Più volte su questo giornale è stato affrontato il tema del reddito di cittadinanza con argomentazioni varie, talune che ne sostenevano la validità
altre che ne evidenziavano la inutilità per gli scopi per cui era stato pensato
Argomentazioni che restano valide ed opportune se riferite al tempo in cui furono espresse ed al contesto in cui operavano. Oggi il coronavirus ha ribaltato il tavolo e bisogna considerare l’utilità che tale provvedimento assume nel contesto in cui ci troviamo. In tempi in cui la mobilità è quasi cancellata, il lavoro nero è quasi scomparso e, conseguentemente, anche le fonti di reddito seppure precarie che tale condizione consentiva a una moltitudine di disperati, ed emarginati a vario titolo, ultimi, per sbarcare il lunario.
In questo contesto gli abusi, gli eventuali approfittatori e i cosiddetti “furbetti” sono ben poca cosa rispetto al dramma sociale che il reddito di cittadinanza concorre ad attenuare. Quindi, meno male che c’è! Nonostante tutto, si rivelerà una forma di sostegno alle famiglie più deboli a prescindere da certificati, Isee e quant’altro la nostra società abbia partorito per scovare i furbetti ma non i furboni. Quindi viva il reddito di cittadinanza ai tempi del coronavirus. Quando ne usciremo, perché ne usciremo, continueremo a disquisirne in merito.

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