“Il Parco Archeologico è annullabile per via giudiziaria”

Intervista a Silvia Mazza: “Quello di Siracusa, peraltro, è l’unico nato senza il preventivo parere del Consiglio dei Beni Culturali”

 

La Civetta di Minerva, 18 maggio 2019

Tutti a celebrare, finalmente, la nascita dei parchi archeologici siciliani e lei no. Da sola, o forse con pochi, contro tutti a cercare sempre il pelo nell’uovo, ad andare a cavillare, a spaccare il capello in quattro. Per qualcuno, solo voglia di protagonismo, di fare il Bastian contrario. Eppure… eppure le sue opinioni hanno il sapore dell’oggettività e della competenza. Almeno per noi. E quindi le andiamo a raccogliere le sue idee controcorrente. Anche per cercare di capire se per caso, solo per caso, non abbia ragione.

E allora, dottoressa Mazza, cosa c’è che non va nell’istituzione dei parchi archeologici nella nostra bella terra?

“L’11 aprile scorso il Presidente della Regione Siciliana, nella qualità di assessore ad interim dei Beni Culturali dopo la tragica scomparsa di Sebastiano Tusa, ha firmato i decreti per l’istituzione degli ultimi otto parchi previsti ben 19 anni fa dalla legge regionale. Si arriva così a quota 14: due in meno di quelli previsti in origine, ma sempre il doppio di quelli nel resto d’Italia. Certo! Ma in che modo? Trucchetti, leggi aggirate, interpretate «creativamente», scorciatoie amministrative: a questo prezzo i parchi li si sarebbe potuti fare già da molti anni, senza aspettare il Governo Musumeci.

C’è poco da rallegrarsi. Le diverse irregolarità che ho segnalato nel corso degli anni, dovute a difformi interpretazioni del testo legislativo, hanno raggiunto il culmine proprio nelle azioni intraprese dall’anno scorso.

Dal caso di Segesta, dove troviamo un dirigente inquadrato, anche economicamente, alla stregua di quelli dei parchi belli che fatti, pur non essendolo (e il giorno dopo queste mie osservazioni arrivò il decreto “riparatore”), all’annuncio dell’istituzione del parco di Pantelleria, quando invece si trattava solo di una voce reinserita nell’elenco dei parchi (come ci si affrettò a confermare), e che tale incredibilmente rimane, anche se il parco risulta ufficialmente istituito dall’aprile scorso, perché nasce privo dell’indispensabile perimetrazione e zonizzazione.

Dall’espediente che recupera il parere dato dal Consiglio Regionale dei Beni culturali nel lontano 2001, perché per istituire i parchi la legge richiede obbligatoriamente che sia sentito l’organo tecnico consultivo (sì, ma su questioni all’ordine del giorno e non su quelle di venti anni prima!), alla decisione alla fine di convocare l’attuale Consiglio, dopo che è stato smascherato il «trucchetto» (per tutti i dettagli procedurali sollevati, anche per quelli che seguono, rinvio all’intervista che ho rilasciato l’8 maggio scorso al giornale online «BlogSicilia»). Sì, perché un Consiglio c’era, anche se si tratta di quello insediato frettolosamente da Crocetta e lasciato nel dimenticatoio da Musumeci, salvo ripescarlo nel momento del bisogno”.

Parliamo della seduta decisiva, quella del 30 gennaio, quando si sono acquisiti i pareri necessari all’istituzione dei parchi. Cosa c’è che non va?

“Certo, decisiva! Peccato, però, che non sia stata altro che qualcosa di molto simile a un’autorizzazione a sanatoria, cioè conseguita dopo aver compiuto l’atto da autorizzare. Ha presente una sanatoria edilizia volta a rendere legittima una costruzione abusiva? Quella seduta non è stata altro che una scorciatoia in barba alla legge che norma la materia dei parchi archeologici. A meno che ci sia qualcuno disposto a credere davvero che in poche ore siano state studiate le carte, passate in rassegna tutte le perimetrazioni relative ai parchi di Leontini, di Lilibeo – Marsala, delle isole Eolie, di Himera, di Solunto, di Monte Jato, di Camarina, di Cava D’Ispica, della Valle dell’Aci, di Morgantina, di Eloro – Villa del Tellaro, di Siracusa, di Gela e di Tindari.

E se anche fosse, la legge regionale che norma la materia richiede che gli esperti si esprimano, in sedute dedicate, sui singoli casi, mentre è avvenuto che si è dato il via libera, in una sola, a ben 14 parchi. Non ce n’era bisogno, era già avvenuto nel 2001, col decreto di istituzione del sistema dei parchi archeologici dell’allora assessore ai Beni Culturali Fabio Granata, lo stesso che ha firmato la legge 20/2000, anche se il Governo evita di ricordarlo. Con un testo così contraddittorio e carente sembra quasi che l’ex leader di #DiventeràBellissima abbia posto vent’anni fa le basi per dare qualche problema a Musumeci che anni dopo l’avrebbe «scaricato»!”

