Anche la ‘Medea’ del liceo Gargallo di Siracusa tra i premiati alla manifestazione ‘Più a Sud di Tunisi’

“Uno spettacolo sapientemente costruito e che ha evocato tutte le sfaccettature del testo, portando il pubblico ad un coinvolgimento emotivo totalizzante. Una performance apprezzata per la delicatezza nel raccontare temi struggenti e attuali, la forza evocativa suscitata, frutto di un insieme sapiente di narrazione, danza, canto e prova attoriale, capace di coniugare dramma, poesia e cronaca storica con ottimi risultati” – è questa la motivazione del premio speciale, nella sezione ‘Teatro’, assegnato alla rappresentazione teatrale ‘Medea. L’estraneità che ci appartiene’ nell’ambito della XVII edizione del Premio Nazionale ‘Più a Sud di Tunisi’, di cui si è svolta la cerimonia di consegna dei premi domenica 21 agosto a Portopalo. Tra i veri riconoscimenti, uno è per l’appunto andato allo spettacolo teatrale che ha coinvolto studentesse e studenti del Liceo Tommaso Gargallo di Siracusa  nell’adattamento del testo di Euripide realizzato dalla professoressa Anna Desireée Coppola, che ha curato anche la regia.

Sulle pagine de La Civetta di Minerva ci siamo già occupati di quest’interessante versione,  rappresentata la prima volta il 6 giugno all’Ara di Ierone di Siracusa con la straordinaria partecipazione, per pochi ma significativi minuti, di Luciana Savignano, ballerina di fama mondiale che in quell’occasione abbiamo intervistato. Una riduzione dello spettacolo è stata preparata ad hoc per la serata di Portopalo.

Parlando in generale di Medea, una delle considerazioni abituali è il rapporto del suo mito con l’attualità. Certo, ciò è più o meno vero anche per altre tragedie del teatro classico antico, ma in Medea forse in misura maggiore. Che pensa a proposito? – chiediamo alla professoressa Anna Coppola.  

“Medea è una tragedia densa di variegate significazioni e di sconvolgimenti tremendi della psiche. Emergono, nello svilupparsi dell’azione, i vari aspetti della società di allora: la condizione subalterna della donna, l’insano maschilismo, il becero potere, affetti ed emozioni, la smodata gelosia. E su tutti, il crimine più nefando che l’essere umano possa commettere: una madre che uccide i propri figli travolta dall’ossessione dell’abnorme gelosia e dalle varie ingiustizie ricevute. Un crimine imperdonabile, anche se Medea vuole giustificarlo in quel suo arcaico concetto di ‘salvarli’. Sì, Medea è purtroppo costantemente presente anche nella nostra sciagurata quotidianità, dove emerge in vicende di cronaca.  Medea non è un mito fine a se stesso ma un mito che si fa realtà odierna. Proprio perché il mito è profondità di pensiero che scava dentro l’animo di ogni uomo, fa ragionare, adombra contenuti di verità”.

Ritorniamo, ancora una volta, all’esperienza di questo adattamento realizzato con ragazze e ragazzi del liceo Gargallo. All’attività di teatro ‘scolastico’ per cui lei nutre una dichiarata passione.

“L’allestimento di questa Μήδεια che abbiamo intitolato ‘Medea. L’estraneità che ci appartiene’ è stato un appassionante percorso, un tentativo di conoscenza dell’aggrovigliata natura umana nella sua complessa essenza: angelo e demonio. Un percorso culturale e artistico basato sulla contaminazione delle arti – musica, canto, danza e recitazione – per mettere in evidenza, in particolare, a quale devastazione può condurre la incontrollabilità delle nostre passioni-emozioni-pulsioni. Una coinvolgente azione laboratoriale per approfondire conoscenze e riflessioni sul nostro essere, per spronarci a fare catarsi e far germogliare, fortificare humanitas ed empatia, perché non abbiamo altra scelta se si vuol vivere da persona padrona di sé in un accettabile e civile contesto sociale. Humanitas ed empatia per non far uscire il mostro furente dalla caverna dentro ognuno di noi. In tal senso, il lavoro con gli entusiasti giovani interpreti del liceo Gargallo è stato un piccolo ma significativo contributo.

Il teatro può essere davvero ‘una palestra di vita’ se riesce a porre ai giovani, che rappresentano il nostro futuro, una riflessione e una valutazione critica sull’essenza dell’humanitas, sui temi chiave della vita: il rapporto col divino, la ricerca della giustizia, la natura dell’amore, il rispetto delle leggi, la ricerca della verità, l’onore, la valenza delle relazioni umane e molto altro. Se ciò avviene, il teatro ‘scolastico’ contribuisce a rimarcare il ruolo della scuola quale luogo insostituibile di costruzione della nostra società, della nostra cultura; quindi anche del nostro teatro – a cominciare da quello classico antico – che veicola imprescindibili valori per il futuro.

 

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