Area Teatro è una piccola compagnia indipendente nata una ventina di anni fa ad Augusta, conosciuta grazie agli spettacoli scritti, diritti e interpretati da Alessio Di Modica che ha sviluppato, in modo personale e con linguaggio contemporaneo, la tecnica narrativa del cuntu siciliano ben contaminandolo con altri generi teatrali. A occuparsi di tutti gli aspetti organizzativi è il fratello di Alessio, Ivano, col quale abbiamo approfondito i particolari della campagna di crowdfunding (modalità di finanziamento collettivo che parte dal basso) lanciata da Area Teatro per sostenere e mettere in scena, nel 2021, una versione aggiornata dello spettacolo che la compagnia aveva realizzato in passato sui fatti del G8 di Genova del 2001; su ciò che avvenne durante il vertice dei capi di governo degli allora maggiori paesi industrializzati del mondo.
È un progetto – ci dice Ivano Di Modica – su cui stavamo ragionando da più di un anno. Poi è arrivata la pandemia e come molti siamo stati costretti a fermarci. Ma abbiamo riflettuto e deciso che, pur nel bel mezzo della quarantena, aveva senso lanciare questa campagna per raccogliere i soldi necessari a rimettere in scena e far circolare, in una nuova versione, il lavoro teatrale che tra il 2002 e il 2007 portammo in giro in tutte le regioni italiane. Allora sentimmo la necessità di raccontare ad altri quello che avevamo vissuto, dentro di noi e fuori, durante i giorni del G8 di Genova del 2001. Il nostro fu uno dei primi spettacoli a parlarne.
“20 Anni – Cronache di inizio millennio dal G8 di Genova” è il titolo che avete scelto per il progetto di questo spettacolo. Perché è importante non dimenticare quei fatti ed anzi ravvivarne la memoria?
Vogliamo raccontare a quante più persone possibili, a cominciare dalle nuove generazioni, cosa ha significato Genova, la sospensione dei diritti, il divieto di accesso nelle cosiddette zone rosse, interi quartieri urbani blindati come mai si era visto in Italia; perché continua ad essere attuale e necessario difendere i valori della democrazia, delle libertà personali, dei beni pubblici, dell’antifascismo. Soprattutto, vogliamo raccontare la storia di un movimento internazionale ampio e variegato che si occupava di diritti umani, lavoro, migrazioni, repressione, difesa dei territori, libertà di stampa, valorizzazione di espressioni artistiche, economia dal basso, inquinamento e gestioni sostenibili delle risorse naturali, finanza etica. E tutto ciò prima delle grandi crisi economiche e delle grosse emergenze degli ultimi anni. Genova non fu solo una manifestazione contro il G8, ma anche tanti tavoli di lavoro per progettare e realizzare il grande sogno di un mondo a misura d’essere umano.
L’approccio di partenza del vostro spettacolo era e rimane autobiografico?
L’elemento autobiografico è quello di quattro ragazzi siciliani che vivono in uno dei territori più industrializzati d’Europa. La lotta all’inquinamento, respirare veleni ogni giorno e la devastazione del loro territorio li ha spinti sin da giovanissimi all’impegno, a far maturare una coscienza civile. E in quel luglio del 2001 partono in treno diretti a Genova col desiderio di unirsi a decine di migliaia di persone, moltissime con esperienze di lotta nei propri territori; insieme per manifestare pacificamente contro i rappresentanti degli 8 Paesi più potenti del pianeta in una città che sembrava in preda a un’occupazione militare.
Il progetto di riparlare e far discutere del G8 anche attraverso un lavoro teatrale, sta trovando condivisioni?
Ci fa piacere che il progetto sia stato immediatamente condiviso da persone che stimiamo quali Haidi Gaggio ed Elena e Giuliano Giuliani ossia i famigliari di Carlo, Vittorio Agnoletto che allora fu il portavoce del Genova Social Forum, il vignettista Vauro Senesi, la scrittrice Maria Rosa Cutrufelli, il musicista Massimo Zamboni, il cantante Cisco Bellotti, il cantautore Enrico Capuano, il regista Antonio Bellia, il giornalista Marco Ciriello, Renato Di Nicola del Foro Italiano ed Europeo dei Movimenti per l’Acqua.
La campagna di sottoscrizione è partita da poco. Sta andando come vi aspettavate?
