Augusta sotto l’attenzione di nuove cosche?

Una serie di intimidazioni e incendi sicuramente dolosi ad autovetture, ricoveri barche e qualche negozio, come pure il ritrovamento di una bombola pronta ad esplodere in prossimità di un  albergo, ha fatto  riaccendere l’attenzione sullo stato della sicurezza in città. Molti si domandano spaesati come ciò sia possibile in una città dove, apparentemente, negli ultimi anni sembrava tutto scorrere tranquillamente dopo lo shock causato dallo scioglimento del consiglio comunale. La politica ha ripreso il suo tran tran inconsistente, mettendo in campo il solito teatrino. Gente che salta da uno schieramento all’altro con assoluta tranquillità. Manovre di assestamento nella politica locale per sostenere in consiglio una giunta sempre più ostaggio di vecchie consorterie che hanno cambiato volto ma non sostanza; querelle sulla nomina del presidente dell’Autorità Portuale  nel tentativo di assicurarsi sponde “disponibili”  a gestire affari e a garantire clientele più o meno inconcludenti sul piano delle competenze. In questo scenario irrompono i segnali tipici della criminalità comune legati probabilmente al pizzo, allo spaccio, alla supremazia nel controllo del territorio, alla gestione dei affari piccoli e grandi. La politica, quella vera, assente nel mettere in campo iniziative dirimenti al fine di assicurare agli operatori economici un reale supporto nella lotta al malaffare e continua a sopravvivere nei social in un dibattito sempre più lontano dai nodi, mai sciolti, che soffocano lo sviluppo e la sempre più grigia vita cittadina.

Augusta, vista dai social appare una cittadina sempre più marginale rispetto ai grandi temi dello sviluppo, avviluppata in uno squallido e deprimente dibattito sul nulla. Al di la di operazioni modeste e ormai stucchevoli messe in campo per accreditare  una immagine operativa, il tempo si consuma nell’inutile chiacchiericcio sul nulla, incapace persino di recuperare una “normale” gestione dell’esistente. La sera la città si svuota nel buio delle strade male illuminate e ciascuno si rifugia nell’illusoria tranquillità delle serie televisive o nelle fughe fuori porta a Catania o Siracusa per respirare un po’ di vita tra la gente.

Ad un tratto scoppia un incendio, poi un altro, poi ancora uno, e così via in un sequel tipico, così bene raccontato dalle serie televisive di crime. E tutti si interrogano: ma che succede? Nulla, non succede nulla, si è reso esplicito quanto era sussurrato: si è verificato solo un picco nelle fluttuazioni sul valore medio di una realtà asfittica dove cambierà probabilmente il regista. Assisteremo, probabilmente, nel prossimo futuro, a inutili rappresentazioni in un consiglio comunale sempre più scadente, a sceneggiate sugli organi di stampa dove personaggi assolutamente inutili ed ininfluenti si eserciteranno a cercare di captare la benevolenza di un elettorato che cerca padrone  e, dopo che i nuovi registi avranno raggiunto un nuovo equilibrio, torneremo alle sagre e alle chiacchiere sui social che di social hanno sempre meno.

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