“A ciascuno il suo“: l’Agenzia del Demanio dà la concessione e percepisce il canone, Siracusa valuta il progetto e tutela “il valore testimoniale del bene interessato”.
Nella vicenda Arena Maniace abbiamo pagato tutti il prezzo della disattenzione, ma una disattenzione che sarebbe improprio ascrivere alla frenesia della campagna elettorale che ha monopolizzato l’interesse di molti per mesi: le notizie che avrebbero dovuto alzare il livello di guardia erano emerse già da tempo. Il bando dell’Agenzia del Demanio per la concessione d’uso a privati della Piazza d’Armi del Castello Maniace, per un minimo di 6 anni e un massimo di 12, è dell’aprile 2017, ma se ne parlava almeno dal 2016; una gara, basata sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, “per selezionare un progetto socio-culturale (sic!) coerente con il pregio storico-artistico del monumento”, atto a riqualificare, rifunzionalizzare e consentire la libera fruizione dell’area.
Il tempo per contestare, ed eventualmente avversare, l’impostazione generale di questi bandi che partono da una base d’asta che appare risibile per beni di altissimo pregio (5mila euro per il Maniace) – in fondo tracciando una via quasi obbligata per locazioni annue che appaiono decisamente inadeguate a location eccellenti, e pur tuttavia motivate dalla finalità di un equilibrio economico finanziario del piano di investimento e della successiva gestione -, c’era tutto.
Inutile ora lamentare che l’associazione aggiudicataria rappresentata da Marco Zuccarello pagherà un canone mensile di soli 1.250 euro come per un’attività avviata in un luogo qualunque, per un investimento che, così ha detto Zuccarello, sarebbe lievitato, dagli iniziali 206mila euro, prima a 267mila e infine a circa 300mila. La non contestata, anzi plaudita, operazione sul Padiglione Maddalena di Punta del Pero (il cui iter però ha affrontato ben altri marosi) vede un investimento di 173.466 euro e un canone annuo di 13mila euro, per 25 anni! Ma sempre si licet magnis componere parva perché una riflessione sul valore identitario del bene andrebbe fatta; impossibile livellare tutto e, pur di incrementare gli incassi dello Stato, agire con grossolanità.
Ma al di là di queste valutazioni che richiederebbero ben altro approfondimento, per il resto il bando parla chiaro e detta criteri inequivocabili, eccezion fatta per qualche altro passaggio della scheda dedicata al Maniace che sembra non tenere in alcun conto la valenza storico monumentale del sito (sono previste, tra le possibili funzioni, attività di ristoro, spazi commerciali e spazi espositivi, laboratori artigianali, nonché destinazioni terziarie) e che si spiegherebbe solo nell’aver adattato indicazioni generali all’imponente castello fridericiano, quasi per un pigro disastroso copia incolla.
“Le proposte, in fase di progettazione definitiva o esecutiva, saranno oggetto, ai sensi di legge, di valutazione da parte della competente Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio e dell’Amministrazione Comunale, ai fini della verifica di coerenza degli interventi proposti in relazione all’interesse culturale degli immobili e alle previsioni e prescrizioni urbanistiche ed edilizie alle quali gli stessi sono sottoposti”.
In un certo senso quindi, il rispetto dei “caratteri di pregio ambientale e paesaggistico”, più volte ribadito, viene di fatto rimandato agli altri organismi del territorio preposti alla tutela e alla vigilanza, chiamati a valutare elementi prospettici, distanze, valore testimonialedel bene interessato e anche che le proposte progettuali, le attività turistico culturali che si intendono promuovere, siano coerenti con tutto ciò. Ma in più, nella scelta delle tecniche d’intervento, si raccomanda di privilegiare “la meno invasiva, la più reversibile e maggiormente compatibile con i valori storici” eventualmente preferendo “un intervento minimo iniziale che lasci la possibilità di una valutazione progressiva dei benefici, adottando successivamente soluzioni integrative o correttive”. Come questo sia compatibile con concessioni di 12 – 25 anni è un’altra delle ambiguità su cui si sarebbe dovuto discutere al momento opportuno, possibile ora forse su successive assegnazioni dato l’immenso patrimonio pubblico “messo all’asta”.
L’iter è tuttavia chiaro: “Gli elaborati progettuali e le relative relazioni tecnico-illustrative saranno oggetto di valutazione da parte del Comune per gli aspetti della coerenza urbanistica e del rispetto dei parametri edilizi, in relazione agli strumenti di pianificazione vigenti, e da parte delle Amministrazioni competenti in materia di tutela dei beni culturali… affinché l’intervento di valorizzazione proposto possa garantire la massima tutela e salvaguardia degli immobili di pregio adiacenti”.
Da risolvere l’altra amletica domanda: se “nella fase di progettazione architettonica, definitiva e/o esecutiva, successiva all’aggiudicazione, la proposta vincitrice dovrà essere sottoposta all’approvazione degli Enti competenti ecc. ”, sulla scorta di quale progetto l’Agenzia del Demanio ha assegnato la concessione? Solo perché di fronte a una sola proposta? Solo perché, come si rileva, il tempo concesso è stato di 30 giorni sbaragliando di fatto concorrenti non già pronti alla linea di partenza?
Alla domanda rivoltagli da FM Italia sul punto, Marco Zuccarello ha risposto: “Per le persone attente che hanno voglia di lavorare, con il contributo di tanti altri professionisti, anche in un mese si può arrivare all’obiettivo se si è capaci, e io mi reputo una persona capace”.

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