Doveroso il recupero dei 400 mln di evasione tributaria ma l’amministrazione deve prima fare i conti con sé stessa
Con un’evasione calcolata per il decennio 2004-2014 intorno ai 400 mln di euro, impossibile non dare ragione all’assessore comunale alle politiche per l’innovazione Rita Gentile: “L’atavica carenza di liquidità e risorse finanziarie, unita alle difficoltà incontrate da un settore che presenta una sempre crescente complessità ed una evidente difficoltà a svolgere in maniera efficace il proprio ruolo, rende la sostenibilità degli enti locali sempre più precaria. Aumentare la capacità di riscossione dei comuni comporta che i tributi comunali ritornino al centro dell’attenzione di chi amministra per ottenere il miglioramento delle entrate dell’ente” che si traduce, aggiungiamo noi, nella possibilità reale di rispettare la funzione principe dell’ente locale: garantire i necessari servizi ai cittadini, creare una società ordinata e “giusta”, migliorare la qualità di vita della comunità amministrata, far prosperare la città nel rispetto della vocazione originaria e propria, facendo in modo che tutti contribuiscano a tali obiettivi sulla base di regole certe ed eguali per tutti.
Certo, ma in cosa è amico il fisco che già imposta in maniera scorretta il cosiddetto avviso bonario, la “diffida”, perché di questo si tratta, rivolta al cittadino “a risolvere la situazione debitoria per bloccare le procedure esecutive sui patrimoni”, una dicitura che non può indurre allo spirito collaborativo tanto propagandato tra contribuente ed ente ma piuttosto a mettersi in allarme e ad assumere una posizione di difesa contro l’avversario.
Il cittadino, ignaro tra l’altro, per la maggior parte dei casi, dei contenuti del progetto Riscontro, di cosa consista il Semplifisco, e inconsapevole che si tratti di un prestampato, viene a sapere in un attimo di essere sicuramente inadempiente (mentre spesso accade che non lo sia per niente) – “Il Comune ha individuato la sua situazione patrimoniale e/o reddituale” -; che già è stato allertato il braccio armato per recuperare il “sicuramente” non versato – “la sua situazione (debitoria!) è stata già comunicata all’agente della riscossione affinché provveda a svolgere le azioni esecutive”-; e che la stessa Agenzia delle Entrate (come se già non si sapesse) ha libero accesso ai dati dei rapporti bancari e patrimoniali “qualora i dati indicati non fossero sufficienti a soddisfare il credito dell’amministrazione” !
Ma non basta al fisco amico aver creato un clima di terrore, materializzato occhi giganti a scrutare redditi, semmai esigui, del contribuente anche “fedele”; arriva la zampata finale: caro evasore puoi anche, se vuoi, chiedere una rateazione ma devi far presto perché le azioni esecutive sono già in via di attivazione e anche i costi ti sarebbero addebitati. Cogli quest’ultima opportunità!
Ma cosa c’è di amichevole e di bonario in questo avviso? Siamo davvero certi che non sarebbe possibile pensare ad una comunicazione efficace, garbata, e anzitutto fondata, rispettosa nei confronti di chi fa parte dello stesso sistema e che in chi amministra non necessariamente deve vedere un nemico?
Se poi si aggiunge che tali parole, a nostro avviso dai toni velatamente intimidatori, nascono da errori della stessa amministrazione, spesso inadempiente nella fase preliminare per non avere curato con la necessaria efficienza l’effettivo inoltro all’utente dell’avviso contenente importi e scadenze di pagamento, che sta imparando ora con il “fisco amico” a guardare nei conti dei cittadini ma non sa guardare nei propri, che non tiene in ordine le entrate dei tributi e ritiene lecito chiedere, tutto insieme e grossolanamente, somme talvolta (spesso) già versate, o cartelle esattoriali rottamate per legge, o cartelle mai notificate per negligenza dell’esattore (di un anno il termine stabilito), allora davvero, a fronte di tante incongruenze, viene meno la fiducia, e la serenità, del cittadino nei confronti di chi amministra.
SCHEDA PROGETTO “RIS.CONTR.O”
Il progetto Riscontro, promosso dall’Autorità di Gestione del Pon (Programma operativo nazionale) “Governance e capacità istituzionale 2014-2020” per interventi mirati al trasferimento, evoluzione e diffusione di buone prassi fra Pubbliche Amministrazioni, ha visto il Comune di Siracusa quale capofila dei sette Comuni coinvolti.
Quindi mettere insieme diverse amministrazioni locali che lavorino per il comune interesse dell’accertamento fiscale come leva per apportare benefici alla finanza pubblica, contribuendo a ridurre con sistematicità l’evasione esistente. La strada per arrivare a tale obiettivo è consistito nella conoscenza e diffusione della buona pratica “SemplifiSco – Riscossione e contrasto all’evasione”.
È stato quindi messo a disposizione degli enti un sistema informatico che aggrega oltre 60 banche- dati comunali e nazionali, nella disponibilità dei Comuni, per individuare i casi di evasione su tributi locali ed erariali, potenziando la capacità di accertamento; le informazioni sui debitori (ad esempio l’analisi delle quote inesigibili in rapporto ai patrimoni detenuti e aggredibili) e i dati di monitoraggio, potenziando la capacità di riscossione.
Inoltre è stata proposta una soluzione organizzativa che definisce le procedure utili per un efficace contrasto all’evasione e per una migliore gestione della riscossione coattiva.
Il progetto iniziato nell’aprile del 2018 e ora concluso in quella che si ritiene una prima fase ha lasciato in eredità modelli operativi di intervento, composti dal software, interamente Open Source, da manuali e procedure, atti amministrativi e da lettere che possono consentire ad altre amministrazioni di riusare SemplifiSco in autonomia.

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