I Diari della Quarantena: la Terrazza

Giorno 13. La Terrazza

La terrazza del mio condominio misura 230 passi che corrispondono a quasi 200 metri. Da alcuni giorni è diventata la mia pista ciclabile, il mio campo scuola. All’inizio ci andavo per prendere aria, ammirare il panorama: di sotto, un ampio parco con caseggiato antico, resti archeologici abbandonati con attorno uno stagno dove starnazzano papere. Altri versi di volatili si sono adesso aggiunti e sono percepibili ma non li so riconoscere. Ad est la guglia della Madonnina, da dove giunge al pomeriggio un suono di campane; a sud una piazza/parcheggio totalmente deserta e silenziosa, più a destra la stazione meta ormai di pochissimi treni che nemmeno fischiano più e dietro ancora un ampio scorcio del Porto Grande; ad ovest il viale che porta fuori città in direzione tramonto del sole, all’orizzonte uno spettacolo di colori.

230 passi, quasi 200 metri. Faccio più di venti giri al mattino e altrettanti al pomeriggio, se non piove. Quasi 5 chilometri, un po’ meno di quando andavo al campo scuola o alla pista ciclabile ma è già tanto. Girando attorno quel perimetro per quasi 50 volte al giorno pure le sommità dei palazzi ormai mi sono familiari. So quante parabole ci sono in uno e quanti serbatoi di acqua nell’altro. Antenne rotte dappertutto. Il silenzio è la vera novità e se giro lo sguardo attorno sembra di stare dentro un video a cui hanno tolto l’audio. Le abitazioni sembrano deserte: persiane quasi tutte abbassate, eppure le persone dovrebbero essere a casa. Poche sono quelle che si scorgono dalle finestre o ai balconi. Ad est solo un paio di volte ho visto una ragazza con il suo bimbo in terrazza, ma in modo fuggevole. A sud ogni tanto una ragazza al balcone prende il sole mentre parla al telefono. Mi sono convinto che deve essere una prof fuori sede, perché il suo appartamento è piccolino e avrà il fidanzato nel suo paese di origine. Più a sinistra una coppia di giovani, ogni tanto lei siede sul davanzale della finestra con un libro in mano, mentre lui sta seduto sulla scrivania probabilmente al Pc. A nord una signora fatica a tenere a bada i figli che litigano in balcone. Coincidenza molto ma molto particolare: tutti questi vicini, colleghi di quarantena, abitano al terzo piano. Come me. Non sarà un caso troppo strano? O forse dovrei dedurre che soltanto quelli del terzo piano hanno una predisposizione a trapelarsi.

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