Sembra di capire che il passaggio più controverso di tutta questa intricata materia ruoti proprio intorno al parere del Consiglio, a quando sia necessario acquisirlo?

“Già. Qui iniziano i guai. C’è chi ritiene lo si debba fare al momento dell’istituzione del parco, come fatto per Naxos nel 2007, e adesso, ma in un colpo solo, per i decreti firmati da Musumeci; chi già in fase di perimetrazione, ovvero di individuazione delle zone che lo delimitano (come per Segesta, Selinunte). C’è poi chi si è dimostrata in preda alla confusione più totale, come l’ex assessore di Crocetta Mariarita Sgarlata, a cui dobbiamo tutte le decretazioni scriteriate che compongono lo scenario caotico ereditato da Musumeci. L’attuale consigliera del Ministro Alberto Bonisoli aveva intanto perimetrato, lasciando poi a chi avrebbe fatto veramente i parchi il balzello dell’ingombrante parere dell’organo consultivo, salvo però smentirsi con l’istituzione di Selinunte (2013), in cui viene fatto valere il parere del Consiglio risalente ad anni prima, proprio in fase di proposta di perimetrazione da parte della Soprintendenza, mentre, al contrario, ha perimetrato Segesta, passando dritto sopra la bocciatura del Consiglio.

C’è una legge, dicevamo, ma non si sa nemmeno se il parere del Consiglio vada acquisito anche quando si tratti di modificare l’elenco dei parchi: nel 2001 fu acquisito, poi la Sgarlata, appunto, ne ha fatto a meno nel 2013 e nel 2014, così Vermiglio nel 2017 e ancora Tusa nel settembre scorso. Una volta se n’è tenuto conto, l’altra no. In base a cosa? Che la legge lo richieda lo conferma nel decreto 2013 di prima, con la solita “coerenza”, la stessa Sgarlata (va “richiesto ai sensi del comma 2, art. 20, l.r. 2000”), salvo in quell’occasione stessa prescinderne”.

Cavilli burocratici! L’importante è che siano stati istituiti. Finalmente!

“Sta scherzando, lo so! Sono ipoteche. Un’ipoteca che si è posta sui parchi neonati, che li rende vulnerabili in quanto annullabili in via giudiziaria, qualora i privati, come già successo a Siracusa, volessero ricorrere al Tar per far valere i propri interessi. È da questo momento che si gioca la vera partita in tribunale: se i ricorsi contro il parco di Siracusa sono stati finora dichiarati inammissibili, è stato solo perché il decreto impugnato non è ancora quello definitivo, ma solo uno step intermedio. Con buona pace dell’ex assessore Sgarlata che difende il suo decreto, i magistrati hanno detto chiaramente che gli effetti urbanistici discenderanno solo dalla effettiva istituzione del parco.

Nella “sedutissima” di gennaio, solo per il parco di Siracusa è stato espresso un parere con riserva, l’acquisizione del parere definitivo era stata rinviata ad altra seduta, mai tenuta dopo la scomparsa dello sfortunato assessore Tusa. Quello di Siracusa, dunque, è l’unico parco che nasce privo di parere. E questo al netto del valore che si voglia attribuire al Consiglio che avrebbe dovuto renderlo. Delle due l’una, o questo parere del Consiglio serve per tutti i parchi oppure non serve per nessuno”.

Ma non si sente a disagio in una guerra che ha dichiarato solo lei? Lei contro tutti?

“Non sono sola, anzi! Dopo aver letto le mie inchieste giornalistiche, il Presidente dell’Associazione Nazionale Archeologi si era impegnato a prendere una posizione entro 48 ore e ha mantenuto la promessa. È proprio Alessandro Garrisi a parlare di “spirito della legge tradito”; a dire che la modalità di istituzione dei parchi a cui pensava Tusa è “in contrasto con l’accelerazione data dal Presidente Musumeci a tutto il procedimento”; che sia imprescindibile “la precisa perimetrazione degli stessi” (il riferimento è, evidentemente, al parco di Pantelleria sorprendentemente istituito senza l’obbligatoria perimetrazione) e ancora che sia “imprescindibile” affidare la loro gestione alle migliori professionalità e competenze tra i professionisti dell’archeologia attraverso una selezione trasparente condotta con il coinvolgimento anche delle associazioni professionali”. Proprio quanto di più lontano possa esserci dalla situazione attuale, in cui tutti i comitati tecnico-scientifici sono esautorati da commissari, fatta salva la Valle dei Templi, e i parchi, tranne Segesta, sono diretti da architetti. Per non parlare del “caso” Siracusa: l’unico parco nato senza il parere del Consiglio Regionale BBCC. Garrisi conclude auspicando che i parchi non diventino un’occasione sprecata “per colpa di scorrette forme di protagonismo politico”. Non sono sola, ma mi creda, è ben altro ciò che mi darebbe soddisfazione”.

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