene non può rinunciare a tutti gli utili, altrimenti si rischia di scoraggiare gli investimenti.
Per fare tutto questo occorre che i sindaci, che sono i soci pubblici della società mista, guidino nel territorio il processo istitutivo del servizio idrico integrato, stabilendo le priorità secondo una logica programmatoria, e occorre soprattutto che la società aggiudicataria del servizio idrico abbia tutte le competenze tecniche necessarie e un management all’altezza del compito.

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