Nel giro di una ventina di giorni sono arrivati circa 3.000 euro grazie a una sessantina di sostenitori. Rimangono ben undici mesi e siamo abbastanza fiduciosi di raggiungere l’obiettivo dei 18mila euro che abbiamo quantificato per le spese necessarie ad approntare, nel migliore dei modi, la nuova versione dello spettacolo. Come spenderemo i soldi sarà comunicato dettagliatamente all’insegna della massima trasparenza. Eventuali contributi in più li gireremo al comitato “piazza Carlo Giuliani”.
Assieme alla raccolta fondi quali iniziative avete programmato prima della messa in scena dello spettacolo?
Il progetto prevede nella prossima estate, comunque tenendo conto dei tempi di rientro dall’emergenza sanitaria, il tour che abbiamo chiamato “Partigiani della memoria” in cui verrà presentata l’anteprima dello spettacolo. Durante ogni anteprima sono previsti momenti di memoria collettiva, con la possibilità per chiunque di raccontare l’esperienza personale di quel G8 del 2001: dov’era nel corteo, cosa ha visto, da quale contesto veniva. Anche chi non c’era potrà raccontare la propria percezione dei fatti ed esperienze di lotta, di associazionismo, di aggregazione in cui era allora impegnato. Così da ricostruire una memoria collettiva di quel movimento e di quel momento storico, da cui verrà creato un grande archivio di storie da presentare nel 2021 e a disposizione di chi ne vorrà usufruire.
INFO sulla campagna di crowdfunding di Area Teatro https://www.produzionidalbasso.com/project/20anni/
IL G8 DI VENTANNI FA
Dal 20 al 21 luglio del 2001 si svolse a Genova il G8, l’annuale forum politico-economico che riuniva i capi di governo dei maggiori paesi industrializzati del mondo. In aperto dissenso, negli stessi giorni il variegato movimento no global organizzò iniziative alternative e manifestazioni di protesta che richiamarono nel capoluogo ligure decine di migliaia di persone. Alla scelta molto discutibile del governo Berlusconi di organizzare un evento del genere in una città dalla toponomastica particolare e decisamente inadeguata rispetto alle misure di sicurezza, segui una gestione dell’ordine pubblico disastrosa e irresponsabile. A cominciare dal ministro degli Interni Claudio Scajola e dai vertici della catena di comando.
A fronte della moltitudine di manifestanti determinati ma pacifici, una minoranza diede vita ad azioni violente e vandaliche, in particolare gli appartenenti, veri o presunti, al cosiddetto Black Block (Blocco Nero) ambiguo sin dal nome. Ma a rimanere impressi nella memoria sono stati la morte di un giovane manifestante di 23 anni, Carlo Giuliani, colpito da un proiettile in circostanze non del tutto chiarite a livello giudiziario, e le violenze inaudite compiute da appartenenti alle forze a danno di manifestanti inermi. Su tutti il massacro avvenuto la notte del 21 luglio all’interno del complesso scolastico Diaz-Pascoli – sede del Genoa Social Forum e adibito per l’occasione a dormitorio – quando centinaia di poliziotti fecero irruzione picchiando e massacrando di botte 93 persone presenti nella scuola, che non avevano opposto alcuna resistenza. Quelle violenze e le altre verificatesi nella caserma di Bolzaneto furono negli anni seguenti oggetto di procedimenti penali: in parte con riconoscimenti di responsabilità, condanne in sede civile inflitte allo Stato italiano per gli abusi commessi dalle forze dell’ordine e risarcimenti pagati a numerose vittime dei pestaggi, alcune delle quali riportarono lesioni gravi e danni permanenti. Da registrare anche alcune condanne a manifestanti ritenuti effettivamente responsabili di reati, compiuti durante gli incidenti avvenuti nelle strade di Genova.
Da ricordare le parole, pesanti come un macigno, della Corte europea dei diritti dell’uomo che il 7 aprile 2015 dichiarò all’unanimità che durante l’irruzione nella scuola Diaz era stato violato l’articolo 3 sul “divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti”. Torture che manifestanti in stato di fermo subirono pure nella caserma di Bolzaneto, ed in seguito accertate con qualche ammissione di responsabilità e relativi risarcimenti da parte dello Stato, sempre di fronte alla stessa Corte europea.
A Genova in quei giorni del luglio del 2001 come ebbe a sottolineare Amnesty International ci fu “La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale”.

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