Nel 2016 l’ASP rilevava gravissime mancanze… Le inadempienze possono aver avuto un ruolo determinante per l’insorgenza di gravi patologie
La Civetta di Minerva, ottobre 2018
Come aprire il vaso di Pandora. È stato sufficiente un banalissimo controllo, una verifica, una di quelle che si dovrebbero eseguire di routine, per scoprire che alla Eni/Syndial di Priolo il sistema dei controlli medici dei lavoratori ha qualcosa che proprio non va, o forse non andava fino al 2016. Perché ovviamente l’auspicio è che, almeno da allora, le politiche aziendali siano state più attente a un aspetto così centrale, diremmo vitale, dell’attività lavorativa dei dipendenti.
È un sopralluogo effettuato il 6 ottobre 2016 dal Servizio di Medicina del Lavoro dell’Asp (Spresal) di Siracusa presso gli uffici del medico competente della società a rivelare le molte, troppe, anomalie presenti nei controlli sanitari dei lavoratori, controlli periodici, imposti dalla normativa di settore dati i rischi alla salute connessi a specifiche mansioni.
In questo ambito, in particolare per le attività svolte nell’industria petrolchimica, l’azione del legislatore è stata infaticabile e non c’è procedura che non sia chiara: il datore di lavoro ha l’obbligo di effettuare la valutazione del rischio da agenti chimici che deve essere riportata nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR); deve attuare misure specifiche di prevenzione e di protezione; qualora il rischio non sia eliminabile e possa compromettere la salute e la sicurezza dei lavoratori si deve ricorrere ai Dispositivi di Protezione Individuali; e, soprattutto, i lavoratori a rischio devono essere sottoposti a sorveglianza sanitaria. Controlli periodici: prima di iniziare la nuova occupazione, poi secondo i tempi stabiliti dal medico competente (il medico dell’azienda), ma comunque almeno una volta all’anno, e ancora alla cessazione del rapporto di lavoro, quando il medico competente avrà cura di fornire le indicazioni relative alle eventuali prescrizioni mediche da seguire.
Tutto registrato accuratamente nelle individuali cartelle sanitarie che, naturalmente, devono essere comprensibili, da tutti, in specie dal lavoratore stesso.
Questa la teoria ma la realtà, come ben sappiamo, spesso è un’altra.
Acquisiti a campione, nel corso del sopralluogo del 2016, dieci libretti sanitari, relativi a visite mediche tra gli anni 2008-2013, il dirigente medico dell’unità operativa dell’ASP si trova di fronte ad evidenti anomalie, ingiustificabili e inammissibili: “gli esami audiometrici sono privi di refertazione e riportano una sigla in alto a destra dell’allegato che non si comprende se corrisponda a una presa visione dell’esame e/o ad una accettazione diagnostica del risultato; le schede di controllo visivo non risultano né refertate né siglate; non è chiaro se, per gli esami spirometrici, il medico competente condivida o meno la diagnosi strumentale” (quindi evidentemente non risulta alcuna relazione/valutazione); e, last but not least, “gli esiti di questi esami comunque non sono riportati all’interno dei documenti sanitari dei lavoratori”.
Mancanze gravissime quindi, che inducono il dirigente a impartire disposizioni rigorose a tutti i medici competenti operanti nel territorio per ovviare alle irregolarità. Ciò a partire dalla data di emanazione del provvedimento per una procedura che “non potrà avere carattere retroattivo tranne che per una diversa valutazione interna ritenuta utile dalla S.V. (il medico competente, ndr)”.
Il pensiero che, se fossero stati (o fossero) riconosciuti ufficialmente problemi di salute per il lavoratore, la obbligatoria denuncia al servizio sanitario avrebbe inevitabili ricadute, anche di tipo economico, per la società, va da sé e si porta dietro una serie di dubbi, di domande.
Si è verificato se anche presso gli altri stabilimenti Eni a Gela, Porto Marghera, altrove, ci sono state tali irregolarità nella gestione delle cartelle sanitarie?
E si è forse valutato se tra i lavoratori, tra quelli morti di tumore polmonare, e non, o tra chi nel tempo si è ammalato, ci fossero anche quelli la cui cartella sanitaria era incompleta? Se le eventuali inadempienze nel sistema degli accertamenti sanitari possano aver avuto un ruolo determinante nel non adottare per tempo le misure necessarie a bloccare l’insorgere di più gravi patologie?
E poi l’ultima domanda: nel caso in cui una Procura (anche quella di Siracusa per esempio), una delle tante che potrebbero essere informate, avesse, diciamo, la più classica delle notitiae criminis, non dovrebbe forse procedere nei confronti dei responsabili del servizio per valutare le eventuali ipotesi di reato? È accaduto? Accade? Avverrà?

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