Andrea Schiavo: “Nel campo della musica barocca, anche i più noti musicisti sono sconosciuti alla massa”
Andrea Schiavo è certamente un siracusano di cui la nostra comunità può essere fiera. È schivo e di una modestia rara. È considerato dagli esperti uno dei pochi artisti di musica barocca. Abbiamo il piacere di incontrarlo e gli chiediamo della sua ultima composizione.
Andrea Schiavo, perché una composizione di musica sacra?
La Messa Gitana nasce dal desiderio di ricordare la memoria di un grande amico a cui molto devo per la mia formazione musicale e cioè Salvo Palella, deceduto ormai 10 anni fa. La prima stesura della Messa, limitatamente al Kyrie, risale al 2013, pubblicata dalle Edizioni Musicali Novecento. Il Kyrie è basato sulla nota Folia di Spagna di Gaspar Sanz ed altro materiale melodico di tradizione ispanica. La prima esecuzione, del solo Kyrie, è stata fatta nel gennaio dello stesso anno nella Chiesa Madre di Santa Maria di Licodia (CT), per volontà del parroco don Santino Salomone e dedicata alla memoria di don Salvo Palella, già parroco della cittadina etnea, deceduto prematuramente.
Una profonda amicizia mi legava a Salvo Palella sin dal 1980. Egli era stato organista nella Chiesa Madre e studioso di musica sacra. La sua profonda conoscenza del repertorio antico e della prassi esecutiva mi furono di grande aiuto per i miei studi. Dopo il diploma di pianoforte, conseguì quello d’organo. I suoi interessi spaziavano dalla musica sacra al canto gregoriano e alla polifonia rinascimentale. Tuttavia la sua vera vocazione era il sacerdozio e, entrato al Seminario Vescovile di Catania, venne ordinato sacerdote.
Compagno nelle mie scorribande etnee fu il compianto e fraterno amico Benedetto Saccuzzo. Una irrequieta sera d’estate, incontrai per la prima volta Salvo, proprio nella residenza estiva della famiglia Saccuzzo a Fontane Bianche. Anche con Benedetto, che al tempo studiava il violino, condividemmo gli stessi interessi ed insieme decidemmo di formare il trio Adrian Le Roy. La Messa vuole pertanto ricordare anche il caro Benedetto, due sinceri amici con i quali ho condiviso un pezzo di strada.
Andrea, oltre ad essere un musicista sei anche un insegnante di lungo corso. Com’è cambiato il rapporto dei giovani rispetto allo studio e al sacrificio legato allo studio della musica?
Direi che l’atteggiamento nei confronti dello studio della musica è decisamente cambiato e, fatte le debite eccezioni, sono sempre meno i giovani che intraprendono studi musicali accademici. La scuola media dà la possibilità dei corsi ad indirizzo musicale con specialità di strumenti vari, dal piano al violino o ancora la chitarra o il flauto. I corsi preparano l’ingresso al liceo musicale se seguiti con impegno e costanza, ma sono pochi gli alunni che raggiungono risultati degni di nota e ancor meno quelli che decidono di continuare il liceo musicale o il conservatorio. I giovani non ascoltano musica classica e anche nel campo della musica leggera seguono spesso improbabili “artisti” i cui livelli musicali (e non solo) sono molto discutibili.
Un musicista vissuto nel sud d’Italia quale scotto paga in termini di isolamento dalle grandi opportunità esistenti in Italia e in Europa?
Un musicista formatosi nel profondo sud vive una condizione di isolamento culturale, ma anche altrove le cose non vanno tanto bene per la musica “colta”. L’interesse del pubblico è senz’altro diminuito, rispecchia una condizione che abbraccia tutto il mondo della cultura e non credo che sia solo una questione di mancati finanziamenti. Non saprei dire, probabilmente per affermarsi nel mio campo bisogna essere molto determinati e lavorarci a tempo pieno. Poi anche un briciolo di fortuna e opportunità per entrare in certi circuiti. L’isolamento non aiuta di certo e neanche un atteggiamento non proprio determinato come può essere il mio. Io non ho di sicuro velleità di successi su larga scala, anche perché la musica barocca non è che abbia tutto questo seguito di pubblico e anche i più famosi musicisti, in questo campo, sono sconosciuti alla massa.

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